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Calcio e ‘ndrine, quando il calciatore-pusher ‘pentito’ parlava dei patron del Crotone

Stralci delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia sulla presunta gestione ‘occulta’ del Crotone Calcio nei primi anni del 2000.

 

CROTONE – I fratelli Raffaele e Gianni Vrenna festeggiano il Crotone in serie A. Titolari della Mi.Ga. Srl, che gestisce la discarica di Celico in provincia di Cosenza ed aggiudicatari di diversi appalti per lo smaltimento rifiuti e la depurazione anche oltre i confini regionali, i due dirigenti del Crotone Calcio sono più volte finiti sotto i riflettori della magistratura. Nei mesi scorsi il Tribunale di Crotone ha respinto la richiesta di confisca di 800 milioni di euro di beni (tra cui anche il Crotone Calcio) al gruppo V&V che fa capo ai due fratelli crotonesi e la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei loro confronti avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro lo scorso novembre. Le accuse riguardavano il presunto rapporto di continuità tra le attività dei fratelli Vrenna ed alcune cosche del crotonese tra cui il clan Vrenna – Corigliano – Bonaventura. I giudici crotonesi hanno ritenuto i due totalmente estranei alle vicende della criminalità organizzata identificandoli come invece vittime di danneggiamenti ed intimidazioni.
 
 
Pesano ancora però le testimonianze rese sul conto della famiglia Vrenna da alcuni ‘pentiti’. Condannato per narcotraffico, associazione per delinquere di stampo mafioso, bische clandestine ed estorsioni Domenico Bumbaca è un collaboratore di giustizia crotonese che nelle sue dichiarazioni ha parlato spesso dei fratelli Vrenna. Ex calciatore affiliato al clan Vrenna – Corigliano – Bonaventura il quarantaquattrenne che si occupava anche della vendita di cocaina per conto della cosca un anno dopo essersi ‘pentito’, rispondendo al pubblico ministero, ha raccontato della frequentazione con la famiglia Vrenna. I contenuti dei verbali in cui appare il nome dell’ex vicepresidente regionale di Confindustria Raffaele Vrenna e del fratello Gianni sono stati ritenuti dai giudici non rilevanti e la veridicità ad oggi sarebbe ancora da confermare attraverso l’uso di altri elementi probatori sui quali pare abbia indagato la Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro.
 
 
“Allora, – dichiarava nel 2008 il ‘pentito’ Domenico Bumbaca – io ho conosciuto i fratelli Gianni e Raffaele Vrenna, che sono i Presidenti del Crotone calcio attualmente, agli inizi degli anni ’90 in quanto ho giocato anche nella loro squadra di calcio. Ho giocato con loro in interregionale nell’anno ‘94/95 se non vado errato, però già li conoscevo precedentemente in quanto ci siamo scontrati spesso calcisticamente. Io giocavo con il Crotone e loro, all’epoca, si chiamavano Nuova Crotone. La stagione ‘95/96 o ‘94/95, adesso non mi ricordo di preciso, ho fatto l’ultimo anno con il Crotone interregionale, l’anno successivo sono diventato responsabile degli ultras. Pure riguardo al calcio la cosca (Vrenna – Corigliano – Bonaventura ndr) si è mossa, ad esempio, mi ricordo io, negli anni ’90, quando il Crotone militava, non mi ricordo se interregionale o C2, mi diedero il numero del cellulare del Presidente della Vigor Lamezia, che mi ricordo che si chiama Cantafora, per farmelo minacciare per telefono, dicendogli di non presentarsi con un‘ottima squadra, per farlo impaurire che dovevano perdere con il Crotone quella partita la, e infatti poi la partita è stata vinta dal Crotone.
 
 

I RAPPORTI CON I CALCIATORI

Gianni e Raffaele Vrenna hanno sempre specificato che la famiglia Vrenna è la famiglia più potente di Crotone e circondario, si sono sempre vantati – spiega Bumbaca – di questa situazione qua nei confronti dei giocatori. Li rassicuravano dicendogli ‘qua non vi tocca niente nessuno, che la nostra famiglia è la più potente’. Anche se loro, spesso, ci facevano fare dei cori contro i giocatori, quelli che a loro non gli conveniva tenere. Contro i giocatori perché loro dicevano, siccome gli dobbiamo rinnovare il contratto il prossimo anno, perché quando c’è il contratto scritto li dobbiamo pagare per forza, se voi vi istigate contro, tutte queste cose qua, loro hanno paura e se ne vanno. Con noi non si facevano vedere perché non gli conveniva. Se loro dovevano parlare male della loro famiglia mafiosa, con un assessore o con un Sindaco, con chiunque persona parlavano male, però se ne usufruivano di noi”.
 

I SOLDI DEI CONTRATTI

“Questo lo so di certo perché Paglierini, Mirco Paglierini è un ex giocatore del Crotone, era intimo amico mio, io ero agli arresti domiciliari e lui, due – tre volte a settimana veniva a mangiare con sua moglie a casa mia, e una volta mi fece vedere, non mi ricordo se trenta o quaranta mila euro di assegni in nero di Raffaele Vrenna che li avevano firmati che erano fuori contratto, per non fare pagare le tasse, – racconta il collaboratore di giustizia – tutte queste cose qua, e poi lui glieli ha restituiti a fine campionato, lo hanno fatto tribolare un pochettino però poi gli hanno dato i soldi”.
 

I RAPPORTI CON GLI ULTRAS

“Mi ricordo una volta, – si legge nel verbale delle testimonianze rese da Bumbaca – sempre quel periodo la che facevo io il responsabile degli ultras, la squadra andava male e ho organizzato uno sciopero per vedere la partita sulla montagna dietro lo stadio. Era la nostra protesta. Il giorno successivo mi mandarono a chiamare Gianni Vrenna, Raffaele Vrenna, Maurizio D’Alfonso, Roberto Salerno, Santino Borrelli e non mi ricordo se c’era qualcun altro, questi me li ricordo perché erano proprio loro i dirigenti più in vista, e mi portano in sede. Siamo andati sopra e Gianni e Raffaele mi dicevano: com’è, tu fai parte della nostra famiglia, si riferivano alla famiglia mafiosa, e ti metti contro di noi? Com’è? Sputi dove mangi? E io giustamente gli ho detto: Raffè, la ‘ndrangheta è una cosa, il calcio è una cosa, io non è che ti ho fatto la protesta per una cosa tua personale, l’ho fatta perché la squadra va male ed è andata così, se la squadra va ancora male lo rifacciamo di nuovo, non collegare le due cose insieme perchè sono due cose distinte e separate”.
 

VIGILANZA STADI

“Gianni e Raffaele Vrenna con l’azienda Salvaguardia Ambientale prendono un posto, un appalto a Cosenza (la ditta ha gestito anche il depuratore di Coda di Volpe che colletta 23 Comuni tra cui Cosenza, Rende e Castrolibero ndr). Degli amici, – afferma Bumbaca interrogato dal pubblico ministero – delle persone di Cosenza, vengono a Crotone e si rivolgono a Giovanni Mellino, il mio ex suocero che rintraccia me e io parlo con Gianni e Raffaele Vrenna dicendogli che c’erano queste persone di Cosenza che erano disposte a lavorare per la sua azienda a Cosenza così non avevano problemi in futuro. Lui promise che era tutto a posto, che non c’erano problemi, che quando iniziavano i lavori le prendeva a lavorare a queste persone di Cosenza, però non ha mantenuto la promessa. Successivamente gli hanno acceso dei mezzi a Cosenza. Gianni e Raffaele si sono rivolti a Pino Vrenna, Pino Vrenna mi manda a chiamare e mi dice di rivolgermi a Cosenza dalle persone che erano venute precedentemente, un certo Massimino di soprannome “zorro” e di dirgli di lasciare stare i mezzi del cugino che presto i ragazzi che dovevano scendere a lavorare glieli prendeva a lavorare, e poi così è stato, infatti poi alcune persone di Cosenza sono andate a lavorare la, e in più questi di Cosenza, sempre tramite lo “zorro” di Cosenza sono venuti a fare la sorveglianza allo stadio. Facevano anche qua la security quando c’erano le partite di calcio”.