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Pedofilia, stuprate e ricattate. Le bimbe raccontano l’orrore

COSENZA – Costrette ad orgie e rapporti anali per mesi e mesi.

Appuntamento al Metropolis poi dritto verso la zona industriale. La triste vicenda emersa dopo circa un anno di indagini condotte dalla Procura di Cosenza riguarda due ragazzine che adescate in chat sarebbero state intrappolate in un vortice di crudeltà e perversione da parte di un club di ‘magnacci’ del web, un gruppo di uomini che con affinate tecniche affabulatorie le avrebbero indotte a compiere atti sessuali. A volte consumati con il consenzientemente a volte con l’uso della forza. Gli eventi criminosi sarebbero stati perpetrati per circa due anni con una serie innumerevole d’incontri alle quali le due giovani, appartenenti a famiglie della media borghesia, avrebbero partecipato sempre in coppia. Le ragazze, oggi poco più che dodicenni, sarebbero state costrette ad avere rapporti generalmente orali ed anali con i loro adescatori, senza ricevere in cambio del denaro, ma con l’imposizione del silenzio attraverso minacce ed intimidazioni. L’incontro consisteva sistematicamente in un viaggio nella zona industriale o negli anfratti del centro storico cittadino e terminava con il consumarsi di atti sessuali, generalmente in macchina, tra le due ragazzine e due, tre o a volte uno solo degli arrestati. Poi via web si commentavano gli incontri e si pianificavano gli appuntamenti successivi. Oggi nella sala protetta del Tribunale si è concluso l’incidente probatorio con gli interrogatori che hanno permesso di mettere per iscritto le testimonianze delle due vittime. La prima ragazza ascoltata dagli inquirenti avrebbe ricostruito tutta la vicenda narrando i contatti sui social e gli incontri con gli aguzzini del web alla presenza del gip. I primi elementi ad emergere riguardano i mezzi utilizzati per l’adescamento ovvero Facebook e Badoo cui monitoraggio attraverso l’identificazione dell’indirizzo IP avrebbe portato all’arresto di sette persone: il quarantaduenne Antonio Scaglione, imprenditore edile, il quarantunenne Luigi Caruso, commerciante, ammanettato a Genova, dove s’era trasferito da alcune settimane. Ai domiciliari, invece, erano finiti: C.R., 22 anni; N.B., 22 anni; e G.L., 21 anni (uno dei quali falegname) più due giovani non ancora maggiorenni, cui posizioni sono al vaglio della Procura dei minori di Catanzaro. I racconti sono stati confrontati con le prove raccolte nel corso del lunghissimo periodo d’investigazione che ha coinvolto gli inquirenti: tabulati delle utenze telefoniche internet, nelle chat dei social network e nelle memorie dei pc. La denuncia ricordiamo è scattata a seguito dell’intercettazione da parte della sorella maggiore di una delle due vittime di una conversazione su Facebook dal contenuto equivoco. Gli stessi infatti avrebbero proposto alle vittime anche di consumare rapporti in presenza delle proprie mogli, le quali attualmente non risultano nel registro degli indagati. Il Procuratore Dario Granieri quando furono notificati gli arresti il 12 marzo affermò trattarsi “di un protocollo criminale collaudato” e a riferendo sulle intercettazioni virtuali monitorate nel corso delle indagini si spinse nel dichiarare che i contenuti delle conversazioni erano fatti “di frasi sconcertanti che riferivano desideri, fantasie e commenti spiazzanti anche per un uomo in età adulta”.