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Decesso Cinnante: sarà l’esame autoptico a dire la verità

COSENZA – Quando la verità viene da un corpo. Morto. Saranno i risultati dell’autopsia, disposta dalla Procura di Cosenza,

ed eseguita dall’anatomopatologo Pietrantonio Ricci, a stabilire se nel decesso di Carmine Cinnante, l’imprenditore silano 46enne, deceduto per un infarto, c’è la precisa responsabilità sanitaria del medico di guardia, a cui l’uomo e sua moglie si erano rivolti, per quel fastidioso dolore al petto, con interessamento del braccio sinistro. Il medico, E. L., ora iscritto nel registro degli indagati (è un atto dovuto, ndr) dopo aver visitato il paziente e non aver riscontrato nulla di anomalo o allarmante, l’aveva rispedito a casa. Quella stessa casa in cui ha trovato la morte, stroncato da un infarto. Subito dopo il decesso, la moglie dell’imprenditore, attraverso il suo legale di fiducia, l’avvocato Rossana Cribari, ha presentato una denuncia dai carabinieri, ritenendo responsabile del decesso di suo marito, il medico e quella sua condotta poco attenta. La moglie di Cinnante, distrutta dal dolore, ancora oggi non riesce a rassegnarsi. Non riesce a darsi pace. Vuole la verità, vuole giustizia. Dal canto suo, il medico, in servizio presso il punto di soccorso del servizio nazionale sanitario di Camigliatello, assistito dall’avvocato Roberto Le Pera, non ci sta a passare per irresponsabile e attraverso l’assitenza di un anatomopatologo di pare, Arcangelo Fonti, è sicuro di poter dimostrare l’estraneità dalle accuse. Già le accuse. Nero su bianco sono sintetizzati i fatti. 

LA RICOSTRUZIONE – Sabato scorso, in base al racconto fornito dalla moglie, Carmine Cinnante ha avvertito un forte dolore al petto, con interessamento del braccio sinistro. Il dolore fino ad un certo punto era stato sopportabile, ma alle 17, l’imprenditore e sua moglie, decisero di recarsi alla guardia medica, per un controllo. Il medico, dopo aver ascoltato il paziente sui suoi sintomi, l’aveva visitato e gli aveva misurato anche la pressione arteriosa, senza, però, prescrivergli alcun medicinale, considerando che l’imprenditore già assumeva antibiotici ed antidolorifici.

LA VISITA – Sempre a detta della moglie dell’imprenditore, terminato il consulto medico, E. L., aveva rassicurato la coppia, rispedendo il paziente a casa.

IL MALORE – Nemmeno il tempo di rimettere piede nell’appartamento che, quel dolore al petto, era diventato insopportabile, impedendo all’uomo perfino di respirare. La moglie, nonostante lo stato di tensione a l’apprensione per le condizioni del marito, aveva preso il telefono ed allertato la sala operativa del 118 di Cosenza, che, a sua volta, aveva smistato la segnalazione di sos, sia alla Pet (Postazione di emergenza territoriale, ndr) di San Giovanni in Fiore che allo stesso medico di guardia, in servizio, come detto a Camigliatello Silano. Quello stesso che aveva visitato il paziente all’incirca un paio d’ore prima.

L’EPILOGO TRISTE – All’arrivo del personale medico, paramedico ed infermieristico, per Carmine Cinnante, non c’era più nulla da fare. Il suo cuore aveva smesso di battere e a nulla, erano servite tutte le stimolazioni rianimatorie tentate dai medici del 118. La reazione della donna al decesso del marito, s’era materializzata non solo con un pianto a dirotto e un urlo di rabbia, ma anche con invettive nei confronti di quel medico che, a suo dire, aveva fatto morire sui marito.

I DUBBI – Smaltita la rabbia, la moglie di Carmine Cinnante, dopo un consulto con il suo avvocato di fiducia, s’era presentata ai carabinieri per presentare denuncia. Ora in base alla denuncia presentata dalla donna e ai fatti esposti dal medico, la Procura si è ritrovata a dover fare i conti con due verità, o meglio con due versioni opposte. Secondo quella della donna, i valori della pressione arteriosa di suo marito, registrati dal medico erano elevati, di diverso avviso il medico, che, secondo la moglie dell’imprenditore, non avrebbe annotato nulla, nè sul registro nè su altri fogli, sia in termini di diagnosi che come appunti di anamnesi del paziente. L’AUTOPSIA – In assenza di documenti certi e di annotazioni mediche e diagnostiche, il sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Bruno Tridico, titolare dell’inchiesta, ha disposto l’esame autoptico, eseguito, come detto dal medico legale Pietrantonio Ricci, nominato come consulente d’accusa, cui ha preso parte anche l’anatomopatologo Arcangelo Fonti, come perito di difesa. Saranno dunque i risultati dell’autopsia a “inchiodare” o “scagionare” il medico di guardia.