Omicidio Rossano: si indaga sul serial killer delle squillo

COSENZA – La firma del serial killer. Potrebbe essere uno spietato “cacciatore” di prede, l’autore dell’orrendo omicidio della ragazza

senza nome, rinvenuta cadavere sul greto del torrente “Colognati”. La ragazza, corporatura esile e di carnagione chiara, era avvolta in un sacco e mostrava i segni dello stato di decomposizione, un particolare anatomico che ha permesso agli inquirenti di ipotizzare che la morte della ragazza risale almeno a due settimane fa. Il suo ritrovamento, come si ricorderà, è stato reso possibile da una telefonata anonima giunta alla sala operativa del 112. I carabinieri del Comando provinciale, coordinati dal colonnello Francesco Ferace, in base agli indizi finora raccolti, hanno stabilito che, innanzitutto, la vittima non è stata assassinata sul greto del fiume, nè nelle immediate vicinanze del punto esatto del suo ritrovamento, poi, elemento da non sottovalutare, come ipotizzano gli inquirenti, spinge in una direzione ben precisa: quella del sottobosco della prostituzione. Ma c’è dell’altro. E cioè quella lunga scia di ferite sul corpo, inferte con un fendente, con violenza. Quasi a voler sfigurare il corpo e il viso della ragazza. Sull’argomento, abbiamo ascoltato il parere di Arcangelo Badolati, caposervizi della Gazzetta del Sud. Secondo il giornalista e autore di numerosi libri, dietro questo omicidio ci sono sinistre analogie, con altri episodi. La donna trovata l’altra sera cadavere avvolta in un telo di plastica alla periferia di Rossano è la seconda vittima lasciata a marcire a due passi da un fiume. Il corpo di un’altra donna, il 16 dicembre del 2010, venne scoperto sull’arenile di Sibari alla foce del fiume “Stombi”. Era una straniera che affiorava appena dalla sabbia sotto cui era stata sepolta. Una donna giovane, non ancora trentenne, seminuda e con un’ampia ferita al cranio provocata da un corpo contundente. Era rimasta con gli slip e un pezzo di reggiseno e presentava dei tagli sul resto del corpo. Qualcuno l’aveva assassinata almeno dieci giorni prima. Ma in un luogo diverso. La vittima, di origine romena, risiedeva in un paesino del Rossanese e, quindi, era stata ammazzata forse durante un tentativo di amplesso eppoi trasportata fino al luogo della improvvisata sepoltura. La sua morte è rimasta un mistero insoluto. Un “giallo” adesso destinato a essere rivisitato. La donna ritrovata martedì sera sul greto del torrente “Colognati” ha infatti meno di trent’anni e, come quella rinvenuta alla foce dello “Stombi”, è stata ammazzata in un posto diverso e con un colpo al cranio sferrato brandendo un oggetto contundente. Non solo: come la precedente vittima presenta ferite da arma da taglio lungo il corpo, ha il medesimo colore di capelli e viveva presumibilmente nella stessa area geografica della romena uccisa tre anni fa. E come lei è stata abbandonata seminuda. È presto per dire che si tratti di due delitti compiuti dalla stessa feroce mano anche se troppi particolari appaiono sovrapponibili. Le due vittime hanno poi in comune, oltre alla morte violenta, un’altra cosa: nessuno ne ha denunciato la scomparsa. Sebbene fossero sparite da più giorni non è mai giunta, infatti, alle forze di polizia alcuna segnalazione che ne indicasse l’assenza sospetta. La loro storia ricorda quella di un’altra ragazza straniera, rimasta senza nome, trovata cadavere nell’aprile del 1999 a breve distanza da un fiumiciattolo, a Belvedere Marittimo. Pure lei era stata colpita alla testa e lasciata seminuda. Pure di lei nessuno aveva segnalato la scomparsa. Le similitudini appaiono inquietanti.