Scacco matto all’Antistato: quattro arresti

COSENZA – Il businnes del caro estinto. La recrudescenza criminale non si ferma davanti a niente.

Pur di riempire la “bacinella” dei clan, i signori delle cosche non si fermano davanti a niente e nessuno. Nemmeno davanti alla crisi economica che strozza gli imprenditori o li costringe a chiudere le saracinesche. padrini, uomini d’onore e picciotti, nelle loro regole, non prevedono sconti a nessuno. L’ultima loro mossa è stata quella di chiedere l’estorsione ai proprietari di due agenzie di pompe funebri, tenuti sotto “scacco” da febbraio ad aprile. Per fortuna i signori della mazzetta sono stati arrestati e lo Stato ha fatto scacco matto ai clan. L’arresto di Enzo Pianello, Francesco Bevacqua, Carmine Conforti e Marco Capalbo, è frutto, non solo di un’articolata indagine investigativa dei carabinieri della Compagnia di Rende, diretti dal capitano Luigi Miele e dai detective dell’Arma del comando provinciale, coordinati dal colonnello Francesco Ferace, sotto la direzione della Dda di Catanzaro, ma anche del coraggio di un imprenditore che ha rotto il muro di omertà e silenzio, denunciando i suoi estorsori. Il viaggio all’inferno dell’imprenditore inizia, come detto, a febbraio, quando i quattro, “bussano” a soldi. Soldi, in cambio di protezione e tranquillità. La tranquillità che l’agenzia non sarebbe stata “toccata” da proiettili o molotov. Le richieste dei quattro, per conto dei clan, sono “pesanti”, oscillano tra i 5 e i 10 euro. Ma il tariffario delle cosche non ha prezzi fissi. Il costo della tranquillità aumenta. Gli imprenditori non ce la fanno a “rispettare” i patti e le scadenze e iniziano le minacce e gli avvertimenti. Poi le denunce. Nelle agenzie funebri, vengono installate telecamere a circuito chiuso, che riprendono gli esattori delle “tasse” dell’Antistato. Ogni singolo incontro, viene filmato, ogni fotogramma viene monitorato, ogni transazione di denaro viene documentata. E ieri, all’ennesima bussata, i quattro esattori vengono presi con le mani nel sacco mentre sono pronti ad intascare la rata mensile. Per i quattro scattano le manette, con l’accusa di estorsione, aggravata dal metodo mafioso.