‘Ndrangheta, sostiene di soffrire di claustrofobia: Maurizio Rango resta in carcere

Per la difesa le condizioni del presunto boss della ‘ndrangheta cosentina sarebbero incompatibili con il regime carcerario. Il no del tribunale del riesame di Catanzaro dopo numerose perizie.
 
CATANZARO – Non ha avuto successo il tentativo del presunto boss della ‘ndrangheta cosentina Maurizio Rango, di 38 anni, detenuto al regime del 41 bis. I giudici del tribunale del riesame di Catanzaro hanno rigettato l’istanza di scarcerazione per motivi di salute presentata dal difensore di Rango, l’avvocato Antonio Sanvito. La decisione dei giudici del riesame è giunta dopo diverse udienze durante le quali accusa e difesa si sono confrontate a colpi di perizie mediche. Secondo la difesa, le condizioni di Rango sarebbero incompatibili con il regime carcerario l’uomo sarebbe affetto da una grave forma di claustrofobia che gli provocherebbe continue crisi d’ansia, tanto da rendere necessaria l’apertura della porta della sua cella. Per questo l’avvocato Sanvito aveva chiesto che il suo assistito fosse trasferito in una struttura sanitaria. Di parere opposto la Dda di Catanzaro, rappresentata dal Pm Pierpaolo Bruni.
 

L’uomo sarebbe al vertice della cosca emergente Rango-Abbruzzese

Oggi la decisione dei giudici, che hanno confermato la custodia in regime di 41 bis per Maurizio Rango. L’uomo, secondo gli inquirenti, sarebbe al vertice della cosca emergente Rango-Abbruzzese nata dall’alleanza con la criminalità organizzata nomade. Il nuovo clan in poco tempo sarebbe riuscito, secondo la Dda di Catanzaro, a controllare nel territorio di Cosenza la gran parte dei traffici illeciti. Per Maurizio Rango, imputato per i reati di associazione a delinquere, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti ed omicidio (relativo alla scomparsa di Luca Bruni), è stata chiesta la condanna all’ergastolo.