Il PD cosentino, Briatore, Benigni e ‘Non ci resta che piangere 2’

Pausa di riflessione nella città dei bruzi per il Partito Democratico. Presta, Renzi e Briatore non hanno portato entusiasmo. Forse è arrivato il momento di giocarsi la carta del premio Oscar toscano.
 
COSENZA – In questi giorni il PD calabro-cosentino sta ragionando, e questa non è una notizia da sottovalutare. Vuole capire se tutte le mosse fatte finora in vista delle prossime elezioni amministrative, potranno portare dei risultati soddisfacenti oppure no. Le riflessioni nascono soprattutto dal clima che si respira nella città di Cosenza intorno al partito. La presenza (blindata) di Matteo Renzi in città, infatti, ha fatto comprendere alle migliori menti dell’Alleanza Civica che c’è qualcosa che non va. Troppa freddezza e distacco intorno al premier accolto dal candidato sindaco Lucio Presta e da tutta la coalizione presente in prima fila ad ascoltare i suoi discorsi. Cosenza non risponde e la preoccupazione che si stia rischiando di andare incontro ad una nuova debacle è forte.
 
Non sembra bastare il carisma del manager dei vip che su Instagram chiacchiera con Flavio Briatore dei problemi, o presunti tali, della città. Così come non sembra bastare l’accordo politico fatto con personalità del calibro di Ennio Morrone, Giacomo Mancini junior e quasi Antonio e Pino Gentile. Personalità che, sì, possono contare (sulla carta) su un nutrito numero di consensi fidelizzati, ma al tempo stesso, nell’era dei social che hanno il potere di portarti alle stelle e ucciderti in un sol colpo svelando in maniera immediata più di quello che la carta stampata è mai riuscita a fare, appaiono troppo distanti da una realtà che cambia rapidamente e non è più quella di dieci-venti anni fa. Morrone, Adamo, Gentile e Mancini non vivono la città che dicono di difendere e non parlano con i cosentini onesti, non li capiscono. Hanno paura di esporsi eccessivamente. Per loro parlare poco ha sempre funzionato. Stavolta, però, sembra che il meccanismo perfetto a cui si sono sempre affidati si stia inceppando.
 
Non è piaciuto alla maggior parte della gente il modo con cui si è arrivati alla caduta dell’ex sindaco Mario Occhiuto e alla scelta di Presta come candidato del Partito della Nazione bruzio. Non è piaciuto ai fedelissimi del Pd, anche se le coalizioni allargate ormai non sconvolgono più nessuno, l’accordo (o il tentativo selvaggio e ripetuto di chiuderne uno) con personaggi come Morrone, Gentile e Mancini. E poi c’è Enzo Paolini, che nonostante le pressioni, proprio non ne vuole sapere di mettersi ancora dalla loro parte. Vuole correre da solo perché si sente tradito da chi gli aveva promesso le primarie. E i suoi voti, si sa, sono pericolosi.
 
E allora che fare per risollevarsi e riacquistare un po’ di fiducia nel popolo? Affidarsi ai discorsi programmatici di Ernesto Magorno? Di Enza Bruno Bossio? Di Stefania Covello? Di Mario Oliverio? Di Flavio Briatore? Difficile che tutto ciò possa convincere i nostalgici di (centro)sinistra a smetterla di farsi venire troppi dubbi. Serve qualcosa di più incisivo, un colpo di scena sensazionale che riesca a sparigliare le carte in tavola. Una trovata spettacolare in grado di far crollare il ‘mito’ di Occhiuto.
 
Magari, si potrebbe pensare di portare in città Roberto Benigni (personaggio di punta della scuderia di Presta) per girare il suo prossimo film, proponendogli una sceneggiatura surreale, comica e apparentemente di sinistra. Potrebbe trattarsi, ad esempio, di una pellicola in costume, con l’attore toscano piombato dal futuro in una Cosenza medievale, a pochi giorni dalla morte di Alarico. Benigni inizierebbe una rincorsa contro il tempo per salvare la vita al re dei visigoti in modo da cambiare la storia e costruire una leggenda diversa. Il film, con lieto fine, sarebbe il sequel (perché i sequel, almeno in fatto di incassi, in Italia funzionano) di quello girato negli anni ottanta insieme al compianto Massimo Troisi. Titolo: ‘Non ci resta che piangere 2’. È solo una piccola idea, ma ragionarci su non sarebbe male.