Sanità privata: i dati allarmanti della Fp-Cgil

COSENZA – Un quadro clinico allarmante: battito cardiaco “lavorativo” irregolare, respiro “economico” affannoso, riflessi “occupazionali”

inesistenti, pressione arteriosa preoccupante. E’ questo il bollettino medico che certifica lo stato di salute del sistema sanitario cosentino, sia nel settore pubblico che nel comparto privato. Ad emettere il bollettino medico e a ricoverare in prognosi riservata il paziente “Sanità”, c’hanno pensato i vertici della Fp-Cgil. Franca Sciolino, segretario generale della Funzione Pubblica del sindacato e Eugenio Filice, responsabile per la stessa sigla sindacale della sanità provata, interrogano Regione e Asp, con un quesito: le strutture si pagano tutte allo stesso modo o si fanno discriminazioni? Come mai se Regione e Asp dicono di essere a posto facendo affluire nelle casse delle cliniche i soldi delle rette mensili la maggior parte delle case di cura ha una massa di debiti enorme nei confronti dei dipendenti che nonostante tutto continuano a garantire i servizi? Più che un lavoro per loro è diventata una missione. Il tempo passa, ma la situazione non migliora. Anzi, peggiora. Perchè non si individua una strada per agevolare il pagamento diretto degli stipendi ai dipendenti delle varie strutture bypassando le cliniche?. Una vecchia proposta avanzata dalla Cgil e dalle altre sigle di categoria ma che finora non è stata accolta.

I DATI ALLARMANTI – Nel frattempo un vero e proprio bollettino di guerra fatto di stipendi non pagati e contratti non rispettati caratterizza la sanità privata. Le cliniche incassano i soldi da Regione e Asp, stando alle notizie che arrivano dall’amministrazione Scopelliti e dagli uffici di viale Alimena. Ma ai lavoratori continuano ad arrivare solo briciole. I dati diffusi dalla Cgil non ammettono repliche. Dodici mesi di arretrato a Villa Santo Stefano, Villa Silvia e Villa Torano: tutte e tre fanno parte del gruppo “Vivere insieme”. Qualche dipendente ha ricevuto acconti, niente di straordinario. A Villa Verde gli stipendi non pagati sono undici; il nuovo amministratore ha promesso un mese e mezzo subito e altri tre entro il 10 maggio. Ma a Pasqua non è arrivato un centesimo. La Madonnina: sei mesi a cavallo del 2011 e del 2012, poi altri due del 2013 a cui sta per aggiungersi marzo. Prima di Pasqua ogni dipendente ha ricevuto 400 euro. Critica la situazione a Madonna della Catena: i lavoratori hanno riscosso due dodicesimi della tredicesima e il cinquanta per cento di gennaio, per un totale di quasi uno stipendio sui dieci vantati. Alla struttura di Laurignano però si parla di un taglio di 50 dipendenti, a breve ci sarà un incontro con il governatore Scopelliti. Alla Quiete di Castiglione Cosentino il personale aspetta cinque mesi di stipendio, due sono stati pagati di recente, dunque il ritardo era di sette mensilità. Pure a Villa degli Oleandri sette mesi di arretrato: giorno 8 in Prefettura si discute del un piano di rientro. I dipendenti nel frattempo hanno optato per i decreti accertativi rivolgendosi all’ispettorato del lavoro. Lunedì in Prefettura si affronterà pure il caso Santa Chiara di San Giovanni in Fiore (cinque mensilità più tredicesima). Misasi-San Bartolo: non pagati cinque stipendi più la tredicesima. Prima di Pasqua è stato saldato il cinquanta per cento di una mensilità. Il personale accredita pure arretrati contrattuali dal 2010. Il quadro è preoccupante. La situazione generale è grave, i lavoratori sono sull’orlo di una crisi di nervi e peggio ancora a pochi metri dal precipizio. Occorre fare qualcosa, prima che sia troppo tardi.