Emergenza bonifiche nell’area urbana e nella provincia di Cosenza

A Paola non ci sono impianti industriali, ma è la cittadina con la più alta concentrazione di tumori d’Italia.

 

COSENZA – L’europarlamentare Piernicola Pedicini in visita a Rende denuncia: ”Le zone più povere e corrotte d’Europa sono quelle deputate ad accogliere rifiuti di ogni genere”. Nel corso dell’incontro pubblico dal titolo “Le normative europee che la Calabria non rispetta” tenutosi ieri al Museo del Presente è stata resa nota la situazione delle mancate bonifiche e i rischi ambientali nella città e nella provincia di Cosenza. Il dibattito al quale hanno partecipato tutte le associazioni ambientaliste del territorio dal Comitato Ambientale Presilano all’associazione Crocevia si è concentrato sulle emergenze del territorio e sulle azioni da intraprendere a tutela della salute pubblica. Pedicini portavoce del Movimento Cinque Stelle al Parlamento Europeo ha spiegato come l’Europa si stia concentrando nel ridurre i finanziamenti a favore delle multinazionali del petrolio e il volume dei rifiuti da conferire in discarica.

 

PETROLIO E DISCARICHE A COSENZA

Temi che coinvolgono anche la provincia di Cosenza dove le trivellazioni nella sibaritide e la mancata bonifica di numerose discariche preoccupano sempre più la cittadinanza. Il caso di Celico secondo l’europarlamentare cosentina Laura Ferrara è emblematico della situazione in Calabria. In deroga alla normativa vigente infatti in Calabria è stato autorizzato (prima da Scopelliti e ora da Oliverio) il conferimento di rifiuti tal quale non trattati nelle discariche private. “Così facendo – ha spiegato l’eurodeputata del Movimento Cinque Stelle – si ignora la legge, ma si va incontro a sanzioni da parte della comunità europea. Sanzioni che saranno pagate con i soldi dei cittadini . Il danno e la beffa. Sono ora in corso delle indagini sul sistema di depurazione cosentino. Le trivellazioni nello Jonio così come l’elettrodotto di Montalto Uffugo sono partiti senza alcun tipo di consultazione dei residenti. Bisogna fare ricorsi e petizioni per restituire il potere ai cittadini”. Intanto il presidente Palummo dell’associazione Crocevia ha indetto una giornata di mobilitazione per chiedere la bonifica dell’area su cui insiste l’ex Legnochimica. A partire dalle 17.00 del 29 Febbraio davanti al Comune di Rende i cittadini si raduneranno per protestare chiedendo le dimissioni del sindaco Marcello Manna qualora non dovesse provvedere a portare avanti azioni mirate alla messa in sicurezza di contrada Lecco.

 

IL CRATI E I TUMORI NEL PAOLANO

Il consigliere comunale rendese del Movimento Cinque Stelle Domenico Miceli ha denunciato che i dati sul Consorzio Valle Crati che si è aggiudicato un appalto da 35 milioni di euro per ammodernare il sistema di depurazione cosentino sono estremamente difficili da reperire. Una questione su cui bisognerà fare chiarezza soprattuto alla luce delle analisi condotte sulle acque del Crati dove è stata riscontrata un’elevata concentrazione di antiparassitari dieci volte superiore ai valori consentiti dalla normativa vigente. Una contaminazione cui cause andranno chiarite e che si somma alle criticità dei torrenti Surdo ed Emoli a Rende. Durante l’incontro una cittadina paolana Antonella Politano ha preso la parola raccontando la drammatica vicenda della propria famiglia. La donna ultima di sei figli è l’unica superstite di una strage che a Paola ha decimato circa duecento vite. Politano abitava a fianco alla centrale di alimentazione della rete telefonica di Stato a Paola. La prima a morire fu sua madre, dopo sei mesi morì la prima sorella, poi sua zia, poi suo padre, poi tutti gli altri figli. Solo lei sopravvive ed oggi porta avanti la propria battaglia contro una fabbrica finanziata con fondi pubblici e smantellata di notte in fretta e furia. La donna lancia un appello a tutti i cittadini affinché denuncino perché afferma ”non è possibile che Paola non abbia industrie, ma paghi lo scotto di avere il più alto tasso di concentrazione di patologie oncologiche d’Italia”.

 

LE EMERGENZE DELL’AREA URBANA

Le associazioni ambientaliste presenti (Crocevia, Lipu, Comitato Ambientale Presilano, No Megadiscarica Castrolibero, Osservatorio sulla Città, Comitato Villaggio Europa) hanno sintetizzato le maggiori criticità dell’area urbana dalla Legnochimica al depuratore di contrada Coda di Volpe. “La costruzione di discariche – ha affermato Francesco Turco è uno spreco di risorse pubbliche, perchè una volta riempita una buca, dal costo di milioni di euro, se ne dovrà trovare un’altra da riempire”. I siti più pericolosi da bonificare sarebbero: Legnochimica in contrada Lecco, l’ex discarica di Rende a Sant’Agostino, l’ex discarica di Castrolibero Destre Spizzirri, l’ex inceneritore di Rende in contrada Coda di Volpe. Quest’ultimo come spiega Turco “era nato per risolvere il problema dello smaltimento rifiuti nell’area urbana (Cosenza-Castrolibero-Rende), ma si è poi scoperto che l’impianto aveva avvelenato il territorio circostante e venne chiuso dall’autorità giudiziaria. Adesso rimane il problema della bonifica del sito che la Regione aveva già inserito nel Piano Regionale dei Rifiuti del 2007 come uno dei siti più inquinati e pericolosi della Calabria.

 

La discarica abbandonata di Sant’Agostino è quella che in città spicca di più per grandezza che ha raccolto i rifiuti indifferenziati della nostra città per decenni senza che sia mai stata messa a norma. E’ un burrone riempito di rifiuti di ogni genere senza alcun sistema di protezione per evitare l’inquinamento della falda acquifera sottostante. Successivamente, adiacente alla discarica ne fù aperta un’altra, ma con il manto di impermeabilizzazione e la canalizzazione delle acque, opere queste, che sono state parzialmente distrutte nel momento dei lavori per la costruzione della strada che doveva essere di servizio alla discarica di Castrolibero. Ad oggi il sito non è stato bonificato e tanto meno messo in sicurezza, tant’e che possiamo vedere greggi di capre che entrano nel perimetro della discarica e brucano tranquillamente l’erba alla diossina, la cui carne e latte finisce poi sulle nostre tavole. Inoltre il percolato, il liquido inquinante delle discariche, sta causando danni gravissimi, vista anche la presenza di pozzi a scopo agricolo nella zona. Vogliamo ricordare che nel Piano Regionale Rifiuti del 2007 il sito di S. Agostino non compare fra i siti da bonificare e dire che in quell’epoca c’era l’ex assessore regionale all’ambiente Diego Tommasi, di Rende.

 

DISCARICA IN COSTRUZIONE NEL CUORE DELL’AREA URBANA

“Purtroppo -amministratori miopi, avvezzi ai finanziamenti ma non all’ecosotenibilità – continua Turco – hanno avviato una megadiscarica di quasi un milione di metri cubi nel cuore dell’area urbana Cosenza/Castrolibero/Rende, proprio sul confine tra Castrolibero e Rende. Si tratta di un sito circondato da quartieri residenziali (Marchesato, c.da Ortomatera, c.da S. Agostino, c.da Difesa). Il progetto è denominato “Cittadella energetica”, ma in realtà nasconde una mega-discarica. La cosa più grave consiste nel fatto che la strada passa proprio sopra la vecchia discarica di Rende. Lascio immaginare i pericoli, oltre che ambientali, di staticità dell’opera pubblica. Attualmente i lavori della strada e della discarica sono stati bloccati dal Nucleo VIA della Regione Calabria, per gravi irregolarità. Inoltre, il progetto è passato attraverso decine di strane varianti e rimodulazioni e, per ultimo, era stato nominato Giambattista Papello per presentare delle modifiche alla discarica, purtroppo l’ingegner Papello, nominato dall’ex amministrazione Greco di Castrolibero, è attualmente indagato per reati ambientali. 

 

Attualmente, l’amministrazione comunale di Castrolibero sta facendo pressione a livello regionale, affinchè si sblocchino i finanziamenti per questo scellerato progetto, senza tener conto delle illegalità compiute, dei reati ambientali che sono stati commessi e dei rischi per la salute umana. Per salvare le falde acquifere ed evitare ulteriori danni ambientali nell’Area Urbana, bisognerebbe bonificare i siti menzionati. Ci rendiamo conto che occorrono notevoli risorse, ma nel frattempo, almeno, bisognerebbe mettere in sicurezza le aree, attraverso il ripristino di una recinzione e la piantumazione di alberi per attenuare il degrado ambientale dei siti. Ricordiamo che gli impianti di rifiuti e le discariche, quando indispensabili, andrebbero costruiti almeno a tre chilometri dalle abitazioni. Infatti, da uno studio commissionato da CNR e OMS (Organizzazione Mondiale della Sanita’), risulta che abitare nel raggio di tre chilometri dalle discariche espone a un rischio aumentato di mortalità generale e per tumore al fegato, polmone, stomaco e malformazioni congenite del sistema nervoso e dell’apparato urogenitale”.