Il mio articolo più brutto: ciao Alessandro

COSENZA – Un grande vuoto. E’ questa la sensazione, terribile con cui, da diverse ore, mi trovo a fare i conti.

Mentre scrivo, mi voglio augurare che la telefonata che ho ricevuto dai carabinieri, così come quei tanti messaggi di saluto che stanno comparendo sulle bacheche di Fb, sia solo frutto di un brutto sogno. Voglio credere di potermi svegliare e tra qualche ora rendermi conto che non è successo niente. Ma, purtroppo, so che non è così.

Alessandro non c’è più, ha deciso di lasciare la sua vita, il suo lavoro, i suoi affetti, le sue speranze, i suoi sogni, il suo talento, per sempre. Ha deciso di farlo, nel modo peggiore, uccidendosi. Seppur faccio il giornalista da tantissimi anni e da sempre mi piace rincorrere le notizie e scriverle più in fretta possibile, per quella smania di noi giornalisti a dare il buco alla concorrenza, di questa ne avrei voluto fare a meno. Alessandro Bozzo, l’amico che tutti vorrebbero avere al fianco, il collega da cui tutti vorrebbero apprendere i piccoli e grandi segreti del mestiere, non c’è più. Ed io mi sento un grande vuoto dentro. Sì, perchè, se abbiamo scelto di fare i giornalisti per raccontare, nel bene e nel male, la vita, così come la morte, non ci si abitua mai a fare i conti con un articolo di cronaca che ti riguarda. Non riesco a trovare le parole adatte per scrivere il tuo coccodrillo e anche se mi sento nelle orecchie il ricordo delle tue parole: “Cazzo Carminù, ti voglio più cattivo”, in questo preciso momento non sono in grado di esserlo e spero che di questo mi perdonerai. Dal 2006 al giorno del mio arrivederci da Calabria Ora, di cose ne abbiamo fatto tante. Di soddisfazioni ce ne siamo prese e con i tuoi suggerimenti me ne hai fatto prendere. I tuoi suggerimenti li ho fatti miei e ti ringrazierò sempre di avermeli regalati, così come m’hai regalato tutte quelle storie sugli Indiani d’America. Non avrei mai e poi mai pensato che un giorno, mi sarei trovato costretto a dover scrivere su di te. Scrivere l’articolo peggiore. I pensieri in testa sono tanti, così come le parole che vorrei utilizzare, ma mi rendo conto che le mie dita quasi si rifiutano di saltellare sulla tastiera. Alessandro, sei stato un grande cronista. Coraggioso, ricco di passioni. Un uomo d’animo buono, rispettoso della dignità degli altri, un ragazzo d’altri tempi, un ottimo padre di famiglia, un marito affettuoso e premuroso, sempre scevro dai deliri. Un amico sincero e discreto. Un uomo orgoglioso. E’ stato un onore… percorrere un lungo tratto di strada e di carriera insieme a te. Ciao Ale, riposa in pace. E perdonami se, in qualche modo, non ho saputo aiutarti.