ASCOLTA RLB LIVE
Search
hAMIL

Hamil Medhi si difende: “Ma quale Isis, odio il terrorismo”

Il marocchino, arrestato lo scorso 25 gennaio con l’accusa di auto-addestramento ai fini di terrorismo internazionale, è stato interrogato oggi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, Salvatore Carpino. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare.

 

COSENZA – Continua a professarsi innocente Hamil Medhi, il marocchino di 25 anni arrestato lo scorso 25 gennaio a Luzzi con l’accusa di auto-addestramento ai fini di terrorismo internazionale. Oggi il ragazzo è stato ascoltato nel corso dell’interrogatorio di garanzia cui è stato sottoposto, per rogatoria, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, Salvatore Carpino. “Non ho mai pensato di far parte dell’Isis perché sono un musulmano moderato e non mi piace il terrorismo. Non sono entrato in nessun sito – ha affermato Medhi – ho solo visionato dei video su youtube per pura curiosità. Consultando Youtube – ha aggiunto il marocchino – appaiono molte immagini relative ai conflitti in corso ed io mi sono soffermato a guardarli. Ma voglio ribadire che la mia era solo curiosità”.

 

Sul suo viaggio in Turchia, Hamil Medhi ha dichiarato di essere partito “per pregare nella più moschea blu. Ma sono andato proprio in Turchia perché quella era la più vicina ed accessibile dal punto di vista economico”. “Gli unici contatti telefonici – ha aggiunto il ragazzo – sono quelli con mio cugino in Belgio perché cercavo di andare in quel Paese per trovare lavoro. Poi mio cugino mi ha detto che la situazione lavorativa era come quella dell’Italia ed a quel punto sono rimasto con la mia famiglia”. L’interrogatorio di Hamil Medhi, svoltosi a Cosenza, è durato poco più di venti minuti.

 

Nel corso dell’interrogatorio Hamil Medhi è stato assistito dal suo difensore, l’avvocato Francesco Porto, che al termine dell’interrogatorio ha chiesto la revoca della misura cautelare. Il legale ha chiesto anche che vengano sbloccati i colloqui del suo assistito con i familiari. “Ho chiesto la revoca della misura cautelare – ha detto l’avvocato Porto – e lo sblocco dei colloqui con i familiari. Ma quello che tenevo a precisare è che la normativa applicata nei confronti del mio assistito è molto pericolosa. Sono norme che limitano la libertà di culto e che vanno a punire non un reato ma l’intenzione di una persona. Somigliano alle leggi naziste contro i gay, quando un atteggiamento più effimero per essere arrestati”.