Cade dalla bici e resta paralizzato

COSENZA – Quando la vita decide di farti lo sgambetto. E’ una triste metafora, per raccontare la

brutta disavventura di Alfonso Reda, noto fisiatra cosentino, in servizio presso l’Azieda sanitaria provinciale, caduto lo scorso 10 luglio del 2012, mentre in sella alla sua sua biciclatta da corsa, stava pedalando sulla strada per Donnici, rimasto, per via di quella caduta, paralizzato su una sedia a rotelle. La vita del professionista, di colpo è cambiata, costringendolo a vivere con tutto il corpo immobile, con la semplice mobilità di un braccio. Quel giorno, quel tragico giorno, come detto il 10 luglio dello scorso anno, il medico, appassionato dell’aria aperta, amante delle pedalate su due ruote e dgli sport in genere, stava percorrendo il suo solito tragitto, quando, a causa di una profonda buca, ha perso il controllo della sue bici, finendo rovinosamente per terra. Un volo incredibile, una caduta ancora più tremenda. Il medico, dolorante e ferito, s’accorse, purtroppo, che l’incidente era stato grave. Una volta a terra, infatti, si rese conto che l’unica parte del corpo che riusciva a muovere era il collo. Tutto il resto del corpo era immobile. Il giorno dopo, proseguendo lo stato d’immobilità generale, il professionista cosentino si rivolse all’avvocato Eugenio Bisceglia, noto legale del foro bruzio, per inoltrare un esposto-denuncia, contro i responsabili di quell’incidente, legato principalmente alla mancata manutenzione della strada. Su quella denuncia presentata alla Procura e indirizzata contro ignoti, oggi compaiono i nomi di tre dipendenti dell’Amministrazione provinciale di Cosenza, responsabili della strada provinciale in questione, citati in giudizio con l’accusa di lesioni personali gravissime. Nonostante la giustizia abbia fatto chiarezza su quell’incidente e nonostante, il fisiatra abbia cominciato ad assaporare il gusto della verità, almeno quella giudiziaria, lo sconforto di Alfonso reda è tanto. Uno sconforto che racconta con le lacrimne agli occhi e la voce rotta dall’emozione, è grande, soprattutto, perchè “da quel giorno non so più cosa significa accarezza mia moglie e i miei figli. Le mie mani non sanno più cosa significa l’emozione di un abbraccio o la sensazione di una carezza. le uniche emozioni che provo, sono quelle che vivono nei miei ricordi di ieri. Troppo poco per essere di nuovo felice”. Il medico pensa a ripensa al suo incidente e non riesce a darsi pace. “E’ successo a me, è successo a me che ho sempre avuto un’attenzione particolare per la sicurezza stradale”. Il fisiatra racconta anche un aneddoto. “Era il 1985 e acquistati una Lancia Prisma, e fui il primo a far mettere le cinture di sicurezza posteriori. Di quella mia decisione si meravigliarono tutti, amici e conoscenti, carrozziere compreso. lavorò sei ore e più per montarle”. La voce del medico cosentino si fa cupa e balbettante d’emozione, quando ricorda l’aver dovuto accantonare tutti i suoi hobby. “Non posso più passeggiare, ballare, sciare, correre, tutto cose che adoravo. Quello che mi fa più rabbia è pensare che in una Pese che si definisce civile, succedano queste cose. Che nazione è quella che offende al pericolo e mette a rischio la vita dei propri cittadini per l’inefficienza di chi non fa il suo lavoro. La buca killer, è stata riparata solo dopo il mio grave incidente. Segno evidente – pensa allibito – che se non mi fosse successo niente quella voragine sarebbe ancora lì. Penso che in Germania, in Francia e in Inghilterra, un incidente del genere non sarebbe mai avvenuto e che se, malauguratamente, fosse successo, la risposta immediata sarebbe stata le dimissioni in massa dei responsabili”. Il fisiatra si stanca facilmente, le terapie riabilitative e le medicine sono tante e il lavoro da fare è duro, ma lui da vero ciclista, sa bene che il percorso preferito dei lottatori delle due ruote sono le salite e questa che sta affrontando è una salita ripida, come quella che solo i campioni sono in grado di scalare, fino al trionfo a braccia alzate sulla linea dell’arrivo. Forza campione, lotta e pedala, fino alla vittoria.