Piazza Crispi, all’inferno e ritorno

COSENZA – Sesso, droga e … disagio. E’ questa l’offerta che di sera tardi, così come per buona parte della notte, regala piazza Crispi,

zona periferica della città, diventata ormai da anni il luogo prediletto per tossici in cerca di un posto per raggiungere il Nirvana, di trans e prostitute che si dividono il territorio, per vendere sesso e di disperati in fuga da se stessi. Il giorno la zona pullula di normalità, anche per via dei suoi negozi, delle sue storiche attività commerciali e del “monumento” delle Pioste Vecchie, da sempre accostate a luogo notturno, simbolo della perversione cittadina. Gli anni delle belle di notte più storiche della città che facevano bella mostra di sè, attraendo il “popolo” del sesseo, sono ormai passati. Sono passati gli anni, ma non le abitudini. Sono passati gli anni, ma non le abitudini. Oggi le “belle di notte” hanno un volto nuovo. Sono italiane, rumene, ucraine, ma anche trans. E sono proprio questi ultimi la vera attrattiva. Sono, infatti, frequenti le scazzottate tra prostitute e trans per contendersi il territroio.

IL VIAGGIO – Passeggiare per piazza Crispi è come mettere piede nell’inferno. Polizia e carabinieri passano e ripassano in continuazione ma controllare il via vai delle anime diventa un’impresa. Quasi impossibile. La zona, scarsamente illuminata, è accesa dalle luci delle auto in fila, a caccia di un passatempo sessuale da acquistare al “mercato” della carne in vendita. Le prostitute fanno “cassa”, ma vanno bene anche gli affari dei trans, segno evidente di un sottobosco di perversione che, nel buio della notte, non risparmia proprio nessuno. Ci sono studenti universitari, professionisti, gente perbene che, prima di ritornare a casa e, recitare la vita perfetta di sempre, cercano un’evasione alla quotidianità. Una fuga momentanea da quell’insoddisfazione che li fa prigionieri. I clienti, s’imbarcano la “merce” esposta, ingranano la marcia e spariscono nel buio, trovando riparo qualche metro più avanti. La strada diventa, il percorso del sesso. Sfrenato e peccaminoso. Poco più avanti, gli sballati “danzano” sulle note dello sballo che li poterà chissà dove. Sono tante, purtroppo, le storie di ragazzi e ragazze che su piazza Crispi hanno trovato il loro viale del tramonto. Definitivo e irreversibile. Basta una dose sbagliata, un buco letale, un delirio incontrollabile, a farli sparire per sempre, tra la fitta vegetazione e i luoghi nascosti. Man mano che le ore passano, lo scenario cambia. Il mercato del sesso sbaracca la sua merce, la clientela, felice e soddisfatta, si stringe la cinta dei pantaloni, si rialza la zip della cerniera e risale in auto, per ritornare a casa, a fingere affetto e normalità con mogli, fidanzate, amanti e compagne. La direzione di trans e prostitute non cambia. Per loro la meta non cambia. L’inferno in strada, l’inferno a casa. Sì, perchè, loro, le “sacerdotesse del sesso”, devono fare i conti con protettori e “padrini”. Se l’incasso non soddisfa. Sono botte. Botte da orbi. Botte, segni sul viso, “punizioni” corporali che non vengono denunciate alle forze del’ordine, ma vengono “corrette” con passate supplementari di trucco. Piazza Crispi, insomma è un luogo di anime vaganti, a volte demoni, a volte angeli costretti a vivere nell’inferno dei dimenticati.