Villa di Messalla, scoperta da una cosentina

COSENZA – Il “fiuto” di Lupi. C’è una giovane cosentina alla guida del team che ieri ha scoperto le sette sculture raffiguranti il mito di

Niobe, uno dei passi più celebri delle “Metamorfosi” di Ovidio. È Aurelia Lupi, a capo, sotto la direzione scientifica di Alessandro Betori, dell’équipe della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio che tra giugno e luglio scorsi hanno avviato una campagna di scavi. In realtà l’eccezionale scoperta è seguita a una serie di sondaggi effettuati su un’area interessata da un progetto di edilizia. Da oggi la notizia sta facendo il giro del mondo, valicando anche i confini dell’Italia. La Lupi, originaria di San Pietro in Amantea, in provincia di Cosenza, si stava occupando dell’area in cui di recente il Portale di Girolamo Rainaldi, un maestoso ingresso barocco, era crollato e lasciato in stato di abbandono: ora una scoperta che racconta l’altra Italia, quella del patrimonio sconfinato da valorizzare che fa notizia tanto quanto i crolli di Pompei o l’incuria che interessa molti dei nostri “tesori”. Si tratta di «una di quelle scoperte che capita una sola volta nella vita di un archeologo», ha raccontato la Lupi a Repubblica. Una scoperta che costringerà ad aggiornare i volumi di storia e archeologia e, di fatto, fa rivivere plasticamente il cenacolo dei grandi poeti latini d’età augustea che, da Ovidio ad Albio Tibullo, abitarono la villa romana attribuita a Marco Valerio Messalla Corvino, console con Ottaviano e comandante nella battaglia di Azio (31 a. C.), mecenate di poeti e intellettuali.