Distrutte le baracche disabitate, tendopoli inospitale. I residenti: ‘Non siamo animali’ (FOTO)

L’odore acre dei rifiuti abbandonati si mescola con il profumo del bucato appena steso.

 

COSENZA – Alle sette del mattino le ruspe hanno iniziato la demolizione delle baracche disabitate del campo nomadi alle spalle della stazione di Vaglio Lise. Sono venti in totale, ma per problemi logistici solo quindici sono state abbattute. Le altre cinque pare non siano raggiungibili con i mezzi messi a disposizione dal Comune di Cosenza. Il campo, diversamente da quanto annunciato, non verrà sgomberato. Almeno per ora. Non sono sufficienti le tende, circa una ventina, allestite nell’area delle pensiline della stazione ferroviaria di via Popilia per ospitare temporaneamente le 400 persone che ora popolano la riva del fiume Crati. E proprio il fiume pare sia la minaccia maggiore per le strutture costruite dai residenti, anche se in realtà in dieci anni l’acqua non ha mai raggiunto le baracche.

“Non è un pericolo – afferma una signora – non abbiamo mai avuto problemi con l’acqua del fiume nemmeno quando c’erano le piogge forti”. La maggiore criticità sembra infatti essere quella della spazzatura che a detta dei residenti non viene raccolta da oltre un anno. Solo oggi distrutte le casette disabitate due camion di Ecologia Oggi sono apparsi, come un miraggio, nel campo per rimuovere i resti delle baracche distrutte. Neanche gli operai però sanno se dovranno ripulire l’intera area o prelevare solo le ‘macerie’ delle casupole abbattute. Intanto finché le baracche saranno abitate e i residenti non saranno trasferiti la situazione nel campo rom di Vaglio Lise resterà invariata. L’idea di vivere in un telone di plastica, sul cemento con degli sconosciuti però non piace ai rom che dovranno trasferirsi.

”Non siamo animali, – tuona un padre di mezza età – siamo uomini e donne. Famiglie. Il sindaco e la polizia municipale, sono loro gli animali. In ogni baracca, 7 metri per 4 metri, vive una famiglia con più o meno quattro/sei persone. Ci vogliono trasferire in tende di 4 metri per 3 metri e raggrupparci in 10 persone a tenda. Qui siamo riparati dagli alberi e non fa caldo all’interno delle casette. Lì moriremo come dei topi, non possiamo portarci dei neonati. In più i bagni sono pochi si rischiano malattie, meglio l’aria aperta. Per non parlare della questione dei fornelli. Dicono che ne metteranno dieci per tutti. Ciò significa fare la fila o litigare per cuocere un piatto di pasta. Non è umano”.

 

LE BARACCHE DISTRUTTE

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LA CHIESA

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LE BARACCHE ABITATE

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I RIFIUTI DA SMALTIRE

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LE TENDE ALLESTITE NELL’AREA FERROVIARIA
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