In piazza i lavoratori della cultura, musica e spettacolo “investimenti e programmazione”

Ad un anno dal primo decreto sull’emergenza sanitaria, i lavoratori del settore dello spettacolo sono scesi in piazza anche a Cosenza, così come in decine di città italiane, per denunciare lo stato di grave crisi del settore e chiedere al Governo un cambio di passo.

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COSENZA – Protestano  i lavoratori del mondo della cultura, musica e spettacolo, che oggi si sono radunati  davanti la Prefettura a Cosenza così come in altre 18 città italiane. Manifestazione convocata da un coordinamento nato nel periodo dell’emergenza che si chiama  ‘Approdi lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo Calabria‘ ed inserito in una data nazionale nella quale sono scesi in piazza altre migliaia di lavoratori. Hanno fatto sentire la propria voce per rivendicare diritti e aiuti economici al Governo e alle istituzioni per un’intera categoria messa in ginocchio dall’emergenza sanitaria. Una crisi che colpisce l’intero comparto. Hanno proclamato lo stato di agitazione permanente e si ritrovati davanti la Prefettura per chiedere risposte sui finanziamenti pubblici e sulla ripartenza ‘in presenza’ prima che la crisi diventi irreversibile e travolga artisti ed attori, ma anche truccatori, costumisti, drammaturghi, musicisti e ballerini, fino ai promoter di eventi e service. “È evidente che la strada dei bonus una tantum non è quella giusta – spiega Francesca Marchese – : servono misure di reddito e sostegno strutturali e universali per affrontare una crisi di tale portata. Lo spettacolo e la cultura è fra i settori più colpiti, contano centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno bisogno di tutele concrete laddove l’orizzonte di una vaga stabilità non accenna a rivelarsi.

«Ad oggi, i Tavoli di confronto con le Istituzioni non sono stati riconvocati, i luoghi dello spettacolo dal vivo restano chiusi e noi siamo giunti al limite. Alla crisi sanitaria si aggiunge poi l’attuale crisi di governo, grazie alla quale anche gli scarsi fondi destinati ai futuri decreti Ristori rischiano di scomparire o, nella migliore delle ipotesi, di essere ulteriormente ritardati. Fino ad oggi ogni Governo che si è succeduto ha operato per la soddisfazione degli interessi dei grandi enti, delle grandi imprese e delle fondazioni. È giunto il tempo di invertire la tendenza: lo Stato deve agire a tutela di lavoratrici e lavoratori. La sopravvivenza e la dignità di centinaia di migliaia di persone non possono dipendere dalle intemperanze del potere politico. In questo anno non abbiamo mai smesso di lottare per misure di reddito e di sostegno strutturali, per una totale riforma del nostro settore, per la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. E non abbiamo alcuna intenzione di fermarci».

La rete chiede la presa in carico da parte delle istituzioni competenti delle seguenti urgenti e necessarie richieste: sblocco immediato e conseguente erogazione dei ristori rimasti in sospeso (DL ristori 5) durante queste settimane di instabilità governativa, la tempestiva convocazione di un Tavolo Interministeriale che coinvolga lavoratrici e lavoratori del settore spettacolo e cultura, al quale siedano Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, attuazione di una ormai necessaria riforma strutturale, formale e fattuale, del settore che tuteli realmente non solo grandi enti e grandi aziende ma anche e soprattutto lavoratrici e lavoratori; la progettazione e realizzazione di tutte le misure, economiche e non, relative ai protocolli di sicurezza, necessarie a garantire una vera e totale ripartenza del settore; la concretizzazione di provvedimenti finalizzati al finanziamento e al sostegno delle piccole e medie realtà che si occupano di spettacolo e di cultura, che ad un anno dal blocco del pubblico spettacolo rischiano di chiudere e di non poter più compiere il loro fondamentale ruolo legato alla cultura di prossimità su tutto il territorio del nostro Paese.