“Rispettiamo le regole e ci chiudono i locali”. La protesta dei ristoratori a Cosenza

La protesta dei ristoratori a Cosenza contro il decreto del Governo che impone la chiusura alle 18 “facciamo sacrifici enormi, abbiamo rispettato tutte le regole lavorando sempre in massima sicurezza, eppure chiudono i nostri locali che sono tra i posti più sicuri. Siamo stanchi, si riveda subito questo decreto”. Il sindaco Occhiuto “sostegno ai ristoratori. Che seno ha chiudere alle 18?”

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Cosenza – Alle 18 in punto è entrato in vigore il nuovo Dpcm del Governo che obbliga locali e bar a chiudere al pubblico, autorizzando solo il servizio da asporto. Nello stesso istante in cui anche a Cosenza si sono chiuse le porte dei locali, decine di ristoratori si sono dati appuntamento a Piazza dei Bruzi per manifestare la loro delusione e dire con forza no ad una misura che penalizza un’intera categoria e che rischia di avere conseguenze drammatiche dal punto di vista occupazionale. Già a seguito del primo lockdown l’intero settore ha subito un vero e proprio tracollo economico, con incassi ridotti anche del 70% anche a causa delle limitazione sul numero di tavoli e posti a sedere. Poi è arrivato il secondo DPCM di una settimana fa, che imponeva la chiusura a mezzanotte e il divieto di sostare fuori dai locali dopo le 21. Ieri l’ultimo decreto con le nuove restrizioni: chiusura alle 18, massimo 4 persone non conviventi al tavolo e stop ai banchetti delle cerimonie religiose.

Chi ha riaperto a maggio, pur tra mille difficoltà, con questa ennesima chiusura rischia di vedere andare in fumo anni di sacrificio. Le richieste sono quelle di rivedere subito il decreto “noi lavoriamo la sera e impongono la chiusura alle 18, è assurdo” dice il titolare di una pizzeria. “Abbiamo famiglia, facciamo sacrifici enormi per mandare avanti le nostre attività e pagare i dipendenti che ora rischiano di rimanere disoccupati. Abbiamo rispettato tutte le prescrizioni imposte: abbiamo speso soldi per i plexiglass, la sanificazione, i percorsi e abbiamo limitato il numero dei posti all’interno. I locali sono tra i posti più sicuri non capisco perché ci penalizzano così. Siamo stanchi”.

Foto Francesco Greco

I manifestanti hanno anche bloccato pacificamente Corso Umberto, una delle vie principali della città. “non vogliamo assistenzialismo – ha detto uno dei promotori della protesta – ma chiediamo di poter lavorare. Alcuni dei nostri dipendenti ancora non hanno ricevuto la cassa integrazione e oggi siamo costretti a non poter lavorare” E sui ristori economici promessi, la risposta è laconica “non ci credo, potevo forse crederci a Marzo ma ora alle favolette non ci credo più. Io domani non chiuderò il mio locale“.

Il sindaco Occhiuto “vicino ai ristoratori danneggiati dal Dpcm”

Ai titolari dei locali è giunto il sostegno del Sindaco di Cosenza Mario Occhiuto “Sono vicino ai ristoratori e agli imprenditori danneggiati dall’ultimo Dpcm” ha detto Occhiuto “sono quelli che hanno più investito per adeguare gli spazi e adesso vengono chiusi. Che senso ha una chiusura alle 18:00? Il virus esiste ed è pericoloso soprattutto perché mette in crisi il nostro sistema sanitario, ma come si può pensare di farne pagare le conseguenze solo a determinate categorie economiche e sociali? Perché non si è investito in questi mesi nella sanità e nella prevenzione? Per la creazione di nuovi posti letto? Per l’assunzione di personale medico e paramedico negli ospedali? Per l’individuazione e il tracciamento dei contagi? Per la protezione delle categorie fragili? Per la cura precoce della malattia? Per la didattica a distanza nelle scuole? Sono vicino a queste persone che lavorano ogni giorno della loro vita – ha concluso Occhiuto – e che sono sempre i più esposti. Gente onesta che vuole lavorare, non vuole sussidi”.

 

Ma le proteste dei ristoratori si registrano in diversi comuni della Provincia. Nel comune di Firmo, comune di circa 2.00 abitanti, in alcune vie sono comparsi degli striscioni anonimi riportanti la scritta “A Firmo non si muore di Covid ma di Decreti”.  Portavoce dell’iniziativa si è fatto Antonio Bauleo che assieme alla moglie gestiscono il noto bar Caffe del Corso Firmo. Con un comunicato stampa, il gestore chiede a gran voce di poter tenere aperta l’attività fino alle ore 22/23 in quanto a Firmo i contagi inerenti a questa pandemia sono zero. “Non ci sono pazienti ricoverati in terapia intensiva, non ci sono stati decessi, non ci sono concittadini in quarantena e i positivi sono come detto a zero”.

“Abbiamo speso centinaia di euro per adeguarci alle nuove norme igienico/sanitarie, dall’acquisto dei plexiglass alla sanificazione periodica del locale, non ci possiamo permettere una nuova chiusura o una chiusura anticipata, in quanto l’orario serale è la nostra fonte principale di guadagno.  Sono disposto a portare in strada i miei concittadini con una fiaccolata pacifica per le vie di Firmo, chiedo inoltre al Sindaco di battersi in prima persona e farsi portavoce per difendere tutte le attività del comune di Firmo” ha concluso.