Cosenza, commemora i partigiani caduti. Multa da 400 euro alla presidente dell’Anpi

A renderlo noto l’ANPI Provincia di Cosenza “Paolo Cappello” che chiede al Prefetto Cinzia Guercio di cancellare la multa inflitta alla presidente Provinciale Maria Pina Iannuzzi: “le associazioni partigiane erano autorizzate alla commemorazione del 25 aprile. Si cancelli tale grave atto sanzionatorio nei confronti della nostra rappresentante e dunque di tutte e tutti noi”

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COSENZA – La commemorazione della festa della liberazione con il ricordo dei partigiani caduti, è costata alla presidente Provinciale dell’Associazione nazionale Partigiani di Cosenza, Maria Pina Iannuzzi, una multa da 400 euro per aver violato le prescrizioni atte al contenimento del rischio epidemiologico Covid-19. A riportare la notizia l’ANPI Provinciale di Cosenza “Paolo Cappello”.

“Anche ai tempi del Covid-19 abbiamo ritenuto opportuno, con le giuste precauzioni (mascherine, guanti, distanziamento) – scrive Matteo Dalena, delegato alla comunicazione dell’ANPI Provinciale di Cosenza –  portare dei fiori in un luogo fortemente simbolico: il Largo dei Partigiani, nella città vecchia, proprio di fronte a quel carcere giudiziario luogo di prigionia e dunque sofferenza per tanti antifascisti cosentini, a cominciare da Paolo Cappello, il muratore socialista che fu ucciso da piombo fascista nel 1924, cui è intitolato il nostro direttivo provinciale. Dopo una visita nella sede della “Terra di Piero”,  che insieme ad altre realtà associative cosentine ha portato ogni giorno pasti caldi, aiuto e assistenza ai bisognosi della città. nel primo pomeriggio la nostra presidente Maria Pina Iannuzzi si è recata con la propria autovettura nel sovracitato piazzale per rendere omaggio ai partigiani. Qui, al medesimo scopo, si erano ritrovati alcuni rappresentanti di altre associazioni cittadine. Una foto in particolare ritrae i partecipanti schierati nel piazzale alla giusta distanza l’uno dall’altro, con indosso mascherine, guanti e quant’altro previsto dalle misure di contenimento del Covid-19.

Qualche giorno fa la nostra presidente si è vista recapitare dalla Questura di Cosenza una sanzione di euro 400 perchè nel pomeriggio del 25 aprile 2020: “Violava le prescrizioni atte al contenimento del rischio epidemiologico Covid-19 lasciando la propria abitazione senza giustificato motivo, non ricorrendo i casi previsti dal D.L. 19/2020 e partecipando ad assembramento e manifestazione in luogo pubblico, composta da 18 persone alle ore 14.57 del 25.4.2020 in Largo dei Partigiani di Cosenza come da foto pubblicata sul profilo di “Prendocasa…”.

Le associazioni partigiane erano autorizzate

“Come Direttivo Provinciale – scrive ancora Dalena – riteniamo questo provvedimento preso dalla Questura di Cosenza ingiusto e incoerente, soprattutto in considerazione della nota diramata dalla Presidenza del Consiglio in merito alla regolamentazione delle celebrazioni del 25 Aprile al tempo del Covid: Le associazioni partigiane e combattentistiche potranno quindi partecipare alle celebrazioni per il 75esimo anniversario della Liberazione, naturalmente in forme compatibili con l’attuale situazione di emergenza”. 

Commemorazione in totale sicurezza. Si cancelli la sanzione

La fotografia utilizzata dalla Questura di Cosenza per operare il riconoscimento e dunque la sanzione a danno di Maria Pina Iannuzzi non dà adito a dubbi. La nostra presidente indossava, giova ripeterlo, guanti e mascherina e si trovava a una distanza di tutta sicurezza dagli altri partecipanti quindi – ci sembra – “in forme compatibili con l’attuale situazione di emergenza”. Come Direttivo Provinciale ci sentiamo di rivolgere al Prefetto di Cosenza, dott.ssa Cinzia Guercio – cui la nostra presidente ricorrerà com’è nel suo diritto – un appello affinché cancelli tale grave atto sanzionatorio nei confronti della nostra rappresentante e dunque di tutte e tutti noi. Depositare dei fiori in memoria di uomini e donne cadute e caduti nell’atto di liberarci dal nazifascismo è per noi un necessario, un irrinunciabile esercizio di memoria. L’atto di sanzionarlo (pur in presenza di precise indicazioni governative) non è degno di un paese democratico”.