Cosenza: anzichè ricambi vendeva mascherine, la finanza accerta rincari del 3000%

La guardia di finanza di Cosenza nell’ambito dei controlli sulla speculazione legata all’emergenza Coronavirus ha sequestrato mascherine protettive e illegali

 

COSENZA – Il caso più eclatante è quello di un commerciante, specializzato nella vendita di ricambi per autoveicoli, il quale aveva apposto sulla porta d’ingresso del proprio punto vendita, a Cosenza, un cartello recante la dicitura “sono arrivate le mascherine”. I finanzieri di Cosenza hanno individuato tre esercenti che avevano messo in vendita mascherine di protezione, diventate di difficile reperibilità sul mercato, con rincari di prezzo che andavano dal 500 % al 3.000 %.

Le attività sono state eseguite anche grazie alle segnalazioni di cittadini che hanno allertato il 117. I cosentini si sono rivolti alla Guardia di Finanza per segnalare l’aumento sproporzionato di prezzi dei dispositivi di protezione rispetto ai giorni precedenti. Tali segnalazioni sono state oggetto di una preliminare attività di intelligence nonché di un’attenta analisi di rischio attraverso le numerose banche dati in uso al Corpo.

Insolita modalità di promozione: “sono arrivate le mascherine”. Da 10 a 15 euro

Il caso più eclatante è quello di un commerciante, specializzato nella vendita di ricambi per autoveicoli, il quale aveva messo sulla porta d’ingresso del proprio punto vendita, in Cosenza, un cartello con la scritta “sono arrivate le mascherine”. Le Fiamme Gialle, insospettite dall’insolita modalità di pubblicizzare dei prodotti, hanno effettuato l’accesso nel negozio riscontrando la presenza di un campionario di “mascherine di stoffa”, contenute in bustine comunemente utilizzate per la conservazione degli alimenti da cucina, proposte in vendita come dispositivi di protezione contro la diffusione del COVID-19, a prezzi che andavano dai 10 ai 15 euro.

Mascherine non idonee anche in un laboratorio artigianale

Nel corso della successiva perquisizione, i Finanzieri hanno individuato all’interno dell’azienda, un laboratorio artigianale nel quale hanno scoperto e sequestrato, oltre ad una macchina da cucire professionale, mascherine in tessuto per indumenti palesemente non idonee alla protezione individuale (comunque realizzate in assenza delle autorizzazioni ovvero delle comunicazioni alle Autorità competenti – previste dall’art. 16 del D.L. 17 marzo 2020 nr. 18), unitamente a diversi rotoli di stoffe, dalle quali si sarebbero potuti ricavare ulteriori 350 articoli della specie.

Mascherine FFP2 ma ‘senza valvola’ a 15 euro

In occasione di un altro controllo presso una farmacia di Cosenza, i militari hanno accertato la vendita di mascherine modello FFP2 “senza valvola”, conformi alle disposizioni di legge, con un ricarico del 500% rispetto al prezzo d’acquisto. Dall’analisi della documentazione disponibile si rilevava che l’esercente, agli inizi del mese di marzo, aveva acquistato da un fornitore 100 mascherine, al prezzo di circa 2 € cadauna e le proponeva in vendita ai clienti finali al prezzo di 15 €. Materiale che è stato sequestrato.

La ferramenta che vendeva le mascherine alla farmacia

Nell’ambito dello stesso intervento, i Finanzieri hanno esteso le operazioni di servizio ad una ferramenta, sempre a Cosenza, che risultava aver venduto alla farmacia altre tipologie di mascherine, praticando, a seconda del prodotto, ricarichi di prezzo dal 300% al 600%. I 3 titolari degli esercizi commerciali sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Cosenza, a vario titolo, per i reati di manovre speculative su merci e di frode in commercio, ed è scattato il sequestro dei dispositivi di protezione che immettevano sul mercato.

I servizi svolti dalla Guardia di Finanza, in questo particolare periodo di emergenza sanitaria per il Paese, testimoniano l’impegno profuso dal Corpo nel contrasto ad ogni forma di commercio illecito, con finalità speculative, di prodotti venduti in maniera ingiustificata a prezzi aumentati ovvero attribuendo loro caratteristiche inesistenti.