Saitta, il Codacons chiede il conto a Speranza. Guccione “vicenda che getta ombre”

Per il Codacons la vicenda relativa all’Asp di Cosenza non si chiude con le dimissioni del commissario Daniela Saitta e per questo si chiede conto al ministro Speranza della sua nomina. Per il consigliere regionale Guccione, invece, l’incarico alla figlia e le dimissioni per problemi ambientali, gettano ombre su una vicenda che va subito chiarita”

 

COSENZA – Non si placa la polemica sollevata dal Codacons sulla vicenda del commissario straordinario dell’Asp di Cosenza Daniela Saitta. L’associazione che difende i consumatori chiede ora conto della nomina dell’ex commissatio al Ministro Speranza. «Poiché la calabria non è il parcheggio dei commercialisti capitolini, atteso che la sanità calabrese è al collasso senza bisogno dell’invio di “lanzichenecchi” e considerato che per sperperare danaro, noi calabresi, non prendiamo lezioni da nessuno chiediamo – scrive Francesco Di Lieto del Codacons – al ministro Roberto Speranza, di chiarire chi gli abbia suggerito il nome della dott.ssa Daniela Saitta, per il ruolo di commissario straordinario dell’Asp di Cosenza».

«Com’è noto la Saitta, che era stata nominata soltanto lo scorso gennaio, è stata costretta a rassegnare le dimissioni dopo il clamore mediatico legato agli incarichi dispensati non appena insediatasi negli uffici di Cosenza. Quello che è sembrato più bizzarro – sostiene Di Lieto – è stato quello conferito proprio alla figlia della commissaria. Una sorta di intollerabile degenerazione del sistema che porta a nominare parenti e amici. Sarebbe il caso di valutare – prosegue – tutte le nomine poste in essere dal commissario calato da Roma per salvare l’Asp cosentina. Così come riteniamo doveroso vengano chiariti i motivi per cui dal Ministero si è deciso di nominare la Saitta. Una questione di trasparenza – conclude la nota del Codacons – oltre che di rispetto per la nostra regione”.

 

Carlo Guccione “troppe ombre su una vicenda che deve essere chiarita”

Sulla vicenda Saitta è intervenuto anche il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione che sottolinea non solo come la figlia, la dottoressa Cristina Di Lazzaro, avrebbe affiancato senza alcun titolo la madre avendo accesso a dati sensibili, documentazioni, informazioni, atti, accessi a sistemi informativi e ogni altro materiale sull’Asp di Cosenza. Ma le dimissioni per condizioni ambientali gettano ombra su una vicenda che deve essere chiarita.

“Si faccia emergere tutta la verità sui reali motivi della nomina della dottoressa Daniela Saitta a commissario dell’Asp di Cosenza – scrive Guccione – .anche il contenuto dell’atto delle sue dimissioni, in cui parla di “condizioni ambientali che non consentono di proseguire con serenità e pienezza di poteri lo svolgimento dell’incarico”, getta ombre su una vicenda che deve essere chiarita. Avrebbe fatto bene, anzi può ancora farlo, a rivolgersi alle autorità competenti in modo da individuare chi ha impedito di svolgere le proprie attività con serenità e pienezza di poteri. E questo va al di là della vicenda della deprecabile nomina della figlia a consulente dell’Asp, a titolo gratuito”.

“Un fatto grave che fa emergere che dal 15 gennaio 2020 – data di insediamento del commissario straordinario dell’Asp di Cosenza – la figlia, dottoressa Cristina Di Lazzaro, commercialista in forza nello studio di famiglia a Roma, avrebbe affiancato, senza alcun titolo, la madre, Daniela Saitta, nelle sue attività di commissario straordinario entrando anche in possesso di dati sensibili dell’Azienda sanitaria provinciale, dei fornitori, delle strutture accreditate, così come possono testimoniare dipendenti e dirigenti  dell’Asp. Dati quasi sicuramente ancora in possesso del commissario e di sua figlia, visto che sono stati utilizzati computer personali.  Guarda caso – scrive Guccione – , a questa situazione si è cercato di porre rimedio con la delibera numero 199 del 14 febbraio 2020 avente ad oggetto “Incarico di collaborazione a titolo gratuito”.  Nella suddetta delibera veniva stabilito, a distanza di un mese, che la durata dell’incarico di collaborazione è affidato per un periodo di dodici mesi, decorrenti dal 15 gennaio 2020. Inoltre, si precisa che alla dottoressa Cristina Di Lazzaro la struttura commissariale renderà disponibili “documentazioni, informazioni, atti, accessi a sistemi informativi e ogni altro materiale che si rendesse necessario”. Nella delibera si specifica “di imporre un vincolo di massima riservatezza su decisioni, informazioni, notizie e dati di ogni tipo dei quali l’incaricato potrebbe venire a conoscenza per motivi legati all’incarico“. Quindi come è evidente – prosegue Guccione –  dalla delibera approvata il 14 febbraio è stato disposto che l’incarico della suddetta professionista decorra, in modo retroattivo, dal 15 gennaio 2020, forse nell’intento di “legalizzare” e sanare un’attività svolta illegittimamente con grave pregiudizio e danno nei confronti dell’Asp. E mi auguro che tutte le informazioni e i dati sensibili venuti in possesso della dottoressa non siano stati utilizzati per altri fini o attività private”.

“La situazione finanziaria dell’Asp di Cosenza e del suo contenzioso – continua il consigliere – non è delle migliori, così come è stato evidenziato anche dal presidente del tar Calabria, Giancarlo Pennetti, nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2020, in cui veniva specificato che, nell’anno 2019, ben 111 ricorsi in ottemperanza hanno riguardato la sanità calabresi, di cui 58 riguardano la sola Asp di Cosenza che, come sappiamo, vive una situazione molto precaria dal punto di vista economico e finanziario. Ora bisogna fare chiarezza e prendere atto che il Decreto Calabria, voluto all’epoca dal Governo giallo-verde 5Stelle e Lega, debba essere immediatamente modificato visto che il “rimedio” non ha fatto altro che aggravare, nella sanità calabrese, le storture e le degenerazioni precedenti alla sua approvazione”.