Cervelli in fuga: Gabriele, da Cosenza a Londra per costruire il suo futuro

Gabriele Cacciola, ha 29 anni, è di Cosenza, ha studiato tanto, poi si è reso conto che il suo futuro, quello che lui desiderava non poteva essere qui. Da qualche anno vive a Londra e sta realizzando i suoi progetti con successo

 

COSENZA – “Fuga di cervelli”: in Calabria e in generale al Sud la chiamano così, per spiegare la mancanza di opportunità di lavoro per i giovani. La storia di Gabriele è di un ragazzo che ha preso in mano la sua vita e nonostante la difficoltà nel dover lasciare la sua città, la famiglia e gli amici di sempre, ha deciso di pensare al suo futuro. Il suo futuro ora è a Londra, lontano da qui. La passione per la tecnologia infatti, lo ha portato in Inghilterra dove finalmente quel futuro può costruirselo, da solo, basandosi sulle sue possibilità, conoscenze e competenze. Gabriele è un ragazzo cosentino, ha 29 anni. Dopo aver svolto una tesi di ricerca nella Queensland University of Technology a Brisbane (Australia) ha conseguito la laurea magistrale nel 2015 in ingegneria informatica all’Unical. Dopo questa esperienza, tornato in Calabria, ha anche lavorato a Cosenza, per un anno.

Poi ha iniziato a mettere in rete il suo curriculum e sono arrivate le prime risposte, anche dall’Italia, da Milano. Ma il corrispettivo di stipendio, facendo due conti in tasca, non gli avrebbe certo consentito, visti i costi della vita nella città lombarda, di poter vivere in maniera dignitosa. Quindi ha accettato di effettuare un colloquio, e nell’agosto del 2015 è volato a Londra ed ha trovato subito un lavoro. Ha deciso di lasciare la sua città per una metropoli che non si perde in chiacchiere, dove si va al sodo e dove in lui, hanno visto quello che cercavano.

Gabriele è intervenuto ai microfoni di Rlb, direttamente da Londra via Skype, per raccontare la sua esperienza di vita e di lavoro

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«E’ difficile – racconta Gabriele  – andare via dalla propria terra, lasciare amici e famiglia. Dall’altro lato però, si aprono enormi opportunità e in fondo con due ore di volo si torna a casa. Qui ho lavorato per varie aziende fino a quando non ho messo in piedi una startup con un mio collega. Ci occupiamo di “blockchain“, e di supportare grandi aziende che includono questa tecnologia nei loro progetti».

Le aziende con le quali ha lavorato sono state Betting&Gaming, AdTech e FinTech. Poi nel 2017 a Londra conosce Evangelos Pappas, (nella foto con Gabriele in basso) il suo attuale socio, e insieme decidono di mettersi in proprio fondando nel 2018 Ocyan Cloud Technology Ltd. La società ha sede a Edimburgo e ha due uffici, uno a Londra ed un altro a Edimburgo.

«Mi sento di consigliare ai ragazzi di partire – spiega Gabriele – anche per un’esperienza limitata, di qualche mese, ma consiglio di andare all’estero. Serve ad aprire la mente e a decidere per se stessi: se si vuole rimanere in Italia, in Calabria o se andare via». A cavallo tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, Telefonica ed in particolare l’ala aziendale che si occupa di innovazione ha annunciato un investimento in Ocyan, insieme a QVentures ed oggi la startup collabora con Telefònica S.A., una compagnia di telecomunicazioni fissa e mobile spagnola che opera principalmente in Spagna e America Latina, è una delle più grandi società al mondo, quarta in termini di numero di clienti e quinta nel valore di mercato totale: «Siamo privilegiati a lavorare con loro ed hanno investito nella nostra azienda. Li abbiamo conosciuti ad inizio 2019 e abbiamo fatto parte del loro acceleratore, fatta apposta per le startup, e tramite i contatti con i dipartimenti interni, siamo riusciti a dimostrare che facciamo».

Nel team di Gabriele ci sono 4 italiani su 12 persone in totale tra collaboratori, advisor e board. A Londra, Gabriele è cresciuto e va avanti davvero guardando verso il futuro. Per il 2020 infatti, Ocyan si prefigge di chiudere il secondo round di investimento, che consentirà di aumentare la grandezza del team ed espanderlo fino a coprire Italia, Spagna e Germania oltre che Inghilterra, sempre alla ricerca di nuovi progetti. Nel frattempo  ha conosciuto tantissime persone provenienti da culture totalmente diverse dalla sua, ma con un comune spirito, quello di lavorare su progetti rivoluzionari. Misto all’orgoglio però, c’è anche l’amarezza di vedere ancora i ragazzi italiani, calabresi, cosentini, che per raggiungere i traguardi che meritano devono andare via da questo Paese.