Le “sardine” a Cosenza giungono da tutta la Calabria

Poco meno di un migliaio i calabresi che si sono ritrovati questa sera a Cosenza, in piazza Santa Teresa

 

COSENZA – Parte dell’Emilia Romagna e giunge in Calabria, il movimento delle “sardine”, la protesta anti Salvini che sta cercando di porsi come argine al centrodestra nelle prossime elezioni regionali, previste per fine gennaio. Oltre seicento i calabresi che si sono ritrovati questa sera a Cosenza, in piazza Santa Teresa.

«Abbiamo visto quello che è avvenuto a Bologna e per noi è stata una boccata d’aria. Siamo cittadini normali, lavoratori, pensionati e studenti che si ritrovano in piazza per arginare la deriva verso la quale sta andando l’Italia seguendo alcuni politici». Ha spiegato Mario Sposato uno degli organizzatori. Liberi cittadini provenienti da diverse zone della regione: presenti gruppi da Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone.

«Noi veniamo da Reggio Calabria e ci siamo perché questo movimento è importante, ma anche imprevedibile – ha poi aggiunto Filippo Sorgonà coordinatore di un gruppo promotore di Reggio Calabria – scombina i piani di tutti e questo ci piace perché vogliamo sguizzare via come le sardine da ciò che ci vogliono imporre. Perché anche in Calabria? Perché Salvini è stato eletto a Reggio, è stato sostenuto dai sovranisti locali che fanno capo politicamente a Scopelliti, che è stato anche governatore della Calabria e ha rappresentato il fallimento del modello Reggio che poi è diventato modello Calabria. Poi c’è la questione dell’autonomia differenziata, per noi portare all’attenzione nazionale il problema della sanità, dei trasporti, non è marginale, dunque, ci allineiamo agli amici emiliani per rappresentare una Calabria che vuole ripartire dalla sua dignità».

Non ci sono simboli di  partito, ne insulti: solo musica e striscioni colorati.  Il nome “sardine” nasce dall’idea di stare tutti stretti stretti come sardine in una scatola a dimostrazione che la piazza antileghista è forte e numerosa, per abbassare i toni da quella che via Facebook è stata definita “retorica populista”.