Papa Wojtyla a Cosenza, il discorso ai fedeli in piazza nel 1984

Le parole che Papa Giovanni Paolo II rivolse ai cosentini il 6 ottobre di 35 anni fa

 

 

COSENZA – Il 6 Ottobre 1984 Papa Giovanni Paolo II visitò Cosenza. Trentacinque anni fa il tour in Calabria del Pontefice che incontrò i fedeli anche a Lamezia Terme, Serra San Bruno, Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone e Paola. Ricordi ancora vivi nella memoria dei calabresi. «Un passaggio storico per tutta la regione che rimase a lungo nel cuore di Karol Wojtyla» afferma l’assessore al Turismo del Comune di Cosenza Rosaria Succurro. Riflessioni sorte dopo aver letto e commentato insieme allo scrittore Antonio Modaffari, autore di “Giovanni Paolo II, il papa della comunicazione. Novità e cambiamenti nei 27 anni di pontificato”, il discorso di Papa Wojtyla a Cosenza.

 

 

 

«Città – affermano Succurro e Modaffari – alla quale riconobbe l’essere sempre stata centro di cultura e di pensiero. Disse di essere venuto in città e in provincia per rendere onore alle importanti tradizioni di fede e di cultura, ricordando la patrona di Cosenza, “la Vergine del Pilar”(la Madonna del Pilerio) e per compatrono il figlio più illustre di questa terra, San Francesco di Paola. E come non dimenticare il pensiero incisivo che Giovanni Paolo II riservò all’Università di Cosenza e alla sua importanza. Il tempo ha dimostrato la lungimiranza di Wojtyla anche su questa eccellenza calabrese ormai conosciuta in tutto il mondo. Memorie che rappresentano un patrimonio significativo da trasmettere ai ragazzi di Calabria».

 

 

 

Di seguito si riporta il testo del discorso tenuto in piazza Prefettura a Cosenza il 6 Ottobre 1984 da Papa Giovanni Paolo II 

 

«La ringrazio vivamente, signor ministro, per le nobili espressioni che mi ha rivolto a nome suo e del governo italiano, e ringrazio pure lei, signor sindaco (primo cittadino di Cosenza era Pino Gentile ndr), per quanto ha detto interpretando i sentimenti di questa accogliente città. Ringrazio e saluto le autorità civili e militari, come anche i rappresentanti dei comuni di questa laboriosa terra. Saluto con viva cordialità tutti voi, fratelli e sorelle, che siete venuti ad accogliermi con tanto entusiasmo. Sento vibrare in voi i sentimenti migliori di questa generosa terra di Calabria, che tanto posto ha ormai nel mio cuore. Ringrazio inoltre quanti hanno contribuito alla riuscita di questa visita con la realizzazione di opere che rimangono come patrimonio stesso della città.

 

Sono contento di essere in Cosenza, centro dell’antico Brutium, in questo luogo racchiuso tra la Sila e la Valle del Crati. Luogo stupendo, che ha tutta una sua storia di popoli, di dominazioni, di culture. Cosenza ha per patrono la Vergine del Pilar e per suo compatrono il figlio più illustre di questa terra, san Francesco di Paola. Sono venuto per rendere onore alle vostre tradizioni di fede e di cultura. Qui, nel passato, si è visto il felice intreccio tra la fede del popolo e la spiritualità dei monaci del vicino Oriente, sospinti verso la Calabria dall’invasione ottomana. Il popolo guardò sempre a Roma e seguì la direttiva di coniugare il rito romano con la sensibilità monastica di provenienza bizantina. Ne venne come conseguenza che tutta la terra di Cosenza si popolò di monasteri cosiddetti “basiliani”, da qui trassero origine anche tante località e paesi.

 

Il popolo seppe discernere e poi conservare la sua fede, inserendo nel passato e nel presente molti nomi nel catalogo dei santi. Cosenza è sempre stata centro di cultura e di pensiero, che ha conosciuto nei secoli esponenti illustri. Oggi questa città ospita l’Università di Calabria, di recente istituzione. Molti giovani della regione preparano qui il loro futuro, qui si addestrano alla ricerca scientifica, maturano il loro pensiero. Esser sede universitaria è un impegno che valorizza la città, ma è anche una grande responsabilità, poiché richiede da parte di tutte le componenti cittadine attenzione e dedizione per una formazione non solo accademica, ma umana e cristiana di tanti giovani. Auspico vivamente che l’università, fucina del pensiero e dell’uomo, gareggi con le altre istituzioni sorelle per contribuire alla promozione culturale di questa diletta regione, offrendo un servizio alla scienza degno della Calabria erudita del passato.

 

L’Università della Calabria sia il punto più alto dell’interesse degli amministratori di questo capoluogo, poiché con uno studio serio che avvii a una professionalità qualificante si crea quella classe dirigente di cui la Calabria ha bisogno per risolvere i suoi problemi. La ricomposizione del tessuto sociale passa attraverso lo studio e l’impegno culturale, volti all’affermazione della dignità della persona umana: la Calabria tutta attende fiduciosa questo contributo di pace e di progresso sociale. 4. Un pensiero infine rivolgo ai cittadini più bisognosi, agli ammalati, ai carcerati, ai piccoli, agli emarginati perché possano trovare sempre in Cristo conforto e speranza; possano essere loro, carichi di sofferenze e di umanità, il ponte per un mondo e una società più giusta e più buona. A tutti imparto la mia benedizione, invocando dal Signore su questa città e sui suoi abitanti prosperità, concordia operosa, pace».