Detenuto torturato dai ‘secondini’, la lettera di denuncia inviata da Cosenza

Quindici agenti per trasferire un uomo che pesa 45 chili da una cella a un’altra. Pestaggio per i testimoni

 

COSENZA – Un bagno di sangue per un semplice trasferimento da una cella all’altra. Un episodio che ha portato alla sospensione di quattro agenti della polizia penitenziaria e ‘valutazioni disciplinari’ su tutti i 15 indagati. Provvedimenti adottati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dopo l’inchiesta della Procura di Siena volta a far luce sul pestaggio di un tunisino con problemi psichiatrici avvenuto nel carcere di San Gimignano nel 2018 e dell’aggressione ai detenuti testimoni presenti finiti anche loro in infermeria quel pomeriggio per poi essere trasferiti in altre strutture carcerarie. Il reato di tortura appare tra le accuse mosse ai 15 ‘secondini’ della casa di reclusione toscana che dovranno rispondere di minacce, maltrattamenti, lesioni aggravate e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.

 

 

Le indagini sono partite dalle segnalazioni di alcuni detenuti al Tribunale di Siena e al Tribunale di Sorveglianza veicolate attraverso una lettera inviata all’associazione Yairaiha di Cosenza. Una missiva in cui veniva descritto nel dettaglio cosa succedeva tra le mura del penitenziario senese. Denunce rese note dalla presidente dell’associazione Yairaiha di Cosenza Sandra Berardi che ha sollecitato l’intervento del Ministro della Giustizia, dell’europarlamentare Eleonora Forenza, del presidente della Camera dei deputati Roberto Fico, del Garante Nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma e del Garante dei detenuti Regione Toscana Franco Corleone che da anni lamentava una ”situazione intollerabile” nel carcere di San Gimignano. A cristallizzare i racconti dei detenuti pare vi siano le immagini di videosorveglianza che hanno immortalato il 31enne mentre veniva selvaggiamente picchiato dai 15 agenti in servizio. Sono loro i primi pubblici ufficiali in Italia ai quali viene contestato il reato di tortura che si dovranno difendere dalle accuse mosse dai detenuti.

 

LA LETTERA PARTITA DA COSENZA

Ecco la missiva inoltrata da Sandra Berardi, presidente dell’associazione Yairaiha di Cosenza. «Abbiamo ricevuto dal carcere di San Gimignano una segnalazione da parte di un detenuto. Di seguito si riporta testo integrale. “…il problema è nato il 11/10/2018 quando circa le 15:20 è arrivata qui nella sezione di istituto una vera e propria squadriglia, una specie di non trovo le parole, ecco un vero e proprio raid, oltre 20 agenti, compresi due ispettori, ed io con altri detenuti qui all’isolamento ci hanno fatto assistere a un vero e proprio pestaggio nei confronti di un extra-comunitario. Nel frattempo che il detenuto veniva spostato da un’estremità dalla sezione all’altra a calci e pugni, cioè intendo che non è che hanno provato magari con un piccolo atto di forza magari con qualche spintone visto che il detenuto psicologicamente e fisicamente non sta affatto bene, peserà intorno ai 45 chili e lo dovevano spostare in un’altra cella, perché aveva rotto quella in cui era ubicato. C’è da dire che questo detenuto non è violento con altri, non lo è mai stato, forse con lui stesso lo è stato.
Comunque noi detenuti abbiamo denunciato tutto e da lì è iniziato il nostro calvario, soprattutto il mio perché dopo sei giorni cioè il 17/10/2018 mi sono state contestati due fatti, una che risaliva al giorno 08/10/2018 e una giorno 11/10/2018. Nella prima che io avrei detto “bastardo” a un ispettore e l’altra, cioè durante il pestaggio all’extra-comunitario, non solo ho ricevuto un pugno in testa come da referto mostrato. Cioè, io chiuso in cella, avrei ripetutamente sputato contro agenti dicendogli “siete tutti bastardi”. Fortunatamente per una volta ci sono le telecamere, ben due, di sorveglianza che sono state acquisite dal Giudice di competenza, come da noi richieste dalla denuncia. Adesso ho solo paura, ma ci sarà tempo per spiegarvi tutto più dettagliato e leggibile“. I fatti narrati, qualora trovassero riscontro, sarebbero di una gravità estrema, l’ennesimo caso di abusi e violenza da parte del personale di polizia penitenziaria ai danni di persone inermi e, in questo caso, con forte disagio psichico. Inoltre siamo molto preoccupati anche per l’incolumità e la sicurezza della persona che ha fatto la segnalazione in quanto lo stesso è stato trasferito nel carcere di xxxxx pochi giorni dopo l’accaduto del quale, se necessario, forniremo le generalità. Vi chiediamo pertanto di voler verificare quanto descritto e di tenerci aggiornati sugli sviluppi che ci saranno».