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Perizie false per il boss detenuto a Villa Verde, chiesto rinvio a giudizio

Il capo cosca è oggi collaboratore di giustizia

 

 

CATANZARO – La Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di medici legali e periti di parte ed avvocati nell’ambito dell’inchiesta su presunte false certificazioni mediche e false perizie psichiatriche con lo scopo di fare uscire dal carcere l’ex boss della ‘ndrangheta di Vibo Valentia e capo della cosca “Pardea-Ranisi” Andrea Mantella, dal 2016 collaboratore di giustizia. L’udienza preliminare davanti al gip di Catanzaro è stata fissata per il prossimo 4 novembre. Il gip Teresa Guerrieri ha fissato l’udienza a carico di Mantella, 46 anni, di Vibo; Silvana Albani (69), di Bari, medico; Luigi Arturo Ambrosio (82) di Altilia, medico, legale rappresentante della clinica “Villa Verde”; Domenico Buccomino (66), di San Marco Argentano, medico consulente tecnico della difesa; Massimiliano Cardamone (43), di Catanzaro, medico legale; Antonio Falbo (56), di Lamezia Terme; Santina La Grotteria (46), di Maierato, compagna di Andrea Mantella; Francesco Lo Bianco (48), di Vibo; Sergio Lupis (71), di Canolo, ingegnere minerario, consulente tecnico della difesa; Mauro Notarangelo (51), di Catanzaro, medico legale; Massimo Rizzo (56), di Catanzaro, medico, consulente tecnico della difesa; Antonella Scalise (62), di Crotone, consulente tecnico della difesa; di Salvatore Maria Staiano (63), di Locri, avvocato penalista, già difensore di Mantella; di Giuseppe Di Renzo (46), di Vibo, avvocato penalista, già difensore di Mantella. Stralciate le posizioni di Sabrina Anna Maria Curcio (51), di Lamezia Terme, consulente di parte, e Francesco La Cava (62), di Catanzaro, medico legale. I pm della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo, Andrea Mancuso e Annamaria Frustaci hanno chiesto il processo con le accuse, a vario titolo, di false dichiarazioni, false attestazioni a pubblico ufficiale, corruzione in atti giudiziari, favoreggiamento, false dichiarazioni al difensore, concorso esterno in associazione mafiosa. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso perché avrebbero agito con lo scopo di agevolare la ‘ndrina “Pardea-Ranisi” attraverso la scarcerazione del boss Mantella, già in precedenza esponente del clan “Lo Bianco- Barba” e poi promotore del gruppo scissionista operante su Vibo Valentia.

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