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Cosenza, protesta degli OSS sotto la direzione generale dell’Azienda ospedaliera

Un nutrito gruppo di Operatori socio sanitari esternalizzati, sta protestando contro l’avviso di licenziamento collettivo ricevuto qualche giorno fa davanti alla sede della direzione generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza

 

COSENZA – Gli OSS esternalizzati Coopservice / Multiservice dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza in forza presso l’azienda Ospedaliera di Cosenza, Mariano Santo e Rogliano, hanno rivolto un appello al commissario Giuseppina Panizzoli dopo aver ricevuto nei giorni scorsi l’avviso di licenziamento collettivo da parte della Cooperativa Coopservice S.Coop P.a. e della Multiservice Sud S.r.l.. Dopo essersi riuniti in assemblea, hanno manifestato la loro delusione e rabbia sulla vertenza che si trascina da molti decenni.

Questi lavoratori, in attività nelle società di servizi, dal 1994 presso l’Azienda Ospedaliera di Cosenza come ausiliari ospedalieri di supporto alle attività sanitarie, nei vari reparti, hanno partecipato nel 2002, a regolare concorso pubblico con il 30% dei posti riservati ai dipendenti delle strutture private compreso il personale che presta la propria opera con le società appaltatrici di servizi.

La Regione Calabria con la deliberazione della Giunta regionale n. 21 del 15 aprile 2002 come modificata ed integrata dalla deliberazione della G.R. 446/2006, ha imposto alle aziende ospedaliere calabresi e territoriali di proseguire l’iter e ha, di fatto, riqualificato il personale dipendente di strutture pubbliche ed il personale che presta la propria opera con le società appaltatrici di servizi.

Nel Marzo 2008 con un protocollo d’intesa con le OO.SS., la Giunta Loiero deliberò la stabilizzazione del personale sanitario e l’internalizzazione dei servizi ospedalieri. Il lungo commissariamento della Sanità Calabrese ed il blocco del turnover, ha di fatto bloccato il percorso di internalizzazione lasciandoli nel limbo degli appalti come Operatori Socio Sanitari nelle cooperative che si sono succedute negli anni. In questi mesi, i lavoratori avevano sperato e rinnovato l’entusiasmo per le premesse del Ministro Grillo di proseguire le internalizzazioni dei servizi ospedalieri che avrebbero apportato un notevole risparmio economico nelle casse delle ASP e delle Aziende Ospedaliere. A differenza di quanto la Legge Madia, per dimenticanza o per negligenza, non aveva sanato tali posizioni.

La crisi di Governo ha fatto ripiombare la vertenza nel limbo della precarietĂ . Il licenziamento che propone la Cooperativa Emiliana per i lavoratori è stata una doccia fredda e nell’accesa riunione i rappresentanti del lavoratori hanno respinto all’unanimitĂ  la comunicazione di avvio delle procedure di licenziamento collettivo per riduzione del personale perchĂ© incomprensibile ed irricevibile, in quanto, i lavoratori legati a questo appalto hanno di fatto avuto una proroga dei servizi integrati fino al 31 Luglio 2020, e la mancata comunicazione da parte della committenza sull’integrazione di una delibera dell’A.O. di Cosenza (delibera n. 66 del 2016) che sviluppava la gara del 30% in piĂą, proponendo un’aggiunta all’articolo 11 del capitolato d’appalto, inerente alle declaratorie dei servizi da prestare, che indica l’igiene e l’assistenza al paziente allettato non muta le modalitĂ  del capitolato assegnato, se non per il livello di qualifica del personale dei servizi integrati.

Questa richiesta ha fatto sì che la cooperativa, riconoscesse un livello superiore del CCNL Coop Sociali già precedentemente applicato al loro assorbimento nel 2014 dalla precedente società Dussmann. La Coopservice e la Multiservice Sud avevano già discusso e declassato il personale in oggetto ad un livello inferiore contrattuale, facendo rimettere ai lavoratori medesimi non solo gli scatti di anzianità, ma anche la 14sima mensilità del CCNL precedentemente applicato (CCNL UNEBA livello 4S).

La protesta continuerĂ 

I lavoratori continueranno nei prossimi giorni a manifestare il dissenso per tale situazione con proteste sempre più forti e incisive, al fine di dirimere tale comportamento. Questa spinoso caso deve trovare una soluzione e non si può mettere la testa sotto la sabbia perché al centro ci sono le nostre famiglie, i figli, mutui da pagare e la stessa nostra esistenza.

I lavoratori di Cosenza meritano, come tra l’altro hanno fatto in altre cittĂ , una rivalsa. E si definiscono “lavoratori precari” seppur con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, sottolineando “la nostra vita è sempre stata legata all’appalto a “ribasso”. Quindi sempre con la paura del licenziamento o dello stipendio decrementato. Ci siamo accontentati, abbiamo abbassato la testa ed abbiamo lavorato per dare dignitĂ  alle nostre famiglie. Le chiediamo di poter avere la possibilitĂ  di spiegarle la nostra vertenza e se riterrĂ  opportuno dare un suo rispettabile ed incondizionato parere. Naturalmente per poter aver tempo di ragionare sulla questione chiediamo – conclude la lettera appello rivolta al commissario – e  supplichiamo, una proroga del servizio per poter scongiurare le procedure di licenziamento, azione ignobile, il quale questa azienda ospedaliera non aveva mai avuto, prima di oggi nĂ© interna, nĂ© esterna ad essa”.