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Sergio Del Giudice e la sua lotta al cancro: “un mostro affrontato col sorriso” (AUDIO)

Consigliere comunale di Cosenza e personaggio molto conosciuto in città, Sergio Del Giudice racconta il suo durissimo percorso nella lotta contro un terribile cancro: due anni in cura da un medico che non ha capito nulla e poi la salvezza grazie ai medici dell’Ospedale Federico II di Napoli: non una lesione alle corde vocali ma un tumore. La sua storia raccontata in un libro

 

COSENZA – Non sta più nella pelle oggi che è tornato a ri…vivere la sua vita che ad un tratto gli è sembrata invece scivolargli via per a causa di quel terribile male. Non si è mai abbattuto, affrontando silenziosamente e con grande coraggio un percorso difficile e doloroso. Sergio Del Giudice, consigliere comunale di Cosenza è molto conosciuto in città anche per la sua edicola. Quello che ha dovuto affrontare non è da poco. Perchè oltre a tutto il dolore e la sofferenza che una persona deve vivere lottando contro un tumore, c’è anche l’ennesimo presunto caso di malasanità e un medico contro il quale ha Sergio ha sporto denuncia. “In due anni non ha capito nulla e non ha diagnosticato ciò che a Napoli hanno visto dopo un minuto: un tumore aggressivo e complesso alle code vocali.

La sua storia, Sergio Del Giudice, l’ha raccontata ai microfoni di RLB

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Tre operazioni e 36 sedute di radioterapia

“Tutto è iniziato nel 2016. Dopo due anni di visite mediche per  questo “signore” – racconta Sergio -io avevo una paralisi delle corde vocali. Un giorno però, mi trovavo per lavoro su corso Mazzini e ho avvertito un forte senso di soffocamento, non riuscivo a respirare. Sono subito andato dalla d.ssa Simona Loizzo (che ringrazio), che mi ha messo in contatto con il prof. Motta di Napoli che insieme al prof. D’Errico sono stati preziosissimi. Il Venerdì Santo di quell’anno, a marzo, sono arrivato a Napoli dove mi hanno subito diagnosticato un tumore, tra l’altro a ‘ferro di cavallo‘, mai visto – mi confidò il medico del Federico II – nella storia della chirurgia. E così sono stato sottoposto a tre interventi chirurgici per rimuoverlo. Poi ho eseguito 36 sedute di radioterapia, per le quali ringrazio la d.ssa Castrichino del centro Aktis di Marano di Napoli”.

Ma non è finita qui. Perchè una volta tornato a casa e sottoposto ad ulteriori controlli, sono state riscontrate due lesioni ai polmoni: “a questo punto ho iniziato la chemioterapia biologica ed ho effettuato 6 sedute in un anno e mezzo: le metastasi erano resistenti. Ma anche in tal caso ho da ringraziare il dott. Le Quaglie del reparto di chirurgia toracica dell’Annunziata, che è un’eccellenza: mi ha operato a marzo in toracoscopia e il 21 agosto mi è stato asportato mezzo polmone. Oggi, dall’esame istologico, non c’è più nulla“.

“Tutti i medici – racconta Sergio – che ho poi trovato sulla mia strada, tra cui il dott. Marafioti dell’Oncologia e Radioterapia di Cosenza, e i dottori Filippelli e Dima del reparto oncologico dell’ospedale di Paola, e tanti altri, sono stati importantissimi. Altrettanto importante però è il mio avvocato, Federico Iorio, che sta seguendo la causa intentata al medico che per due anni ha sottovalutato e ignorato il male che avevo“.

Da questa storia fatta di tantissima sofferenza fisica e psicologica, di un passo dopo l’altro ma anche di sorrisi, famiglia e amici che gli sono stati vicini, Sergio Del Giudice, ha deciso di scrivere un libro, che possa servire a chi non trova il coraggio di sorridere. Il volume, in fase di realizzazione, si intitolerà “Amati Sempre“, che uscirà tra sei mesi e rappresenta un modo per esprimere e trasmettere quanto sia importante affrontare qualsiasi avversità nella vita, anche quella che sembra insormontabile, con la lucidità e la bellezza di un sorriso e della speranza.

“Quello che voglio dire alle persone che vivono lo stesso dramma che ho vissuto io – conclude Sergio – è: sorridete, abbattetelo così questo mostro, noi siamo più forti. Bisogna capire che la vita è bella. Il libro parlerà anche di quel medico che non ha visto quel tumore classificato G3, ovvero all’ultimo stadio, un tumore che non si forma in un attimo. E lo faccio per avere giustizia per me e per chi può trovarsi nella mia stessa situazione. Non posso che ringraziare però i miei figli, mia moglie, tutti i medici che mi hanno seguito e aiutato in questi ultimi anni e i tanti amici che mi hanno dato la forza di andare avanti”.