ASCOLTA RLB LIVE
Search

Cosenza Vecchia: da un magazzino abbandonato spuntano fiori e storia (VIDEO)

La ricetta dei residenti contro il degrado

 

COSENZA – Da un magazzino abbandonato riemerge la poesia del centro storico di Cosenza. In un luogo che fino a poche settimane fa era ricettacolo di abbandoni selvaggi di rifiuti. A costo zero, con l’autofinanziamento dei cittadini. Grazie alla buona volontà e dedizione dei residenti, nel vicolo che porta al Palazzo Tarsia è così nata una nuova attrazione per i turisti e un’occasione d’incontro per chi vive il quartiere. «L’idea – spiega Stefano Catanzariti del Comitato Piazza Piccola – nasce dal voler recuperare i luoghi. Su questa porta venivano lasciate ogni giorno delle buste di spazzatura, allora abbiamo deciso insieme di riqualificare questo spazio e dargli nuova vita. Abbiamo allestito delle fioriere e installato dei dipinti che rappresentano i simboli di Cosenza: la Madonna del Pilerio e un sonetto di Galeazzo di Tarsia. Questo perché crediamo che vadano recuperate le tradizioni, ma con uno sguardo verso il futuro. Pensiamo che la riqualificazione debba avvenire senza snaturare i quartieri. Questo lavoro rappresenta la voglia di vivere dignitosamente e rendere Cosenza Vecchia un posto migliore. Lo spirito è quello solidale, di appartenenza, di comunità che è ciò che va valorizzato tra i nostri vicoli».

 

LA MADONNA DEL PILERIO ‘MODERNA’

I ‘vicini di casa’ hanno apprezzato l’iniziativa. Grazie anche alla collaborazione attenta e vigile della signora Virginia Coda, ognuno ha dato il suo contributo, chi prestando un attrezzo, chi piantando i fiori, chi realizzando i disegni. L’icona moderna della Madonna del Pilerio è una creazione di Stefano Pascuzzo, che si è ispirato al lavoro del noto street artist napoletano Jorit. «Amo il centro storico, perché ricorda le mie radici. La stampa digitale sul pannello che ho realizzato è una sorta di fotomontaggio. Riprendendo una rivisitazione dell’originale quadro della Madonna del Pilerio, ho sostituito il volto di una donna moderna e disegnato sulle sue guance, invece delle macchie della peste, le strisce tipiche di Jorit. Era una cosa che volevo fare da anni in via Gaeta e grazie al lavoro di tutti è stato possibile metterla in pratica».

 

LE COLPE DEL DEGRADO

«La nostra priorità – ribadisce Stefano Catanzariti del Comitato Piazza Piccola – è la messa in sicurezza del centro storico. Le colpe di questo degrado sono di tutti. Il problema è grave e reale, per risolverlo bisognerebbe mettere da parte appartenenze politiche e primogeniture. Chi abita qui vive con il quotidiano terrore che una scossa di terremoto possa fargli crollare la casa addosso. Il turismo non potrà mai fungere da volano per Cosenza Vecchia se i palazzi sono pericolanti, le strade dissestate e i vicoli bui. Dovrebbe essere riportata la normalità tra questi quartieri, farli diventare borghi con i servizi che ogni città ormai ha nel 2019. L’invito rivolto a tutti i cittadini è di sostenere le iniziative e frequentare il centro storico aiutandoci a recuperare questi luoghi contribuendo a darci nuove idee. Cosenza Vecchia è bella, ma non è solo una cartolina bisogna ricordare che ci vivono delle persone che hanno scelto di restarci e vanno ascoltate».

 

 

IL SONETTO DI GALEAZZO DI TARSIA

Il sonetto XXXII ‘Chiare fresche correnti e lucid’onde’ di Galeazzo di Tarsia ricorda l’influenza che esercitarono su di lui le opere di Francesco Petrarca. Parla di un panorama, della bellezza della natura e dell’amore per le donne, ma anche per i luoghi. Poeta stimato e conosciuto anche al di fuori dei confini regionali Galeazzo di Tarsia è un’importante figura della storia cosentina. Arrestato e detenuto a Napoli venne confinato nell’isola di Lipari per poi morire due anni dopo la scarcerazione, nel 1553, in Calabria. Barone di Belmonte ed Amantea i suoi beni vennero ereditati dalla figlia ancora dodicenne. Si narra che questa ragazzina fu sposata, stuprata e uccisa dallo zio, anche se sulla vicenda aleggia a tutt’oggi un’ombra di mistero. I suoi versi si sposano con il sentimento che ogni cosentino dovrebbe nutrire per il proprio centro storico.

 

SONETTO XXXII

 

Chiare fresche correnti e lucid’onde,

Verdi prati, alti poggi e boschi ameni,

Che d’amor siete e di dolcezza pieni

Per virtù di quel sol che a me s’accende

Sien per voi l’aure ognor dolci e feconde,

Rugiadose le notti e i dì sereni,

Né bifolco o pastor greggia vi meni,

Né man fior mai ne colga o svella fronde.

Se quella che ha di me la miglior parte

Ch’or non è meco, i suoi alti pensieri

Sola spesso con voi divide e parte.

Ad ambo qual rimasi, allor che fieri

Venti troncaro al mio legno le sarte.

Dite, e quanto i miei dì sien tristi e neri.