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Morfina nei cracker ai semi di papavero. Avvocata cosentina vince causa con la Barilla

La morfina contenuta nello snack con ‘semi di papavero’ ha precluso la carriera ad un cosentino, risultato positivo agli oppiacei. E’ iniziata così una lunga causa contro la Barilla durata 11 anni e vinta da Mariaelena D’Agostino, avvocato del foro di Cosenza. La sentenza crea un precedente importante in Italia che mette in guardia gli utenti che acquistano alimenti con ‘semi di papavero’

 

COSENZA – Una battaglia legale iniziata quasi 11 anni fa e portata tenacemente avanti per dimostrare che in quei cracker prodotti da Barilla contenenti ‘semi di papavero’ c’era morfina e che mancavano sull’etichetta le avvertenze riportate della possibile presenza di stupefacenti. In pratica quelle sfoglie sottili e croccanti “ai 5 cereali” della Mulino Bianco sono costate la carriera ad un cosentino che sebbene non avesse mai assunto alcun tipo di stupefacente in vita sua ma, si è visto respinto ad un concorso importante perché risultato positivo al test degli oppiacei eseguito proprio per l’accesso a quel concorso.

Dopo lo smarrimento e l’incredulità iniziale, l’uomo ha ricollegato la positività al test con l’unica cosa che aveva fatto qualche ora prima recandosi al concorso: ovvero mangiare tre pacchetti di cracker della Mulino bianco nel quale erano contenuti i semi di papavero. Difeso dall’avvocata Mariaelena D’Agostino, del Foro di Cosenza, l’uomo ha deciso di diffidare l’azienda ed è iniziata una lunga battaglia legale durata ben 11 anni e nonostante la richiesta di un accordo bonario alla controparte.

L’avvocato Maria Elena D’agostino, ha raccontato la vicenda ai microfoni di Rlb

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La causa di primo grado

Nel procedimento di 1 grado la Barilla si era difesa sostenendo che i semi di papavero sono ingredienti del prodotto e che, la loro presenza, è indicata in etichetta dove viene riportata anche la quantità (0,8%) sottolineando nella memoria che la presenza di semi era innocua. L’azienda, inoltre, aveva escluso la connessione tra i cracker ingeriti dall’uomo e la positività al test degli oppiacei. Nel 2011 arriva la sentenza di primo grado. Il tribunale, nonostante riconosca che i semi di papavero possono contenere oppiacei in quantità tale da far emergere una positività al test della morfina, rigetta comunque la domanda in favore della Barilla.

La vittoria in appello e il risarcimento

L’avvocato appella la sentenza di primo grado. Si torna in Corte di Appello per il secondo grado di giudizio. Alla fine del 2016 arriva la sentenza che da ragione alla tesi prospettata dall’avvocato D’Agostino sin dall’inizio. Tesi secondo la quale “le informazioni in etichetta vengono considerate inadeguate perché non evidenziano gli effetti collaterali legati all’ingerimento dei cracker con semi di papavero. Nelle indicazioni infatti, dovrebbe essere riportata una dicitura della presenza, seppur minima, di sostanze stupefacenti. Il giudice accoglie le motivazioni e censura la Barilla, ‘rea’ di non aver fornito corrette informazioni. Inoltre, concede un risarcimento per danni morali collegati alla vicenda del concorso, oltre al pagamento delle spese legali.

“Non tutto ciò che è naturale è buono”

La sentenza d’appello, passata ingiudicato, precisa che nessuno si aspetta, mangiando dei cracker integrali, di ingerire anche morfina, e di poter essere trovato positivo ai relativi test”Anzi, relativamente al prodotto un questione “si tratta di un cracker integrale appartenente ad una linea caratterizzata da un’intensa campagna pubblicitaria diretta ad assicurare la leggerezza e la salubrità, così da far ritenere che tale alimento rientri tra quelli di maggiore affidabilità ai fini di un’alimentazione condotta all’insegna della naturalità . Talultimo concetto, nell’immaginario collettivo segnato appunto da campagne pubblicitarie indirizzate proprio a questo fine, non contiene o non esplicita più le potenzialità negative che ad esso possono abbinarsi (non tutto ciò che è naturale è buono), ma induce invece a giudicare come un optimum un prodotto che vanti tali caratteristiche”.

Importanza della dicitura sull’etichetta   

Ancora “la prospettazione del prodotto va nel senso della sua salubrità e dell’assenza di effetti negativi e che la sola dizione ‘semi di papavero’ riportata sull’etichetta non consente di cogliere che col prodotto si ingerisca anche una sostanza stupefacente qual è la morfina”. La direttiva CE 2003/89 ( recepita in Italia col d.lgs 114/2006 ), stabilisce all’allegato l , in materia di etichettatura di prodotti  alimentari, che tutte le spezie e/o piante aromatiche che non superino il 2% di peso nel prodotto finito possono essere indicate nella lista ingredienti solo con il nome della loro categoria generica, cioè “spezie” o “piante aromatiche”, Sicchè l’etichettatura del prodotto – andrebbe anche oltre la prescrizione. La presenza di morfina non è collegata alla percentuale di semi, ma varia da pianta a pianta a seconda della modalità di raccolta, e alcuni semi possono essere contaminati. In questa direzione si è pronunciata anche l’Esfa – Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Precedente importante per i consumatori

Oggi questa vittoria dell’Avv. D’Agostino e del suo cliente, che riscatta pienamente la sua reputazione, contro il colosso Barilla crea un precedente importante e soprattutto vuole essere un modo per mettere in guardia i consumatori sull’eventuale utilizzo di prodotti con semi di papavero che, come per i cracker del Mulino Bianco, seppur ‘pubblicizzati’ come naturali, salubri, e leggeri”  hanno invece poi compromesso la carriera di un uomo. Nel 2015 il prodotto viene semplicemente ‘ritirato’ dal commercio per essere poi riproposto qualche tempo dopo senza i “semini neri”. E sebbene la ‘cancellazione’ dell’ingrediente dal prodotto è passata praticamente inosservata, anche perché sono molte aziende che ritirano una merce o ne modificano la ricetta, in questo caso il motivo è semplice “i semi di papavero contengono morfina”. Con l’auspicio che questo importante traguardo raggiunto dalla nostra concittadina rappresenti un monito anche per le istituzioni affinché rafforzino la tutela dei consumatori con l’introduzione di norme specifiche volte alla salvaguardia della salute, bene primario e costituzionalmente garantito.