Neonatologia a Cosenza, la lettera di un papà: “mio figlio è vivo solo grazie ai medici”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un papà, Andrea Madeo, che di recente ha avuto ricoverato il suo bimbo, neonato, al reparto di neonatologia dell’ospedale di Cosenza

 

COSENZA – «Sono un padre che di recente ha avuto ricoverato un neonato affetto da una grave infezione sistemica e cerebrale presso il reparto di neonatologia dell’ospedale Annunziata di Cosenza. Dati gli ultimi eventi spiacevoli accaduti presso tale reparto, che hanno scosso i cuori dell’opinione pubblica, ho sentito il bisogno di raccontare e se possibile divulgare, la mia esperienza personale nel reparto, in contrasto con i commenti indignati e a volte anche disgustosi letti sulle pagine dei social».

«Mio figlio ad una settimana dal parto, affetto da un’infezione neonatale grave e misconosciuta alla nascita, è vivo solo grazie ai medici della neonatologia perché hanno subito ipotizzato e trattato con terapia antibiotica aggressiva, senza aspettare l’esito degli esami specifici, che si è rivelata essere salvavita per mio figlio. Sono stati giorni angoscianti anche perché successivamente e’ arrivata la notizia che l’infezione era anche a livello cerebrale. Ci siamo affidati a Dio e alla sapiente mano dei medici che grazie alla loro competenza e professionalità hanno subito impostato una terapia efficace che nel giro di 24-48 ore ha dato gli esiti sperati, cioè da un bimbo entrato sostanzialmente in coma completamente ipotonico ad un bambino che anche se con difficoltà aveva ricominciato ad alimentarsi al seno materno… nulla è stato lasciato al caso e nei 20 giorni di permanenza abbiamo avuto modo di confrontarci con persone umili, prepArate che mai si sono fermate per vivacchiare, mai visti prendere un caffè, e soprattutto persone “umane”».

«Ma non solo questo. In quei giorni sono arrivati bambini da tutta la provincia e anche da Reggio Calabria e ci sono stati giorni in cui erano ricoverati più di 30 bambini. Infermiere che si sostituiscono alle mamme anche solo con una carezza. Medici ed infermieri tutti lavorano incessantemente senza soluzione di continuità e cercano di fare il loro meglio per salvare e curare le vite dei nostri figli. Forse data la notevole affluenza sarebbe il caso di potenziare il personale medico e infermieristico? Cosa che ovviamente dipende dagli organi regionali ma che ritengo opportuno evidenziare da cittadino. Mio figlio quindi ci è stato consegnato in ottime condizioni cliniche e con un percorso di controlli accurato e programmato già alla dimissione. Nulla da eccepire, anzi».

«Per questo mi sento in dovere, immedesimandomi nei medici ed infermieri che hanno vissuto sulla loro pelle momenti così drammatici per l’esito infausto, ma a quanto pare già abbastanza compromessi dall’inizio, degli ultimi due casi che hanno scatenato in me tanta tristezza da genitore. Due casi così difficili e purtroppo ad esito infelice non possono minare ne’ le coscienze del personale, perché operano sempre per il bene dei pazienti, ne’ il proseguio della loro stessa attività’ perché tali accadimenti determinano sicuramente anche nel personale sanitario uno sconvolgimento emotivo, per poi sentirsi trattati come delinquenti, ignoranti e incompetenti dal furor del populismo ah pardon del popolo».

«Con questo concludo e ringrazio: non si può sempre e solo parlare dei casi che per vari motivi, purtroppo, non hanno un lieto fine, non ultimo il fatto che i medici non sono Dio, ma noi cittadini abbiamo il dovere di far sapere e divulgare la nostra esperienza positiva. Altrimenti corriamo il rischio che per la sfiducia che si ripone negli ospedali e nella classe medica non facciamo altro che alimentare paradossalmente i casi di malasanità. Come si dice a Cosenza “ cumu t pianzi t truavi”. Non possiamo far sì che l’eccellenza diventi normalità e che i pochi casi negativi rendano un immagine e una concezione sbagliata e non fedele alla realtà, nell’immaginario collettivo».

Andrea Madeo