ASCOLTA RLB LIVE
Search

Ventottenne di Cosenza abbraccia l’Islam, i motivi della conversione (VIDEO)

Figlio di italiani, ‘cosentino doc’ diventa musulmano e abbatte i pregiudizi dal velo sul capo delle donne alla pena di morte passando per l’ISIS

 

COSENZA – Una scelta radicale: convertirsi all’Islam. Simone Dario Nardella, alias Mohamed Said, è un ‘cosentino doc’. Nato a Cosenza da genitori italiani ha 28 anni ed è musulmano da quando era diciottenne. E’ il delegato dei Rapporti al Dialogo del Centro Islamico di Cosenza e da sempre nutre uno spiccato interesse per le religioni. «Quando ero al liceo – racconta il giovane cosentino convertitosi all’Islam – ho iniziato a leggere e praticare diverse forme di preghiera e di meditazione. Mi sono interessato al cristianesimo, all’ortodossismo, al buddismo, all’induismo, al taoismo sia attraverso la lettura dei testi sacri sia con la conoscoscenza delle pratiche monastiche. Quello che mi ha colpito dell’Islam leggendo il Corano è che sintetizza perfettamente i valori di tutte le diverse fedi. Religioni che hanno un’origine comune, sono state rivelate da Dio, e sono in accordo sui grandi temi della metafisica. Il Corano dice che sono stati mandati sulla terra messaggeri a tutti i popoli portando loro il messaggio dell’unicità di Dio. Anche se poi le leggi date ad ogni popolo erano adeguate a quella determinata comunità e cambiano quindi da religione in religione. Molti profeti della Bibbia si ritrovano (compreso Gesù) nel Corano. Nella storia islamica infatti quando i musulmani hanno incontrato sul loro cammino altre religioni le hanno interpretate come tradizioni, probabilmente tramandate da Dio.».

 

IL SENSO DELLA VITA NELL’ISLAM

«La spiritualità islamica – spiega Nardella – è abbastanza semplice. Islam significa sottomissione, che in italiano ha dei connotati negativi. Non è però così. Quando tu ti dai a Dio con tutto te stesso ricevi in cambio una condizione di pace perché essendo Dio il Signore di ogni cosa, ed essendo tu stato creato per lui, nel donarti alla fede realizzi lo scopo della tua creazione. Qualsiasi altro aspetto della vita di cui hai bisogno come essere umano, che siano relazioni interpersonali o questioni economiche, rientra in questo schema divino. Ogni cosa diventa una forma di adorazione. Un esempio. Il modo in cui gestisco le finanze di famiglia è una forma di adorazione tanto quanto il venire in moschea per le preghiere. Grazie all’Islam mi rendo conto del valore che ogni cosa ha nel rapporto con Dio dando uno scopo unificante alla mia esistenza senza dover diventare un monaco.

 

 

Un conflitto invece presente nel cristianesimo dove c’è una tensione tra la vita reale e quella spirituale. Come musulmano non sento questo problema. Anzi. Ogni cosa può avvicinarmi a Dio. Quindi non c’è niente di male nel chiedere a Dio di essere accolto in Paradiso, ma allo stesso tempo posso chiedere lui di avere banalmente una nuova macchina se ne ho bisogno. L’importante è essere grati. Ed è questo che avvicina a Dio. Non ritengo questa spiritualità unica dell’Islam, però è una verità riaffermata proprio dall’Islam stesso 1.400 anni fa correggendo le deviazioni avvenute nelle precedenti rivelazioni e ridefinendo un nuovo sentiero per l’umanità. Gli esseri umani infatti hanno modificato con il tempo i principi rivelati da Dio facendo perdere il senso dell’operato dell’uomo nella propria vita quotiana».

 

L’ENTRATA NELLA COMUNITA’ ISLAMICA COSENTINA

«Sono stato accolto molto bene. Prima di convertirmi – racconta Simone Dario Nardella – conoscevo solo un signore musulmano a Cosenza perché il mio percorso è stato inizialmente perlopiù di lettura. Il passaggio è avvenuto mentre studiavo a Londra, quando sono tornato a Cosenza per le vacanze di Natale ho scoperto che la moschea era dietro casa mia. I musulmani cosentini erano molto felici della mia conversione, davano consigli ed erano sempre molto disponibili. Con il tempo ho approfondito gli studi della lingua araba, della storia islamica, delle scienze religiose. Ciò è stato molto apprezzato da loro che hanno mostrato così tanto rispetto nei miei confronti da nominarmi delegato al Dialogo e per un periodo mi hanno fatto sostituire anche il presidente del Centro Islamico che era partito in Marocco. Non c’è pregiudizio verso i convertiti italiani. Qualunque musulmano può accedere a qualsiasi carica a patto che si qualifichi con i suoi sforzi, è una comunità molto egalitaria e democratica».

 

PREGIUDIZI. PERCHE’ L’ISLAM SPAVENTA

«La ragione di base – denuncia Nardella – è la mancanza di conoscenza e di comprensione. I media non aiutano. C’è molta confusione e poco approfondimento. Prendiamo ad esempio la questione ISIS. La maggior parte dei sapienti li condanna accusandoli di eresia. Non c’è molto da spiegare. E’ un gruppo cui pratiche i musulmani disapprovano e criticano aspramente. Ci sono poi usi della religione che in Occidente risultano strane come quella delle donne di coprire la testa con un velo. Se però approfondiamo la questione ci rendiamo conto che si tratta di una tradizione non molto lontana da noi visto che le anziane della provincia di Cosenza lo fanno per abitudine. Anni fa era un costume diffuso e anche per andare in chiesa si usava coprire il capo come indicato anche nella Bibbia.

 

 

E’ un aspetto che parte della nostra cultura ha cercato di rifiutare perché nella cultura Occidentale la donna per essere libera non deve coprirsi. Per i musulmani invece è il coprirsi rende liberi perché permette alla donna di esprimere meglio la propria intelligenza, la propria interiorità. E’ strano che un occidentale non possa capire la tradizione del coprirsi visto che le donne lo facevano in passato nella nostra cultura e in molte lo fanno ancora oggi. Ci si scandalizza del fatto che in alcuni stati islamici esista ancora la pena di morte, se ne può discutere, ma c’è anche negli Stati Uniti. Sembra un insulto all’intelletto umano. La cosa più importante è parlare, cercare di comprendersi. Siamo tutti essere umani e le fedi non sono poi così diverse. Le cose sulle quali non combaciano le idee non sono così gravi da poter dire: ‘Voi state in un paese perché non potete convivere con noi’».

Festa di fine Ramadan, la gioia dei musulmani cosentini (FOTO E VIDEO)