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Colpo d’ariete e manovre manuali, ecco perché Cosenza è senza acqua (VIDEO)

Un ingegnere chiamato a gestire l’emergenza idrica di Cosenza spiega i motivi per cui il centro della città è perennemente a ‘secco’. Il mediattivista Dionesalvi, che ha analizzato il fenomeno, chiede invece al Comune dove siano finiti i milioni di euro per finanziarne l’ammodernamento, mentre si attende chiarezza sulla contaminazione dell’acqua

 

COSENZA – Marco De Marco è un ingegnere che si occupa di risorse idriche in Oman. Per il sultanato e in Africa cura progetti di dighe, strade, acquedotti, fognature e mitigazione del rischio idrogeologico. Durante l’emergenza acqua del 2016 (anno con una grave siccità in Calabria) è stato chiamato dal Comune di Cosenza a collaborare per risolvere i disagi in città. Insieme ad altri professionisti ha aperto e ispezionato tutti i pozzetti di Cosenza, cercando di capire dove l’acqua va a fine e dove si originano le anomalie. Lo spaccato che ne emerso è assurdo. «A Cosenza – spiega De Marco – l’acqua arriva nelle case razionata e per poche ore nell’arco dell’intero anno. Il servizio idrico è insoddisfacente per motivi amministrativi (esistono due proprietari: Comune e Sorical), climatici/orografici (piove meno, la città è in una conca) e tecnici (le manovre sui serbatoi provocano rotture nelle condotte).

 

Siamo intervenuti sulle falle e, per esempio, su via Popilia abbiamo individuato una perdita di 10 litri al secondo che scorreva da anni, erodendo il sottosuolo, facendo sgretolare l’asfalto e creando numerose buche. Nei tratti del centro in cui sono stati rifatti i marciapiedi le tubazioni sono state riqualificate con un’attività di ricerca e riparazione delle perdite. Il Comune di Cosenza però non ha aggredito il problema in maniera incisiva perché sapeva che alcuni lavori sarebbero rientrati in dei fondi POR 2007 – 2013 (ora confluiti nel pacchetto POR 2014 -2020) per i quali nel 2016 si era  già concluso l’iter progettuale, era stato finanziato con milioni di euro, ma non è ancora mai partito».

 

 

IL COLPO D’ARIETE E L’EMERGENZA QUOTIDIANA

«Quando notavamo qualcosa di strano – racconta l’ingegnere De Marco – informavamo il servizio idrico del Comune che con i tecnici andava a fare ulteriori indagini per trovare le perdite. Ripararle non è facile perché il sistema di distribuzione ha un suo equilibrio e, chiudendo una falla, può darsi che se ne crei un’altra in un altro punto che prima non era sottoposto a forti pressioni. Servirebbe un’attività complessa di misurazioni che andrebbero fatte prima e dopo le riparazioni per evitarlo. Le rotture si creano a causa dei serbatoi che non accumulano acqua, ma svolgono la funzione di compensazione del regolare flusso. I tecnici del Comune di Cosenza sono costretti quindi ad agire manualmente: chiudono l’acqua in uscita dai serbatoi durante la notte per permettere di accumulare il più possibile e alle prime luci dell’alba aprono le saracinesche e la fanno uscire. Sono operazioni delicate che si fanno di solito in situazioni d’emergenza, invece a Cosenza sono quotidiane.

 

I tecnici del Comune di Cosenza – garantisce l’ingegnere De Marco – hanno una notevole professionalità, conoscono la rete idrica cittadina come le proprie tasche, ma l’unica cosa che possono fare è chiudere le saracinesche di notte e riaprirle all’alba. Quasi tutti i condomini però hanno nel palazzo le autoclavi che risucchiano tutta l’acqua immessa in rete nel giro di pochi minuti. Succede così che le altre aree della città che sono dislocate in punti idraulicamente svantaggiati ne risentano. In più agendo manualmente sulle saracinesche, i 16 serbatoi svuotandosi all’improvviso generano nella tubazione degli sbalzi di pressione, definiti ‘colpo di ariete’ che possono danneggiare notevolmente le condotte. Le manovre dei tecnici del Comune pongono sotto stress le tubazioni che, essendo vecchie e continuamente sollecitate, esplodono e si spaccano come è successo qualche mese fa su Corso Umberto dove è crollato il manto stradale».

 

 

I SERBATOI SULLA CONCA

«E’ importante – spiega l’ingegnere De Marco – capire come funzionano le diverse opere che distribuiscono l’acqua nelle nostre case. Esistono delle sorgenti che sono la fonte di approvvigionamento degli acquedotti: ai piedi del Pollino per l’Abatermarco (a 80 chilometri da Cosenza) o in Sila per il Bufalo. Le tubazioni dal Pollino e dalla Sila arrivano a Cosenza attraversando un territorio spesso soggetto a frane e crolli sulle condotte che provocano l’interruzione del servizio idrico per giorni. Qui il flusso proveniente dagli acquedotti viene accumulato in 16 serbatoi ubicati sulle alture della città. Cosenza ha una conformazione ideale per la distribuzione idrica. Essendo in una conca è circondata da rilievi che consentono di portare l’acqua nelle case semplicemente grazie alla forza di gravità smistatandola nella rete che è divisa in settori, ad esempio: Merone e via De Rada approvvigionano il centro città (da viale della Repubblica a corso Mazzini); il serbatoio di Colle Mussano serve invece via Popilia. Se da un lato l’orografia di Cosenza facilita la distribuzione dell’acqua, dall’altro rappresenta un problema perché i colli che circondano Cosenza hanno un’altitudine tale da sottoporre le condotte ad una notevole pressione visto il dislivello. Pressione che può provocare rotture e perdite».

 

 

FATTORI CLIMATICI E TUBATURE CORROSE

«Piove di meno con precipitazioni concentrate in brevi periodi dell’anno. La riduzione pluviometrica – chiarisce l’ingegnere De Marco – si ripercuote negativamente sulla rete, i cittadini dovrebbero esserne consapevoli e usare l’acqua con parsimonia essendo un bene limitato. In più alcuni dispositivi hanno superato la loro vita utile, sono fatiscenti: dalle valvole alle saracinesche fino alle tubazioni corrose. La rete è obsoleta.  Si tratta di materiali che non garantiscono più l’efficienza prestazionale. Inoltre ho visto pozzetti invasi da radici e vegetazione dove fare delle rilevazioni attendibili è impossibile in quanto azionando determinati meccanismi non è da escludere che si creino rotture».

DOPPIA PROPRIETA’

«L’acqua è un bene di primaria importanza su cui non deve esserci lucro. Per questo motivo dovrebbe tornare ad essere pubblica e non strumento in mano di un privato che la distribuisce all’ingrosso e lucra su ogni litro erogato a fronte – secondo l’ingegnere De Marco – di scarsi interventi sulla rete infrastrutturale. Il problema è che gli acquedotti non fanno capo allo stesso proprietario. Le questioni amministrative della rete idrica di Cosenza non sono di secondaria importanza visto che i due ‘padroni’ (Sorical e Comune) sfruttano le loro competenze per bisticciare. Litigano, invece di studiare sistemi per accumulare l’acqua come avviene nei posti in cui io lavoro dove desalinizzano quella del mare, raccolgono quella piovana e la riusano per lavare strade, irrigare o raffreddare impianti industriali».

 

 

LA SOLUZIONE

«La soluzione esiste e anche i soldi per attuarla. Nel 2016 Cosenza, attraverso un Accordo Quadro, – sottolinea l’ingegnere – è stata beneficiaria di un progetto da diversi milioni di euro della Regione Calabria di ingegnerizzazione della distribuzione idrica. Lo studio Lotti di Roma che si è aggiudicato la commessa ha ideato misure capaci di risolvere per sempre il problema della carenza d’acqua a Cosenza. Da una stanza di controllo con un sistema informatizzato come quello dei treni, si può monitorare ogni singolo tratto della rete idrica e valutare attraverso la misurazione del flusso la portata e la pressione a cui è sottoposto ogni tratto e capire in tempo reale quali sono le anomalie, dove c’è un brusco abbassamento della portata (quindi una rottura) e in via più generale come si muove l’acqua in una rete idrica complessa come quella cosentina lunga centinaia di chilometri. Il progetto, prevede anche la riqualificazione delle tubazioni dove vi sono anomalie ed altri interventi secondari. Lavori che avrebbero un beneficio sostanziale per l’intera rete. I cittadini hanno il diritto di sapere perché questi interventi non sono stati messi in pratica».

 

L’INCHIESTA DEL MEDIATTIVISTA DIONESALVI

«A quest’ora ancora c’è un po’ d’acqua, ma se aspettiamo l’ora di pranzo, basta aprire il rubinetto e non viene giù una goccia». Da questa amara constatazione il mediattivista Claudio Dionesalvi ha tratto l’idea di realizzare un’inchiesta sulla carenza idrica e sui disservizi legati all’acqua a Cosenza. «Un lavoro – afferma Dionesalvi –  partito da un’indignazione naturale che può scattare in chiunque abiti nel centro città, per rispondere alla domanda: perche a Cosenza manca l’acqua? Le conclusioni alle quali sono pervenuto sono semplicissime: la rete idrica cosentina è un colabrodo e quando i tecnici intervengono per riparare, un guasto o una perdita, per un sistema analogo a quelli dei vasi comunicanti, scoppia da un’altra parte la rete idrica per cui se io riparo qui a qualche centinaio di metri c’è il rischio che poi i tubi perdano. L’amministrazione comunale ha provato a porvi rimedio, ma non si capisce se gli interventi effettuati sono stati in profondità o in superficie.

Il Comune di Cosenza ha poi litigato con Sorical sulle competenze di chi debba gestire la rete idrica e di chi debba intervenire in alcuni settori, ma non è ancora chiaro ad oggi chi concretamente sia chiamato ad assicurarci l’erogazione dell’acqua. Nel luglio del 2017, l’OICE (associazione delle Organizzazioni di Ingegnerie di Architettura e di Consulenza tecnico economica) ha annunciato l’avvio da parte dello studio Lotti di due progetti di risanamento delle reti idriche nei Comuni di Cosenza e Reggio Calabria. In base ad un finanziamento del POR Calabria 2014/2020 avrebbe dovuto realizzare “opere di monitoraggio, controllo, modellazione idraulica, ristrutturazioni delle infrastrutture, al fine di recupere efficienza immediata mediante riparazioni di perdite e sostituzioni mirate”. Opere che contribuirebbero a migliorare il sistema di approvvigionamento. Chiedo all’amministrazione comunale e regionale: Queste opere sono state avviate? Di questi soldi che si sa?».

IL ‘MISTERO’ DELL’ACQUA CONTAMINATA

«Ho effettuato qualche tempo fa un accesso civico sia presso l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, sia presso l’ARPACAL – denuncia il senatore del Movimento 5 Stelle Nicola Morra – richiedendo la documentazione sui controlli delle acque destinate al consumo umano del Comune di Cosenza per l’anno 2018 ed inizio 2019. Ho così ricevuto ben 14 comunicazioni di non conformità sull’acqua di Cosenza da parte dell’ASP che segnalava al Comune la presenza oltre la norma di batteri coliformi e fecali chiedendo che a tutela della salute pubblica venissero attivate le procedure di sanificazione e imposto ai cittadini l’utilizzo per soli scopi igienici delle acque corrispondenti ai punti di prelievo in cui la rete idrica risultava contaminata.

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza ha sollecitato, per ben 14 volte nel 2018, il Comune a fornire la relazione sulle procedure tecniche poste in essere per l’eliminazione delle cause contaminanti e la trasmissione di copia dell’ordinanza sindacale in merito alla comunicazione alla città dell’utilizzo delle acque per soli scopi igienici, quindi non potabili. Ho deciso perciò di presentare un esposto per far chiarezza sia in Procura che al commissario alla sanità Cotticelli. L’amministrazione comunale a mio avviso deve rispondere ai cittadini, rendendo note le motivazioni delle mancate emanazioni delle ordinanze sindacali a tutela della salute pubblica e nell’interesse collettivo. E’ un quesito che ho sottoposto anche alla Regione Calabria, che però ad oggi, come il Comune di Cosenza, non ha ancora risposto».

Il Comune di Cosenza, dal suo canto, nella persona del dirigente Francesco Converso si impegna nei prossimi giorni a rispondere alle domande della redazione sullo stato dell’arte dei progetti di risanamento della rete idrica cosentina e della bonifica delle acque pubbliche dalle presunte contaminazioni.

 

VIDEOREPORTAGE DI MARCO BELMONTE