Cosenza, acqua contaminata. Interrogazione al Ministro dell’ambiente del M5S

Interrogazione parlamentare dei Grillini al ministro Sergio Costa sulla questione dell’acqua potabile di Cosenza. All’Assessore Caruso “Le chiacchiere stanno a zero, è un mese che attendiamo la sua di documentazione, la esortiamo ancora una volta a renderla pubblica”.

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COSENZA – La querelle sulla presunta contaminazione dell’acqua potabile a Cosenza denunciata alcune settimane fa dal Senatore del Movimento 5 Stelle Nicola Morra, a cui è seguita l’immediata replica del Comune di Cosenza che ha preannunciato querela per procurato allarme contro il Presidente della commissione parlamentare antimafia, è lungi dall’essere conclusa, visto che il Movimento 5 Stelle ha presentato, nei giorni scorsi, un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’ambiente Sergio Costa, a prima firma proprio Nicola Morra, che hanno chiesto al Ministro l’invio degli ispettori per fare luce sulla vicenda.

In attesa dell’arrivo degli ispettori chiesti al ministro – si legge nella nota del Meetup Cosenza e Oltre –  ricordiamo all’assessore Caruso che siamo ancora in attesa che le carte in suo possesso, in merito alle contro analisi comunali, vengano rese pubbliche. I cittadini hanno il diritto di sapere.  È bene sottolineare – continuano i grillini –  che dai dati di cui disponiamo, risalenti in ultimo al 31 gennaio 2019, le analisi sull’acqua risultano non conformi ai parametri di norma. A tal proposito, gli atti sulle controverifiche delle 14 anomalie sulle analisi chimico-fisiche e microbiologiche del 2018 e del 2019 dove sono?  L’assessore Caruso ribadisce che da analisi da lui predisposte tutto rientrava nella norma, tanto da non ritenere necessario avvertire la cittadinanza, contravvenendo ad un esplicito ordine dell’ASP a cui spetta l’ultima parola sulla qualità dell’acqua. Per ben 14 volte, inoltre, non essendo stata emanata ordinanza sindacale non si è intervenuto per tutelare la salute dei cittadini e l’interesse pubblico. Situazione gravissima. Non è un comportamento scrupoloso e conforme alla legge. Apprendiamo che dopo un anno si è addivenuti ad un accordo con L’ASP per snellire le comunicazioni fra i due enti, che ad oggi si svolgono in due giorni! Ridicolo… L’evidente negligenza e le puerili giustificazioni di chi istituzionalmente è preposto al controllo delle acque e della salute dei cittadini non possono essere prese, in alcun modo, in considerazione. Le chiacchiere stanno a zero: assessore Caruso è un mese che attendiamo la sua di documentazione, la esortiamo ancora una volta a renderla pubblica”.

Qui il testo dell’interrogazione 

Premesso che:

l’accesso all’acqua potabile è indispensabile per la salute individuale e collettiva. Pertanto, è da annoverare fra i diritti umani come anche riconosciuto dall’ONU, dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dall’Unione europea;

Con l’espressione acque destinate al consumo umano si intendono le acque trattate o non trattate, di uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, fornite tramite una rete di distribuzione oppure mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori. Il principale riferimento normativo è il decreto legislativo n. 31 del 2001, e successive modifiche e integrazioni, che dà attuazione alla direttiva 98/83/CE, con la finalità di proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque, garantendone la salubrità;

Considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

L’Azienda sanitaria provinciale (ASP) Cosenza e l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria, nell’esercizio delle proprie prerogative, hanno effettuato le attività di controllo sulle acque destinate al consumo umano presso il comune di Cosenza. Nel corso di questa attività, nell’anno 2018 sono state riscontrati diversi superamenti dei parametri normativamente stabiliti nell’allegato I al decreto legislativo n. 31 del 2001. In particolare, detti superamenti hanno riguardato l’escherichia coli e i coliformi. Conseguentemente, l’ASP inoltrava al Comune di Cosenza, mediante più comunicazioni, gli esiti delle analisi compiute, invitando il sindaco a disporre, nelle more dell’attivazione delle procedure di sanificazione, l’utilizzo, per soli scopi igienici, delle acque corrispondenti alle parti di rete. Dalla consultazione dell’albo pretorio, sul sito istituzionale del Comune, non risulta alcun provvedimento e o comunicazione in merito;

A riguardo, l’art. 10 del decreto legislativo n. 31 del 2001 sancisce: “nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondono ai valori di parametro fissati a norma dell’allegato I, l’azienda unità sanitaria locale interessata, comunica al gestore l’avvenuto superamento e, effettuate le valutazioni del caso, propone al sindaco l’adozione degli eventuali provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica, tenuto conto dell’entità del superamento del valore di parametro pertinente e dei potenziali rischi per la salute umana nonché dei rischi che potrebbero derivare da un’interruzione dell’approvvigionamento o da una limitazione di uso delle acque erogate. Il gestore, sentite l’azienda unità sanitaria locale e l’Autorità d’ambito, individuate tempestivamente le cause della non conformità, attua i correttivi gestionali di competenza necessari all’immediato ripristino della qualità delle acque erogate. La procedura di cui al comma precedente deve essere posta in atto anche in presenza di sostanze o agenti biologici in quantità tali che possono determinare un rischio per la salute umana. Il sindaco, l’azienda unità sanitaria locale, l’Autorità d’ambito ed il gestore informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati, ciascuno per quanto di propria competenza”,

Si chiede di sapere:

Se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali azioni di competenza intendano assumere al fine di tutelare la salute dei cittadini;

Se non intendano inviare degli ispettori al fine di verificare l’operato delle autorità competenti relativamente gli obblighi previsti dalla normativa vigente, anche alla luce dei comportamenti omissivi descritti;

Se non ritengano opportuno che gli ispettori conducano controlli sulla salubrità dell’acqua al fine di garantire gli standard qualitativi previsti per l’acqua potabile.