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La maledizione dell’ultimo posto, i drammi della sanità in Calabria

La sanità calabrese dal 2015 alla fine del 2018 nella relazione dell’ex commissario della sanità calabrese Massimo Scura. l Livelli Essenziali di Assistenza in Calabria erano i più bassi in Italia al suo arrivo e il numero di ‘imboscati’ il doppio rispetto alla media nazionale

 

 

ROMA – I drammi della sanità calabrese erano già stati annunciati. Dal premio di produttività regalato a ‘furbetti del cartellino’, alle Risonanze Magnetiche nuove mai entrate in funzione. In un’audizione al Senato, il 19 settembre 2018, del commissario al Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario in Calabria Massimo Scura ha denunciato tutto. Chiamato a gestire la sanità in Calabria dal marzo 2015, prima di lasciare il proprio incarico nei mesi scorsi consegnò una relazione in commissione Igiene e Sanità del Senato. Un documento in cui riassume le condizioni in cui ha trovato Ospedali e Asp in Calabria (esisteva una sola PET nell’intera regione), la situazione in cui versa la sanità calabrese oggi e, soprattutto, ciò di cui avrebbe bisogno.

 

LA SANITA’ IN CALABRIA NEL 2015

 

«Al mio arrivo in Calabria – affermava Massimo Scura nella sua relazione al Senato – la situazione era la seguente:

 

– ultimi in Italia per la Griglia Livelli Essenziali di Assistenza 2014 a 137 punti;

– Bilancio 2014 in  perdita di 65,5 M €; debito pregresso dell’ASP di Reggio Calabria sconosciuto;

– Privati che venivano pagati a consuntivo con decreti adottati a ottobre/novembre dell’anno in corso, senza alcuna programmazione e selezione della produzione;

– Zero relazioni sindacali. Tutti i dipendenti degli ospedali chiusi “lavoravano” negli stessi ospedali chiusi;

Tasso di dipendenti con limitazioni lavorative o che godevano di 104 e altre agevolazioni, doppio rispetto alla media nazionale e triplo nella provincia di Reggio Calabria. Ribattezzati dai media, locali e nazionali “gli imboscati”;

– 1,4 M€/anno pagati da quattro anni per il leasing delle attrezzature della cardiochirurgia mai aperta all’Ospedale di Reggio Calabria, anzi con parte dei reparti dedicati ad altre attività;

– nel settore oncologico: zero screening;

– una sola PET-TAC nell’intera Calabria presso l’azienda ospedaliera universitaria Mater Domini di Catanzaro:

– 900 precari di tutti i profili;

– 1.000 ausiliari in categoria A (categoria sindacale non più esistente nelle regioni virtuose) 150 “primari facenti funzioni” quindi nominati senza concorso in tutti gli ospedali Hub e  Spoke;

– un numero di dipendenti amministrativi del 30% superiore alla media nazionale;

– assenza quasi totale di operatori socio sanitari (Uss) figura fondamentale per l’assistenza, ma non conosciuta in Calabria. Zero Oss all’Ospedale di Reggio Calabria.

– incentivi ai Medici di medicina generale erogati a pioggia senza avere in cambio progetti migliorativi, come richiesto dall’Accordo Nazionale.

– assenza di obiettivi ai Commissari aziendali e poi Direttori Generali una volta nominati.

un dirigente di struttura complessa condannato in via definitiva per truffa (furbetto del cartellino) ha avuto successivamente una transazione di 100.000 euro per mobbing e un nuovo incarico di struttura complessa. Il Direttore Generale del quale ho formalmente richiesto al Presidente della Regione ( non solo per questo motivo) la non conferma dopo 18 mesi, non solo è stato riconfermato ma addirittura ha avuto il premio di produttività.

– un detenuto condannato per reati di tipo mafioso ha continuato a percepire lo stipendio dall’ASP di Reggio Calabria fino a pochi mesi fa.

– Assenza del sistema informativo regionale.

– Zero Risonanze Magnetiche nei quattro ospedali dell’ASP di Reggio Calabria;

– Le tre Risonanze Magnetiche fatte acquistare tramite Consip  per gli Ospedali di Locri, Polistena e Melito Porto Salvo, nel 2016, ancora non sono state installate. Ne giova il privato accreditato.

– Assenza dell’orologio marcatempo all’Ospedale di  Locri. Due volte installato due volte distrutto. Adesso finalmente funzionante.

Tutte le nove aziende sanitarie dirette da un Commissario, scelto dalla politica, anziché da un Direttore Generale scelto dall’albo regionale (e poi nazionale). Ora ci sono nove Direttori Generali».

 

 

COME RISOLVERE LA MIGRAZIONE SANITARIA

 

«Un discorso a parte – chiarì Scura ai senatori della commissione Sanita ed Igiene – va fatto sulla mobilità passiva extra regionale. Quella del 2013, nota nel 2015 – 2016 era di circa 300M€. I nuovi servizi attivati, sia nel settore pubblico che privato hanno senz’altro ridotto la migrazione sanitaria, ma lo sapremo nel 2019-2020.

Per ridurla occorreva attivare tre percorsi:

1)  aumentare in quantità e qualità i servizi resi al cittadino (e quindi assumere e riorganizzare, cosa iniziata massivamente da aprile 2015, ma con effetti tangibili solo nel 2017 e visibili ufficialmente solo alla fine 2019-inizio 2020);

2) affrontare i contenziosi con le altre regioni avvalendosi di professionisti preparati. Non come ha fatto spesso la regione, con funzionari impreparati o addirittura non partecipando, per quel che mi si dice, ai tavoli di contestazione.  Ambito di competenza della Regione Calabria.

3)  facendosi rappresentare al tavolo stato – regione dal Presidente (raramente presente) o da membri autorevoli e non da illegittimo consulente (cosa più volta denunciata in tutte le sedi e anche sui giornali)  per giunta senza alcun titolo comprovante il suo potere negoziale e  sua competenza in ambito sanitario.  Ambito di competenza della Regione Calabria».

 

 

LA MALEDIZIONE DELL’ULTIMO POSTO

«La Calabria nel 2015 – ricorda il commissario Scura – era afflitta da quella che ho definito “la maledizione dell’ultimo posto”:

 

– Le cinque province occupavano gli ultimi  posti nella graduatoria sulla qualità della vita del Sole 24 Ore.

– Aveva il livello griglia Livelli Essenziali di Assistenza 2014 più basso d’Italia. Ora non siamo più ultimi.

– Divideva con  la Campania il mancato accreditamento della malattia vescicolare suina.

– Ultima a non aver istituito l’autorità garante dei diritti dei detenuti.

– Penultima nella % delle aziende che non avevano adempiuto agli obblighi Anticorruzione.

– Ultima nell’utilizzo della ricetta elettronica.

Secondo statistiche nazionali la regione con il tasso di assenteismo nel settore pubblico più alto d’Italia (tutt’ora) e  Locri il comune più assenteista.

– Ultima regione nelle donazioni per trapianto organi.

– Prima nel numero di comuni sciolti per infiltrazione mafiosa.

 

Il problema, quindi, era ed è, prima di tutto, essenzialmente culturale».

 

LA NON-COLLABORAZIONE DELLA REGIONE CALABRIA

«Oggi da oltre 18  mesi, (tutto più volte denunciato e verbalizzato dal tavolo interministeriale) – spiega Massimo Scura nella sua relazione al Senato – il Dipartimento è stato distrutto scientemente: 

 

– il dirigente generale svolge il suo ruolo ad interim con la direzione di un altro dipartimento da oltre un anno;

– mancano i dirigenti responsabili di settori vitali quali la rete ospedaliera, le autorizzazioni e l’accreditamento, l’emergenza urgenza, i LEA, il bilancio, gli affari generali, la rete informatica, il personale e l’ufficio delle convenzioni;

– manca il subcommissario (formalmente dimessosi ad agosto 2017, ma assente dalla Calabria da marzo dello stesso anno).

– manca Agenas

– manca l’Advisor.

l’ostruzionismo del Presidente (il governatore della Regione Calabria Mario Oliverio ndr) e del suo staff è palpabile e si manifesta in continui attacchi ed esternazioni alle quali il Commissario non risponde, se non raramente, per rettificare errori evidenti.

 

Insomma, sono ancora molte le cose da fare sia sotto il profilo organizzativo, della diffusione uniforme dei Livelli Essenziali di Assistenza e dell’azzeramento della perdita economica. Non vi è però dubbio che tutti i problemi sono stati correttamente aggrediti, in parte sono stati risolti e in parte sono in via di soluzione. Gravi sacche di inefficienza sono ancora presenti in provincia di Reggio Calabria e in parte di Cosenza. Con rammarico va sottolineato che saremmo ben più avanti nell’ultimazione del piano di rientro se la Regione avesse remato nella direzione dell’interesse della salute dei cittadini».

 

COSA E’ STATO FATTO

 

«Negli ospedali Hub:  all’Annunziata di Cosenza: attivate la chirurgia toracica, quella ginecologica, la senologica e ricostruttiva, la bilio-pancreatica; potenziate la chirurgia vascolare, la cardiologia emodinamica, la radiologia interventistica, l’oncologia e la medicina nucleare con l’acquisizione della PET TAC e di un nuovo acceleratore lineare; inaugurate 4 nuove sale operatorie; attivati 4 posti letto di terapia intensiva pediatrica, unici in regione, in collaborazione con il Garante per l’infanzia. Nel complesso 629 posti letto attivati su 705 previsti da programma operativo. L’89,2%, bassa per un HUB, perché risente della ristrutturazione di una parte dell’ospedale.

 

Negli ospedali Spoke, in particolare: attivate l’ortopedia, la riabilitazione intensiva e  la medicina d’urgenza a Lamezia; la neonatologia e la tin, l’oncologia, la nefrologia, la neurologia con stroke unit a Crotone; l’ortopedia e il potenziamento dell’emodinamica a Castrovillari; nefrologia a Vibo Valentia. Per tutti gli ospedali Spoke sono state autorizzate le assunzioni dei primari mancanti e del personale necessario all’attivazione di nuovi reparti chiusi nei decenni precedenti. Altre assunzioni e interventi minori sono stati attivati negli ospedali generali e in quelli in zona disagiata.

 

Sul territorio: sono stati adottate le reti territoriali delle 5 ASP; sono state definite le tariffe per la semiresidenzialità anziani e l’assistenza domiciliare; sono stati aperti 30 nuovi posti letto di Hospice per un totale ad oggi di 54 posti letto e altri 30 sono in fase di attivazione; sono state riviste al ribasso le tariffe per RSA; sono stati rivitalizzati i distretti e definite le linee di attuazione dell’Accordo Integrativo Regionale con la medicina di base per la costituzione delle AFT e UCCP; sono iniziati i lavori per la costruzione delle case della salute autorizzate.

 

Nella prevenzione: è stato attivato lo screening oncologico nelle 5 ASP con risultati differenziati: molto elevati a Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone, medi a Cosenza e bassissimi a Reggio Calabria.

 

Il settore veterinario: è sotto controllo grazie alla Task Force formata da un dirigente nominato dal ministero e da veterinari delle aziende. La Task Force è  alla diretta dipendenza del Commissario al piano di rientro. Come detto è stata inviata a Bruxelles la richiesta di accreditamento della malattia vescicolare suina. In collaborazione con l’ANCI e le associazioni di volontariato è stato riadottato il decreto sul randagismo (DCA 67/18). È stato sottoscritto con INPS il protocollo d’intesa per l’affidamento delle funzioni relative al l’accertamento dei requisiti sanitari in materia di invalidità, confluito nel DCA 86/18».