Omicidio Bruni, inammissibili i ricorsi dei pentiti Bruzzese e Lamanna

Dovranno scontare 11 anni di carcere così come disposto dalla sentenza dei giudici in Assise a Cosenza per i due pentiti che si sono appellati alla questione delle attenuanti generiche “non riconosciute” 

 

COSENZA – I due collaboratori di giustizia Franco Bruzzese e Daniele Lamanna rimangono dovranno scontare 11 anni di carcere perchè gli Ermellini hanno deciso che i ricorsi presentati sono inammissibili. Confermati i due gradi di giudizio per i due collaboratori di giustizia che sono stati accusati dell’omicidio di Luca Bruni, ultimo boss dell’omonimo clan. Si legge nella sentenza: ” La Corte di assise di appello di Catanzaro ha confermato la sentenza del 16/06/2016 della Corte di assise di Cosenza, che dichiarava la penale responsabilità di Franco Bruzzese e Daniele Lamanna in ordine al concorso nell’omicidio di Luca Bruni, aggravato dai motivi abbietti, dal nesso teleologico, dalla premeditazione ed anche ai sensi dell’art. 7 I. 203/91, per avere gli imputati agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa di riferimento, nonché nella detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo e occultamento di cadavere, sempre aggravati dall’art. 7 della suddetta legge, e, ritenuta la continuazione e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, equivalenti alle suddette aggravanti e alla recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, nonché l’ulteriore attenuante speciale di cui all’art. 8 della suddetta legge, li ha condannati alla pena di anni undici di reclusione ciascuno.

Per Bruzzese il ricorso della difesa si basa “sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche prevalenti sulla recidiva infraquinquennale, specifica e reiterata” e “del vizio di motivazione sulla mancata disapplicazione della recidiva, che sarebbe stata giustificata dalla collaborazione, e sulla conferma della pena di primo grado ritenuta congrua nonostante nella sentenza si sia dato risalto alla validità e pregnanza della collaborazione di Bruzzese. Il difensore insiste per l’annullamento della sentenza impugnata in relazione alla pena inflitta”.

Per Lamanna la difesa ritiene “che non sia stato valutato il percorso collaborativo e processuale di Lamanna rispetto all’elisione della recidiva” e “la Corte non ha effettuato un giudizio di bilanciamento tra le aggravanti e le attenuanti stante la mancata elisione della recidiva, previo riconoscimento dell’inesistenza di alcune aggravanti in quanto assorbite”. Per questo la difesa ha ritenuto che la pena andava riformulata in modo più adeguato alla posizione dell’imputato.

Per gli Ermellini “I ricorsi sono inammissibili. La Corte territoriale evidenzia come entrambi gli imputati siano gravati da plurime condanne definitive, di cui alcune divenute tali nel quinquennio antecedente, anche per condotte omogenee (reati in materia di armi o con uso di armi), la cui distribuzione nel tempo denota sia la persistente dedizione al crimine, sia la progressione verso condotte delittuose di crescente gravità; e come in questo quadro il nuovo e gravissimo episodio delittuoso in contestazione (omicidio pluriaggravato finalizzato a eliminare un esponente di vertice del clan mafioso di appartenenza onde sovvertirne gerarchie e alleanze), valutato in rapporto al numero, alla omogeneità e alla vicinanza temporale dei precedenti penali, risulti indicativo di più accentuata riprovevolezza della condotta e di maggiore pericolosità dei suoi autori, non incidendo in alcun modo su tale valutazione il fatto della successiva collaborazione, autonomamente premiato dall’attenuante speciale di cui all’art. 8 d. I. 152/91, sottratta al giudizio di bilanciamento”.