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I motivi perché l’imprenditrice di viale Parco chiede di ‘smontare’ il cantiere

Scetticismo sulla delibera ‘fantasma’ con cui si ordina l’avvio del cantiere e l’assenza di autorizzazioni. Il Tar si esprimerà nel merito il prossimo settembre

 

COSENZA – A Rende il cantiere della metrotramvia non verrà allestito finché non vi saranno garanzie sul termine dei lavori. A Cosenza invece le transenne hanno da settembre frettolosamente invaso Viale Parco. Per settimane la strada è rimasta interdetta al transito senza che i lavori fossero iniziati. Nel frattempo decine di cittadini hanno chiesto al sindaco Mario Occhiuto di rivedere il progetto, ma senza ottenere alcun riscontro. Un’imprenditrice, parallelamente al ricorso presentato al Tar dal Comitato No Metro cui prossima udienza è fissata al mese di ottobre, ha denunciato le anomalie di un’opera che grava sulla sua attività. Dopo essersi appellata a sua volta al Tar impugnando la deliberazione della Giunta Comunale di Cosenza sull’’’Approvazione progetto esecutivo Parco Urbano ed approvazione Posizionamento del tracciato Tramvia nella citta di Cosenza e sia il provvedimento, mai pubblicato e di estremi sconosciuti, con il quale è stata disposta la chiusura al traffico del Viale parco e si è dato avvio all’inizio delle lavorazioni”.

 

Aveva così ottenuto una sospensiva temporanea dei lavori affinché “gli Enti locali – recitava l’atto cautelare – rivalutino le modalità realizzative del cantiere lungo la menzionata arteria stradale, eventualmente disponendo un ridimensionamento della complessiva transennatura, ovvero l’interdizione di tratti minori del viale e comunque adottando accorgimenti tecnici che, in ossequio al principio di proporzionalità, consentano di minimizzare o in ogni caso di mitigare gli effetti dei progettati lavori sulla stazione di servizio della società ricorrente”. Provvedimento che in realtà, il Comune di Cosenza e la Regione Calabria non hanno di fatto mai applicato. I lavoratori della ditta appaltatrice infatti non sono mai del tutto scomparsi da viale Giacomo Mancini, che in queste ultime settimane dopo un primo ‘’migrazione di massi’’ da un lato all’altro del marciapiede hanno iniziato a sventrare la strada in orizzontale. Il provvedimento è stato ora annullato dal Consiglio di Stato, su richiesta del Comune di Cosenza, in attesa della sentenza che dovrà essere presumibilmente pronunciata dal Tribunale Amministrativo per la Calabria il prossimo 25 settembre. Se il ricorso dovesse essere accolto tutti i commercianti potrebbero richiedere risarcimenti per i danni subiti ai bilanci delle proprie attività. Per quanto riguarda l’intero progetto nel ricorso dell’imprenditrice viene denunciato che qualora non venisse realizzato il Parco del Benessere il Comune non dovrebbe pagare alcuna penale alla ditta appaltatrice.

 

 

IL RIFORNIMENTO SUL VIALE COSTRUITO PER SMALTIRE IL TRAFFICO

Viale Giacomo Mancini nasce per smaltire il traffico automobilistico cittadino da e per il centro di Cosenza. Una scelta urbanistica che risale agli inizi degli anni Novanta in cui la strada viene costruita con lo scopo di diventare l’arteria principale dell’area urbana. Un’opera indispensabile per decongestionare l’enorme mole di auto che si riversavano (e oggi tornano a riversarsi) soprattutto su via XXIV Maggio e via Popilia per muoversi da nord a sud. Milena Gabriele è la titolare della stazione di servizio che affaccia sul cantiere poco prima del quartiere Cristo Re. Ha ‘traslocato’ lì da qualche anno, su indicazione dello stesso Comune di Cosenza quando il suo punto vendita che da 20 anni era allestito in piazza Riforma è stato smantellato. Uno spostamento che è costato alla signora Milena un mutuo da 800mila euro, che continua ad oggi a pagare. A collocare il rifornimento sull’asse viario che collega Cosenza, Rende e Montalto era stata l’amministrazione comunale nel 1999, in base al documento di riordino della Rete Impianti Carburanti cittadini avviata dagli anni Novanta con una precisa mappatura. In più la sua nuova stazione di rifornimento, come imposto dal Comune, è stata realizzata per erogare servizi anche agli automobilisti con l’aggravio di spese per l’apertura di una rosticceria, un’edicola, un bar e dei servizi igienici. Le modifiche al tracciato del Viale Parco hanno dimezzato l’utenza della stazione di servizio scoraggiando gli automobilisti che per accedervi devono percorrere un itinerario ‘acrobatico’ e poco agevole. Situazione destinata a precipitare allorquando si procederà alla chiusura dell’arteria sud-nord atteso con una riduzione ulteriore dell’accessibilità all’area di servizio nel momento in cui Via Consalvo Aragona sarà a senso unico.

 

 

I MOTIVI PER CUI I LAVORI NON POTEVANO ESSERE AVVIATI

Il Parco del Benessere è l’opera con la quale viene giustificato l’avvio del cantiere. «Una struttura – spiega Milena Gabriele nelle memorie depositate dal legale difensore Pietro Funari – inserita nell’accordo di programma sottoscritto tra Comune di Rende, Cosenza e Regione Calabria nella quale confluiscono più interventi che trasformeranno definitivamente il territorio attraverso la realizzazione della metrotramvia. Allo stato attuale sebbene si sia proceduto alla chiusura dell’arteria stradale e si sia dato inizio alla cantierizzazione dei lavori volti alla realizzazione del parco urbano, la costruzione della metro, invece, è ancora in ‘’alto mare’’ non essendosi ancora dato corso alla sua progettazione, nemmeno definitiva, e non essendoci, quindi, alcuna certezza sulla sua realizzabilità o sui modi con cui verrà realizzata. E mentre l’iter versa in uno stato di oggettiva incertezza circa la realizzabilità dell’intero progetto, il Comune di Cosenza ha assunto provvedimenti tali da incidere definitivamente sul territorio, con conseguente enorme ed irreversibile pregiudizio per la collettività in particolar modo, per coloro i quali in conseguenza delle scellerate scelte amministrative del Comune resistente, subiranno delle drastiche e drammatiche conseguenza economiche».

 

Ambigua l’interpretazione di interesse pubblico data dal sindaco di Cosenza che, fa notare l’avvocato Funari nelle memorie della signora Gabriele cozza con «le proteste di piazza, la costituzione di Comitati, le petizioni popolari che rappresentano la volontà dei cittadini di schierarsi contro la realizzazione di Parco e Ferrotranvia». Ma c’è di più. L’avvio del cantiere sarebbe stato «posto in essere e portato avanti – secondo quanto riferito dal legale dell’imprenditrice – in assenza della procedura di valutazione ambientale strategica (VAS) e della valutazione dell’impatto ambientale (VIA). Atti indispensabili a valutare l’insieme di tutti gli effetti, positivi e negativi, diretti e indiretti, temporanei e permanenti, che una determinata opera genera sull’ambiente, inteso, quest’ultimo, nell’accezione più ampia di sistema complesso delle risorse umane e naturali e delle loro interazioni quindi considerando anche l’impatto economico e sociale.

 

 

LA FIRMA ”ILLEGITTIMA’ E LO SPETTRO DEL FALLIMENTO

Inoltre si è proceduto direttamente alla progettazione esecutiva dell’opera ma, in questa, non vi è traccia alcuna dei “contenuti” delle precedenti fasi e, in particolare del progetto di fattibilità tecnica ed economica volti ad individuare, tra più soluzioni, quella che presenta il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività in relazione alle esigenze da soddisfare e prestazioni da fornire. Un documento indispensabile che definisce gli obiettivi e le caratteristiche dell’intervento da realizzare, attraverso l’individuazione e l’analisi di tutte le possibili soluzioni progettuali alternative, compresa la non realizzazione dell’intervento, definita “opzione zero”. Omissioni e violazioni delle fasi progettuali – sostiene Funari – che si sono tradotte nella mancanza di partecipazione pubblica dei cittadini al processo decisionale sulla necessità di realizzare la metrotramvia e il Parco del Benessere».

 

Cittadini beffati da un’amministrazione comunale che, ricorda l’avvocato Funari, nelle memorie depositate: «è passata da un atteggiamento di totale chiusura verso l’opera (che ben faceva sperare i cittadini) a un atteggiamento di (immotivata) apertura e di favore verso la stessa». L’avvio dei lavori sarebbe inoltre illegittimo in quanto «firmato dal dirigente Giovanni De Rose che ha validato la determinazione dirigenziale per avviare il cantiere senza averne titolo, secondo i legali dell’imprenditrice Milena Gabriele, in quanto sarebbe decaduto dall’iscrizione alla Sezione Speciale dell’Albo afferente i legali degli Enti Pubblici». Nello sviscerare le preoccupazioni connesse alla realizzazione dell’opera la signora Gabriele ha infine sottolineato come la precaria situazione finanziaria della CMC, società che ha vinto l’appalto, che ha chiesto di essere ammessa a concordato preventivo. Dato che fa sorgere ulteriori dubbi sull’effettiva possibilità che i lavori possano essere portati a termine in tempi ragionevoli.