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Ospedale di Cosenza sporco ‘da contratto’, Coopservice nel mirino

La Procura di Cosenza ha scoperchiato il presunto sistema di corruttele poste in essere a scapito della salute dei pazienti. Il tutto alle spalle dei lavoratori costretti a pulire con 5 stracci almeno venti stanze e più di dieci bagni per poche centinaia di euro

 

COSENZA – Blitz congiunto di Guardia di Finanza e Carabinieri nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. Oggi su disposizione della Procura di Cosenza sono stati acquisiti tutti gli atti relativi all’aggiudicazione dell’appalto del servizio di pulizia degli ospedali cosentini. Almeno dieci, tra funzionari pubblici e dipendenti di aziende private i soggetti iscritti nel registro degli indagati. Le indagini sono partite nel 2016 da verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie dell’Ospedale Civile di Cosenza. Ispezioni compiute dai carabinieri della Compagnia di Cosenza, dal Nas di Cosenza, dallo SPISAL di Catanzaro e dall’Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria. Durante i sopralluoghi sono emerse gravi criticità che portarono al sequestro preventivo di una parte dell’Annunziata, comprensiva di sale operatorie (oggi dissequestrate) e area stoccaggio rifiuti, ritenuta inadeguata a garantire la cura della salute dei cittadini cosentini. L’attenzione degli investigatori si è quindi concentrata sui contratti di appalto per la fornitura di una serie di servizi dalla mensa alla lavanderia, passando per le pulizie.

 

 

Allarmante la scoperta del voluminoso arricchimento dell’impresa appaltante: la CoopService di Reggio Emilia. Un colosso capofila di un gruppo dal fatturato di oltre 860 milioni di euro l’anno con circa 21mila dipendenti cui stipendi non superano le poche centinaia di euro. I documenti stipati negli uffici dell’impresa ubicati all’interno dell’Annunziata hanno permesso di stabilire che, attraverso sofisticati meccanismi contabili, la cooperativa ha in maniera sistematica attestato falsamente a suo vantaggio di aver eseguito lavori di fatto inesistenti. Anzi. Impossibili da eseguire con i dipendenti di cui dispone all’Annunziata. Eppure l’ufficio competente dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza ha ignorato che il monte di ore regolarmente liquidate alla CoopService fosse visibilmente sovrastimato e incompatibile con il numero di lavoratori in servizio per ogni turno.

 

LA FRUSTRAZIONE DEI LAVORATORI

Dipendenti che in più occasioni hanno lamentato, mai con denunce pubbliche, la difficoltà di riuscire a pulire (e disinfettare) le aree assegnate con il tempo e i materiali disponibili (candeggina e prodotti mescolati con acqua che spesso esce dai rubinetti già sporca, colorata dalla ruggine). In quattro ore, un lavoratore part time, dovrebbe (da accordi con l’azienda) pulire 10/12 stanze degenti, i servizi igienici, l’infermeria, i corridoi e in alcuni casi anche le scale. In totale, in media, 20 stanze, 17 bagni, mobili, letti, comodini, sanitari, passamano e porte. Il tutto usando 5 panni Vileda per le superfici e 15 stracci per il pavimento. Materiale che una volta trasportato in lavanderia verrebbe poi mischiato e lavato insieme senza distinzione tra reparti o sale operatorie. Situazione che le colleghe che operano nell’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia hanno invece denunciato protestando contro Coopservice con un presidio davanti al nosocomio in cui affermavano che dopo il subentro della coop reggiana nella commessa erano stati raddoppiati i metri quadri di competenza di ciascun dipendente: “Non riusciamo a pulire bene, le ore sono poche, siamo stremate e sfinite”.

 

LE ORE DI LAVORO E LE PULIZIE ‘FANTASMA’

Ma c’è di più. Sarebbero stati gli stessi funzionari amministrativi a predisporre le false attestazioni sulla regolarità dell’esecuzione dell’appalto necessarie per la liquidazione delle fatture. I cittadini si sono così ritrovati a pagare pulizie ‘fantasma’. In cambio la Coopservice ha restituito loro interi reparti e sale operatorie sporche insieme al rischio di contrarre infezioni, che in alcuni casi si sono rivelate fatali. Al solo scopo di ingrassare le già floride casse della CoopService che con la complicità dell’ufficio competente dell’Azienda Sanitaria ha incassato ingenti somme, non dovute, pur non avendone alcun titolo. Un business allettante per la cooperativa reggiana cui presidente Olivi si trova attualmente imputato per presunte corruttele nell’’Appaltone’ del Policlinico di Modena. Un affare ufficializzato nel 2015 attraverso l’Autorità Regionale della Calabria – Stazione Unica Appaltante che ha sottoscritto il contratto tra Coopservice e l’Azienda di Cosenza per il servizio di pulizia con una commessa da 25 milioni di euro. Da quel momento in poi sembrerebbe che l’ufficio competente si sia limitato ad avallare, senza alcuna forma di controllo, i dati relativi alle ore mensili dichiarate dalla cooperativa. Ore di lavoro fatturate e liquidate, senza essere di fatto prestate, a scapito dell’incolumità dei pazienti.

 

IL VOLUME DI AFFARI E GLI ‘SCHELETRI’ DI COOPSERVICE

La Coopservice con sede a Cavriago in provincia di Reggio Emilia non è nuova nel riceve le attenzioni della magistratura. Le vicende legate al maxiappalto del Policlinico di Modena, che ha scoperchiato un giro di tangenti legato all’affidamento dei servizi ospedalieri, hanno portato alla sbarra il presidente Roberto Olivi atteso il prossimo 21 febbraio a Lamezia Terme per l’assemblea dei soci. In Calabria qualche mese fa all’Ospedale Pugliese di Catanzaro è stata ‘richiamata’ in qualità di gestore del servizio di disinfestazione e derattizzazione a causa di imponenti e ingestibili infestazioni di insetti, colombi, ratti e blatte di grosse dimensioni tra i reparti. Anche in questo caso gli investigatori hanno riscontrato anomalie nelle procedure espletate per aggiudicare l’appalto. Lavori affidati senza alcuna gara, ma semplicemente via mail con la conferma degli uffici competenti di aver accettato il preventivo proposto da Coopservice.