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Paola: «La mia vita legata ad una “sacca” di sangue: donare è importante»

Paola, 38 anni e una vita meravigliosa da vivere, si ritrova all’improvviso a combattere con una brutta realtà: la sindrome di Moschcowitz. A salvarla l’amore e l’affetto degli amici che senza esitare hanno donato il sangue per aiutare “un cuor di leone”, oggi testimonial di quanto sia importante donare per salvare vite umane

 

COSENZA – “Serve urgentemente sangue, chiunque può lo doni presso il centro trasfusionale dell’ospedale di Cosenza”. Era il 9 gennaio quando intorno alle 10 del mattino su Facebook inizia un tam tam di richiesta di sangue. Più persone, associazioni pubblicano la richiesta di sangue. In più bacheche si legge lo stesso messaggio. Qualcosa è successo. Messaggi privati, chat su whatsapp, telefonate. Inizia la corsa contro il tempo perchè nessuno conosce la gravità della richiesta, ma si capisce che bisogna fare presto. Per i primi 45 minuti probabilmente a Cosenza si parla solo di trovare donatori. Non c’è molta disponibilità di sangue e non è facile trovarlo. Ma a chi serve? Sergio Crocco della Terra di Piero scrive in un post “Vi faccio una preghiera accorata. Per una nostra grande amica (per me è una sorella) serve URGENTEMENTE sangue da donare presso il Centro trasfusionale dell’Ospedale Annunziata di Cosenza. E’ un problema serio, non siate indifferenti”.

Nel frattempo iniziano a giungere le prime notizie per ricostruire un puzzler a cui mancano davvero troppe tessere. “Ciao, scusami, ma sai dirmi cosa sta succedendo? Abbiamo ricevuto sulla chat un messaggio di Paola: “Ragazzi, sono in ospedale, mi hanno trovato una malattia del sangue. Non vi allarmate ma mi serve sangue” . Paola…Paola chiede aiuto ma non sappiamo altro e cerchiamo di capire dove sia, in quale reparto e soprattutto che sta succedendo. Ma chi è Paola?

Paola è una ragazza di 38 anni, amante della vita, con due occhi grandi come il mondo e un sorriso che ti ruba l’anima. Paola è un cuor di leone, impavida e con una marcia in più, al timone di un’attività che le piace e con una gran voglia di non fermarsi mai. Paola, l’amica di tutti, la ragazza della porta accanto prende a pugni il tempo: per lei 24 ore sono poche, una giornata dovrebbe essere almeno di 48 ore. Insieme a Sergio Crocco e all’associazione Terra di Piero è partita anche per l’Africa, in Tanzania, per aiutare i meno fortunati.

Eppure la sera dell’8 gennaio qualcosa le cambia la vita. Conosce l’altro lato della medaglia, quello che quando ci sbatti col muso tante sfaccettature della vita le vedi in modo diverso. E’ il giorno che sorella morte prova a bussare alla sua porta; ma Paola, nonostante i minuti drammatici vissuti, in cui capisce che qualcosa di grave stava succedendo, con tutto il coraggio che ha decide di non aprire la porta e di tenersi stretta la vita che ama disperatamente, perchè a Paola piace da impazzire vivere….

 

Paola in Africa, in Tanzania

 

“SONO UNA SOPRAVVISSUTA, GRAZIE AI MEDICI, GRAZIE A VOI MI SENTO BENE ED HO FIDUCIA NEL FUTURO”

«Ieri sera alle 22.30 era una settimana. Inizia così una breve riflessione che Paola, dal suo letto d’ospedale lascia sulla pagina Facebook per ringraziare proprio tutti, dai medici ai tanti che le sono stati accanto, ai 100 donatori giunti al centro trasfusionale grazie ai quali lei oggi, di suo pugno, può testimoniare l’importanza di donare, la potenza di questo gesto che può salvare tante vite umane -. «Mi si addormentava la mano, poi diventava di velluto,… poi il viso, poi non riuscivo più a parlare. Catapultata in ospedale in cinque minuti, da giovane ragazza un po’ esaurita, a paziente .. Una malattia rara . La porpora trombotica trombocitopenica (PTT o sindrome di Moschcowitz)Me la sono beccata io. Ho sempre pensato che prima o poi mi sarebbe accaduto qualcosa di inaspettato ed ora so cos’è. Era lì dietro l’angolo, ad un solo minuto accompagnato da un pizzico di tachicardia.

Straordinariamente ho potuto ricredermi sul valore dei nostri medici e del nostro ospedale che mi hanno salvato la vita . Con l’aiuto, Come la chiama il professore Marino , della lavatrice che pulisce il mio sangue e lo rimette a posto. Grazie a questo sono ancora viva . Grazie a più di cento donatori fino ad oggi. Per favore se potete donare, fatelo. Io l’avevo fatto circa tre volte e non potrò farlo mai più . Come non potrò fare più tante cose, ma sono ancora qui e posso scrivervi questa storia, nella speranza che sia d’aiuto o d’insegnamento a qualcuno, e se posso e grazie a più di cento sacche trasfuse nel mio corpo . Dei momenti non sento niente , dei momenti è una tortura ma resta comunque una meravigliosa tortura , la lavatrice, grazie alla quale oggi sono qui. Senza quelle sacche trasfuse oggi sarei morta.

Vorrei darvi anche dei consigli. Se avete mal di testa fate le analisi, non prendete oki. Se fate la pipì scura, fate le analisi, non pensate sia il vino rosso bevuto la sera prima, come ho fatto io . Se siete stanchi riposate, non pensate di farcela perché sentite un po’, potreste non farcela; andare sempre a mille non vi porterà da nessuna parte. Non voglio sembrare presuntuosa, è solo un consiglio spassionato da sopravvissuta. Sono stata fortunata ma poteva andare diversamente se non avessi avuto sintomi e mi fossi addormentata. Ringrazio infinitamente i dottori del centro trasfusionale dell’ospedale che mi stanno curando e che hanno dimostrato di tenere ai propri pazienti come mai avrei potuto immaginare, così come il reparto di ematologia che mi ospita. Sono stata fortunata. Commossa e con il cuore in gola per la vicinanza che hanno e continuano a dimostrare tutti i miei familiari, fratelli, fratelli acquisiti, amici, il mio amore e la sua/mia stupenda famiglia. Grazie a voi mi sento bene e ho fiducia nel futuro. Grazie♥️
Se potete allora andate a donare. Non potrò più andare in Africa ma continuerò ovviamente ad aiutare la terra di Piero qui e cercherò di fare lo stesso con il centro trasfusionale dell’ospedale grazie al quale tante vite come la mia vengono salvate ogni giorno. Grazie ancora♥️»

LA “LAVATRICE” CHE TI SALVA LA VITA

Quella lavatrice è il macchinario delle trasfusioni. Ogni giorno da una settimana Paola effettua le trasfusioni….12, 15 sacche per volta che la devastano, ma la salvano. E’ forte, seduta in quel letto di ospedale, programma il suo futuro e la sua vita. Guarda fuori dalla finestra e vede lontano. Ma soprattutto ha toccato con mano la missione e la professionalità di medici e infermieri che prendono per mano i pazienti nella dura lotta chiamata “voglia di vivere”. In quel letto Paola sembra una condottiera: non la smette mai di parlare e di continuare a portare avanti la sua giornata, le sue attività, con quella gioia incontenibile e quel sorriso che spiazza sempre tutti gli amici. Adesso, tra l’altro, ha anche una nuova sfida da portare a termine: far capire l’importanza di donare…e come un piccolo Tsunami lei le sfide le vince sempre! Auguri Paola, c’è una città che ti abbraccia e ti sostiene sempre