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Distrutta la lapide che ricorda i ragazzini morti sulla rotonda di Viale Cosmai

Una morte a cui ad oggi non è mai stata data una spiegazione plausibile. Oltraggiata la bacheca allestita in memoria di Salvatore Candido e Salvatore Altomare, ma familiari e amici non intendono dimenticare questa tragedia

 

COSENZA – All’alba del 6 gennaio la lapide che ricorda Salvatore Candido è stata distrutta. Nessuno sa cosa sia esattamente successo. I suoi amici e familiari provvederanno ora a ripristinare quel piccolo altare costruito per non dimenticare la morte di due ragazzi a cui ad oggi non è stata data ancora una plausibile spiegazione. Per il pm Antonio Bruno Tridico del Tribunale di Cosenza si sarebbe trattato di una fatalità. La madre di Salvatore Candido però non ha mai accettato questa versione che, a suo dire, cozza con i dati di fatto. La posizione dell’unico indagato per il decesso dei due giovani di 19 e 20 anni, Vincenzo Greco, è stata archiviata. Le ipotesi di reato a suo carico erano di omicidio colposo e omissione di soccorso. I due si trovavano per caso su quello scooter. Era il 18 ottobre 2013. Al le quattro del mattino il 19enne Salvatore Candido si trovava con l’amico al Phoenix di via Giulia. Aveva appena sentito la madre rassicurandola che entro dieci minuti sarebbe rientrato.

 

 

Era arrivato lì in macchina insieme all’amico Salvatore Altomare. Erano entrati e avevano poggiato le chiavi della Panda di proprietà della madre di Altomare sul tavolo. All’improvviso sarebbe arrivato Greco, con una ragazza sudamericana ubriaca. Lei non voleva tornare a casa in moto perché aveva freddo. Greco allora, pur essendo senza patente perché mai conseguita, afferra le chiavi della Panda dal tavolino si infila nell’auto e scappa. Ai due ragazzini non resta che saltare sulla moto con la quale era arrivata la coppia, che era ancora con le chiavi inserite, e inseguirli. La corsa finirà con lo schianto sulla rotonda. Salvatore Candido muore sul colpo. Altomare dopo diversi minuti tra urla strazianti di dolore all’arrivo del 118. Greco invece, che inizialmente era sospettato di avere urtato la ruota della motocicletta, dopo avere visto i ragazzini a terra moribondi tira il freno a mano, scende dall’auto, raggiunge la motocicletta, prende il telefonino che aveva lasciato nel cruscotto del ciclomotore e va via.

 

 

L’auto della mamma di Altomare verrĂ  ritrovata dal marito vicino casa di Greco ad Arcavacata il giorno successivo grazie al navigatore satellitare. I segni ritrovati sulla carrozzeria e la ruota bucata lo avevano portato a pensare che aveva avuto un incidente e si era fermato a dormire dagli amici all’universitĂ . In realtĂ  il suo corpo era giĂ  in obitorio in attesa del riconoscimento. Dei due giovani rimarrĂ  il dolore della famiglia e quella bacheca in legno con le sciarpe del Cosenza posizionata sulla rotonda di viale Cosmai dove il loro cuore ha cessato di battere. Anche questo è stato distrutto verosimilmente da un’auto sbandata in curva. I due giovani di via Panebianco torneranno ad essere ricordati con una nuova lapide, mentre la sofferenza dei genitori, purtroppo non verrĂ  mai placata. “Ogni notte – afferma la mamma di Candido – spero che mio figlio rientri anche se so che non è vero. Non so se chi ha giudicato questo caso sia un genitore, per me è straziante non essere riuscita ad ottenere giustizia. Non ci si rassegna quando perdi un figlio sano, sportivo, che esce di casa, si volta, ti bacia, ti dice ci vediamo dopo e muore a distanza di poche ore”.

Salvatore Candido