“Lande desolate”, le acrobazie dei funzionari infedeli per avvantaggiare Barbieri e il clan Muto

Amici che ‘contano’ nelle istituzioni e nella malavita. Relazioni che hanno permesso al 42enne Giorgio Barbieri, finito ieri in carcere, di accaparrarsi appalti milionari e operare con serenità grazie ai suoi rapporti con la cosca Muto

 

COSENZA – L’operazione Lande Desolate prende il nome dalle condizioni in cui si presentava l’aviosuperficie di Scalea al momento della rendicontazione dello stato di avanzamento dei lavori. Insieme al noto imprenditore ritenuto referente della cosca Muto di Cetraro sono state applicate altre 16 misure cautelari. Tra queste anche l’obbligo di dimora al Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio. Nella vicenda risultano coinvolti dirigenti della Regione Calabria (Luigi Zinno e Rosaria Guzzo), responsabili del procedimento (Latella e Mele), direttori di lavori pubblici (Tucci e Guido), direttori di cantiere (Nino Liuzzi, Marco Trozzo e Guarnaccia), consulenti (Vincenzo De Caro e Arturo Veltri), il sindaco di Pedace parente del governatore (Marco Oliverio). Pubblici ufficiali infedeli usati per avvantaggiare l’imprenditore e il clan nella realizzazione degli impianti di risalita a Lorica, dell’albergo diffuso in Sila, del collegamento sciistico fra Lorica e Camigliatello Silano, dell’aeroporto di Scalea e di piazza Bilotti a Cosenza.

Con allarmante disinvoltura i ‘professionisti’ si ingegnano quotidianamente per violare la legge.

L’obiettivo è accaparrarsi tutti i finanziamenti pubblici esistenti. Possibilmente realizzando le opere con la minore spesa possibile. La gestione del denaro pubblico appare totalmente asservita agli interessi personali, politici ed economici degli indagati. Una situazione di degrado morale che supera qualsiasi fantasia a discapito dei cittadini che pagano per avere infrastrutture ‘fantasma’ o nel migliore dei casi estremamente pericolose. Opere che avrebbero dovuto rilanciare la Calabria, ma che si sono rivelate un enorme e dannoso dispendio di denaro pubblico in parte svelato dalle operazioni Cumbertazione e 5 Lustri scattate nel gennaio del 2017 che riguardavano decine di gare d’appalto nella provincia di Cosenza e 90 milioni di euro di lavori pubblici nel reggino.

L’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri non è vittima della ‘ndrangheta. Anzi. Dalle indagini emerge come sfrutti la ‘mafiosità’ dei suoi interlocutori per avvantaggiare le proprie imprese. I Muto ‘proteggono’ il cantiere di piazza Bilotti a Cosenza e quello dell’aviosuperficie a Scalea, ‘collaborano’ nella gestione dell’Hotel delle Stelle e della discoteca Il Castello di Sangineto con la sorella di Barbieri, mentre quest’ultimo si preoccupa di versare nella ‘bacinella’ del clan 100mila euro l’anno attraverso delle finte vincite nella Sala Slot 6 di Cetraro.

L’AVIOSUPERFICIE DI SCALEA

E’ il febbraio del 2015 quando il Comune di Scalea affida alla Barbieri Costruzioni Srl (unica impresa che aveva partecipato alla gara d’appalto) i lavori per la riqualificazione della già esistente aviosuperficie. L’aeroporto di Scalea grazie all’operato di Zinno alla Regione, Latella in municipio, Guarnaccia, De Caro e dell’ingegnere Francesco Tucci riceverà, pochi mesi dopo l’aggiudicazione del bando, senza averne alcun diritto 1 milione e 24mila euro di finanziamenti integrativi per l’acquisto degli infissi, dell’impianto di climatizzazione, della fibra ottica e dell’helipad. Lavori mai terminati (e in alcuni casi neanche avviati), ma dei quali si certificava l’esecuzione soprattutto per quanto riguarda il raccordo stradale con la statale 18.

Eclatante l’affare dell’impianto di climatizzazione finanziato con 550mila euro e subappaltato alla ditta Falvo al costo di soli 177mila euro: quasi il triplo della spesa effettiva, uno sperpero di denaro pubblico a vantaggio del gruppo Barbieri. L’impianto pur essendo finanziato non verrà mai collaudato perché mancano i cavi di alimentazione della cabina elettrica. Nel frattempo Giorgio Barbieri si attiva per organizzare una finta inaugurazione dando “una parvenza di cosa finita” a quella che l’ingegnere Tucci definisce una landa desolata con l’hangar di cui non esiste neanche lo scheletro e un’aerostazione (che esisteva già prima che Barbieri vincesse l’appalto per la riqualificazione) ‘bombardata’.

LORICA SKI

Come sul Tirreno anche in Sila, a Lorica, i lavori procedono a rilento, ma si attesta l’esatto contrario. Complice, secondo quanto accertato dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cosenza, oltre ai pubblici ufficiali Luigi Zinno, Arturo Veltri, Rosaria Guzzo e Mele sarebbe stato in questo caso il nipote del governatore della Regione Calabria: il sindaco di Pedace Marco Oliverio. Una vicenda che ha visto l’interessamento in prima persona dello stesso presidente Gerardo Mario Oliverio nel liquidare il denaro per opere incompiute nonostante fosse a conoscenza della fase di stallo dei lavori e dell’incapacità tecnica e finanziaria del gruppo Barbieri di portarli a termine con l’apporto, come da contratto, di capitali privati. In realtà su oltre 16 milioni di euro la Barbieri investe solo 28mila euro di tasca propria, soldi serviti per una trasferta in Svizzera nell’azienda che produce i battipista. Denaro a cui si aggiungono, sempre grazie all’intercessione del governatore Oliverio, 4 milioni e 200mila euro per un albergo-rifugio che fa parte delle ‘allegre’ incompiute calabresi.

Il tutto con i lavori palesemente al palo, ma con la promessa di futuri posti di lavoro per parenti della dirigente del settore Ragioneria della Regione Calabria Rosaria Guzzo. Intanto il genero dell’ingegnere Tucci del gruppo Barbieri, Arturo Veltri, consulente della Regione Calabria viene nominato amministratore della Lorica Ski in palese conflitto d’interesse. Il problema però è che il gruppo Barbieri non ha il denaro per mandare avanti i lavori. Serve rendicontare opere non realizzate per avere il pagamento dello stato di avanzamento dei lavori. Con qualche acrobazia Barbieri riuscirà a farsi ‘regalare’ dalla Regione Calabria prima altri 6 milioni 690mila euro e poi una tranche da 2 milioni e 900 mila euro.

SOLDI IN CAMBIO… DI RITARDI SU PIAZZA BILOTTI

‘Favori’ a cui Oliverio si sarebbe prestato per un mero tornaconto politico. L’ingegnere Tucci e l’imprenditore Barbieri infatti avrebbero assecondato la richiesta (avanzata anche da Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio) di rallentare i lavori di Piazza Bilotti per danneggiare prima, e favorire poi di fatto, l’immagine del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Il presidente Mario Oliverio viene coinvolto da Barbieri, Tucci, Zinno, Mele e Veltri al fine di fare pressione sui funzionari per ottenere il pagamento dei lavori del Lorica Ski ancora in estremo ritardo sulle consegne e con diverse irregolarità nelle pratiche. Criticità di cui Oliverio è consapevole essendosi recato di persona sul cantiere. Al cuor però, non si comanda e il governatore si spende in prima persona per la sua Sila. A dicembre del 2015 durante il sopralluogo invece di redarguire l’azione per il drammatico ritardo promette nuovi appalti: 40 milioni di euro per collegare le piste di Camigliatello e Lorica, 6 milioni di euro per un rifugio-albergo a Botte Donato. In più ‘spinge’ anche per l’aeroporto di Scalea inserendo l’aviosuperficie nel piano regionale dei trasporti.