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Cosenza, violenza sessuale: Rago incapace di intendere e volere

Rimarrà agli arresti domiciliari presso la clinica “Villa Verde” dove attualmente è ricoverato da sei mesi. Nei suoi confronti è stata accertata la pericolosità sociale

 

COSENZA – Il due ottobre scorso fu disposta una perizia nei confronti di Vincenzo Rago, 53 anni, accusato dei reati di violenza sessuale e atti osceni in luogo pubblico, aggravato dalla presenza di minori, per accertare l’incapacità di intendere e volere. Nell’udienza collegiale tenutasi oggi, presieduta dal giudice Carpino, sono stati sentiti i consulenti del collegio giudicante, il medico psichiatra Domenico Buccomino e della difesa, rappresentata dagli avvocati Vincenzo Guglielmo Belvedere e Francesco Acciardi, il medico psichiatra Franco Carbone.

Entrambi i consulenti hanno dichiarato l’incapacità di intendere e volere dell’imputato in modo irreversibile da non potere essere sottoposto a giudizio. Permane però la pericolosità sociale per cui è stata disposta la custodia in clinica, a Donnici, la stessa dove attualmente è ricoverato dal mese di aprile, per proseguire con le cure. Questo ha evitato al 53enne l’ingresso in una Rems.

Nella prossima udienza il collegio giudicante valuterà nuovamente lo stato di salute fisico e mentale dell’imputato pericoloso socialmente per decidere se proseguire nell’iter processuale giudiziario. Durante l’udienza hanno chiesto di costituirsi parte civile il centro antiviolenza “Roberta Lanzino”, rappresentato dall’avvocato Marina Pasqua, e la mamma della vittima.

 

IL FATTO

Secondo il racconto di due 15enni, il 26 gennaio scorso il 53enne si presentò alle due minori, su corso Mazzini, sedute ad una panchina, si denudò e afferrò una delle vittime per un braccio. Le due ragazze riuscirono a darsi alla fuga e presentarono denuncia all’Arma. Rago evase dopo il suo arresto avvenuto a marzo scorso, per tornare a passeggiare su Corso Mazzini. Durante l’evasione il 53enne venne individuato nuovamente dai carabinieri e sottoposto a direttissima. In quell’udienza la difesa presentò la richiesta di una perizia psichiatrica per dimostrare se l’imputato fosse capace di intendere e volere al momento della commissione del fatto. A luglio venne assolto dal reato di evasione in quanto già allora il perito psichiatrico aveva accertato la momentanea incapacità di intendere e volere. Il giudice di allora, dispose la detenzione in clinica per essere sottoposto a cure mediche fino all’odierna udienza.