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Cosenza, eseguito il primo intervento di protesi di caviglia

In Italia sono pochi i centri che eseguono questo tipo di intervento. Oggi anche Cosenza può vantare una nuova tecnica chirurgica che permette di non rinunciare ad una vita normale

 

COSENZA – E’ stato eseguito con successo a Cosenza il primo intervento di protesi di caviglia su un paziente giovane, di 46 anni, lunedì scorso presso la clinica Scarnati dall’equipe medica guidata dal dottore Luca Maria Vena, coadiuvato dal dottore Andrea Scala. Sono pochi i grandi centri in Italia che effettuano questo tipo di intervento tra cui Milano, Torino, Bologna, Verona e Roma, ma sappiamo con certezza che anche Cosenza da oggi rientra in questa rosa.

Da sinistra il chirurgo ortopedico Luca Maria Vena coadiuvato dal collega Andrea Scala

Un fiore all’occhiello per la città bruzia che dà la possibilità a chi affetto da questo tipo di patologia di ritornare a camminare serenamente e a non rinunciare ad una vita normale. Ed è proprio il chirurgo ortopedico Luca Maria Vena, con una grande esperienza nelle Ricostruzioni Articolari Ginocchio e Anca e per la Patologia del Piede e della Caviglia (dal 2004 ad oggi opera tra Cosenza, Roma e Firenze) a spiegare in cosa consiste questa nuova tecnica

“Esiste il post trauma in tutte le fratture di malleoli, caviglie, da incidenti stradali, del pilone tibiale la parte che arriva alla caviglia, e vanno incontro ad artrosi; e siccome la traumatologia da incidenti stradali è perennemente in aumento dagli anni 80 ad oggi, iniziamo a ritrovarci con pazienti che hanno artrosi di caviglia gravi; quindi da quel 7% di artrosi che geneticamente possiamo essere soggetti, ad oggi siamo passati quasi ad un 20% perchĂ© sono quasi tutte post – traumatiche.

Il caso invece che ho trattato oggi è quella parte di pazienti che hanno malattie reumatiche. Un ragazzo di 44 anni, giovane, che è affetto da artrite psoriasica simile all’artrite reumatoide. L’artrite ti consuma la cartilagine. Lui è arrivato in così giovane etĂ  ad essere sottoposto ad intervento di protesi perchĂ© la malattia reumatica gli ha consumato tutta la cartilagine. E’ un intervento che in Italia viene eseguito in alcuni centri: Milano, Torino, Roma e che sappiamo a Cosenza e provincia non è mai stato eseguito”

Un intervento simile fu eseguito dieci anni prima

“L’unico intervento di questo tipo eseguito dieci anni fa sempre da me. Ad oggi anche quell’intervento ha dato risultati molto positivi nonostante la protesi utilizzata, non all’avanguardia come quella attuale. All’epoca fu sottoposta ad intervento una signora di 56 anni con una frattura malleolo peroneale non curata bene che la portò ad andare incontro ad artrosi.  E su questo impiantai una protesi”.

L’intervento di nuova generazione

L’articolazione completamente consumata

“A differenza delle protesi di ginocchio l’intervento viene fatto in sala operatoria sempre con l’ausilio della scopia, cioè dei raggi, perchĂ© è una articolazione molto piccola e quindi noi non possiamo vedere bene dietro la parte della caviglia che guarda verso il tendine di Achille. E questo ci differenzia totalmente dagli altri interventi di protesi ginocchio ed anca che invece non ne hanno bisogno. Il vantaggio di questa protesi a differenza di quelle di vecchia generazione è che taglia solamente sette millimetri sulla tibia e quattro millimetri su un osso che si chiama astragalo che è l’osso su cui si articola la tibia e che permette il movimento dell’articolazione.

Per le vecchie protesi, per esempio le protesi di ginocchio, si tagliava tanto osso. Se si tagliano più di otto millimetri sulla tibia si va nella zona di osso che è molto fragile e quindi rischi che la protesi si scolla. Se si taglia troppo astragalo (l’articolazione della caviglia si chiama tibia – astragalica), siccome è un osso vascolare si andrà incontro a gravi conseguenze

Noi abbiamo uno strumentario dedicato che ti permette di fare un taglio sulla tibia, un taglio sull’astragalo (che ha una forma ovale per cui lo strumentario dedicato è stato sviluppato per effettuare dei tagli smussi in modo tale da mantenere l’emisfero), mentre le vecchie protesi effettuavano un taglio sulla tibia (un taglio netto) e non si riusciva a riprodurre l’anatomia. Quella di oggi è una vera protesi di rivestimento; più rivesti l’osso più mantieni la meccanica nella sua normalità.

La protesi non è cementata perchĂ© con questi pedicelli si integra con l’osso del paziente e la parte inferiore della protesi riproduce esattamente l’emisfero. La protesi è costituita da materiali in grado di riprodurre le caratteristiche fisiche dell’osso, la porositĂ , rigidità ed elasticitĂ . Un intervento di protesi di caviglia dura due ore, un’ora abbondante in piĂą rispetto all’intervento di protesi di ginocchio e anca”.

Quando effettuare l’operazione

Osso contro osso la caviglia non si muove piĂą

“Quando l’articolazione è completamente consumata e non c’è piĂą cartilagine il dolore è forte, continuo e non migliora con l’utilizzo dei farmaci antidolorifici o, comunque, il paziente è costretto ogni giorno a prendere farmaci antidolorifici e questo poi provoca problemi sullo stomaco, sui reni, sulla pressione. Il problema non è solo a livello di dolore ma soprattutto di funzionalitĂ . PerchĂ© osso contro osso la caviglia non si muove piĂą, e non muovendosi piĂą non ti permette di fare il movimento corretto della caviglia e quindi tutto il carico viene distribuiti sul ginocchio con il rischio che si rovini “anche quest’ultimo perchĂ© si cammina con la caviglia bloccata a 90°”.

Cosa si faceva prima della protesi

“Si facevano le fusioni della caviglia (artodresi). Ti arrivava un paziente giovane con una caviglia che non andava nĂ© su e nĂ© giĂą, con tanto dolore e l’ortopedico apriva la parte interessata, limava le due superfici, le metteva apposte una all’altra e metteva due viti e faceva sì che l’organismo diventasse una fusione completa, un tutt’uno. Il dolore passava perchĂ© non esisteva piĂą l’articolazione però avevi una caviglia bloccata a 90°, rigida, con tutte le problematiche: artrosi che può venire sul ginocchio, sull’anca, tanti movimenti non si possono piĂą fare. Però erano interventi che avevano dei buoni risultati anche a vent’anni di distanza e oggi ogni tanto ancora vengono utilizzati quando non si può fare una protesi”.

Quando non si può fare una protesi di caviglia

“Quando c’è una infezione, quando ci sono malattie neurologiche per cui il paziente ha l’artrosi ma non muove il piede, allora non ha significato fargli una protesi di freno – fusione, quando la qualitĂ  dell’osso specialmente in persone un po’ piĂą anziane è così scarsa che avresti problemi perchĂ© l’osso crollerebbe sotto la protesi che si immobilizza. In questi casi è ancora giusto fondere l’osso e fare diventare un tutt’uno”.

Terapia post operatoria e tempi di guarigione

“Il paziente il giorno dopo viene messo in piedi e può giĂ  camminare; chiaramente si fa camminare con due stampelle e con un carico tollerato. Il dolore viene mantenuto basso utilizzando farmaci come la morfina o farmaci per endovena oppioide simili, attraverso una pompetta (elastomero) che rilascia per 72 ore la morfina. La riabilitazione non è complicata perchĂ© deve mantenere l’arco di movimento guadagnato in sala operatoria dal giorno dopo, facendolo fare ad un fisioterapista passivamente e al paziente attivamente.

Le ditte ci dicono che la protesi nel giorno di 30 – 35 giorni si osteointegra all’osso del ricevente e quindi a 35 giorni possiamo permetterci di dire al paziente che può riprendere a fare gesti quotidiani”

Cos’è l’artrosi di caviglia

“E’ una patologia poco conosciuta perchĂ© non si sa, non c’è in giro. Se una persona ha una artrosi di ginocchio, la gente sa che deve andare dall’ortopedico: se è proprio consumata è costretta a fare una protesi. Invece per quanto riguarda l’artrosi di caviglia c’è un po’ meno conoscenza; i pazienti vanno dai colleghi e medici di base che rispondono al malessere con una infiltrazione. Poi nei casi gravi l’ortopedico ti fonde la caviglia e invece in realtĂ  oggi le protesi messe dieci anni fa ancora vanno bene nell’80% dei casi. Per cui queste protesi di nuova generazione ci aspettiamo che durino 20 anni come le protesi di ginocchio”

Quanti anni dura una protesi

“Dieci anni fa intervenni sulla 56enne con una protesi di terza generazione, che però scoprimmo aveva dei difetti meccanici, di stabilitĂ  dell’osso. Dunque la comunitĂ  scientifica ha pensato bene di studiare ancora meglio la biomeccanica e sviluppare protesi che sono di rivestimento, dove noi cerchiamo di lasciare l’anatomia quasi inalterata per lasciare il giusto movimento, quello piĂą naturale.

Però le prime protesi inserite dieci anni fa, nell’80% dei casi sopravvivono. Se uno mi chiedesse adesso “ma le protesi di nuova generazione quanto durano” risponderei “non lo sappiamo”, perchĂ© per il tipo di protesi impiantato oggi il primo impianto è stato fatto a gennaio 2018 dagli ideatori. Quindi è una protesi totalmente nuova. Domandarsi “ma questa protesi durerĂ  20 anni” non lo so ma molto probabilmente dieci sì, perchĂ© se le protesi utilizzate dieci anni fa non erano proprio anatomiche e continuano a durare ad oggi, queste che rispettano l’anatomia dell’osso sicuramente dureranno di piĂą. E’ solo il tempo che ci darĂ  risposte”.

 

 




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