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Furti d’auto a Cosenza: ‘Scacco al cavallo’, 18 arresti (VIDEO – FOTO – NOMI)

In manette anche due minori. Le vittime in diversi casi per il recupero del mezzo preferivano non rivolgersi alle forze dell’ordine, ma alla criminalità. Intercettata pensionata in lacrime che non aveva il denaro per pagare

 

COSENZA – Per ritrovare un’auto rubata a Cosenza basta rivolgersi a ‘quelli del Villaggio’. Furti di vetture che da alcuni anni si sono moltiplicati in città e nel suo hinterland. A testimoniarlo sono i numeri delle denunce pervenute alle forze dell’ordine: cinque (in media) al giorno nell’area urbana, dieci se si considera l’intero territorio. Atti commessi al solo scopo di estorcere denaro alle vittime che vengono poste in un completo stato di soggezione. I cittadini, da quanto emerso dall’attività investigativa che questa mattina ha portato a 18 arresti, spesso poco fiduciosi delle attività delle forze dell’ordine per il ritrovamento della propria vettura preferiscono non rivolgersi alle forze dell’ordine. Meglio chiedere ai rom o a chi ha rapporti con i loro ambienti criminali. Un atteggiamento che rende ancor più difficile individuare gli autori dei furti.

 

E’ raro che le richieste estorsive successive vengano denunciate in forza della capacità intimidatoria dei malviventi. Quasi in tutti i casi le autovetture rubate vengono restituite alle vittime impaurite dagli ‘ambasciatori’ del cavallo di ritorno a cui basta anche solo nominare il nome del quartiere da cui provengono i loro aguzzini: il villaggio rom sopra al Far West, in via degli Stadi. Una zona in cui è quasi nulla la capacità delle forze dell’ordine di irrompere all’improvviso e sorprendere i soggetti in flagranza di reato. La posizione soprelevata e i residenti che stanno di guardia sedendo sotto l’albero posto all’entrata dell’isolato ne consentono un controllo totale dei mezzi in arrivo.

Questa mattina però i 200 militari impiegati nell’operazione Scacco al Cavallo volta a disarticolare la fitta rete di persone dedite ai furti di auto, alla ricettazione e all’estorsione, attraverso i cosiddetti “cavalli di ritorno” sono riusciti a trarre in arresto ben 18 persone, tra cui due minori che dovranno rispondere del reato di associazione per delinquere. Il blitz è scattato alle prime luci dell’alba da parte dei carabinieri del comando provinciale di Cosenza, supportati dai militari dell’8° nucleo elicotteri, del 14° battaglione Calabria, del nucleo cinofili e dello squadrone eliportato carabinieri cacciatori di Vibo Valentia per eseguire le misure cautelari emesse dal Gip presso il Tribunale di Cosenza e dal Gip del Tribunale dei Minorenni di Catanzaro, su richiesta delle locali Procure della Repubblica. Nel corso delle attività sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari, a carico di altri soggetti, indagati in stato di libertà per i medesimi reati.

 

LA ‘TRADIZIONE’ DEL CAVALLO DI RITORNO

Non ci sono sconti per nessuno. Lo dimostra la telefonata di una pensionata che vive con 400 euro al mese e chiede in lacrime al suo taglieggiatore di riavere la sua auto perché non ha i 500 euro richiesti. Per la restituzione del mezzo bisogna pagare. Somme che a partire da 300 euro (per Fiat Panda, Punto, Lancia Y) nei casi di vetture di grossa cilindrata possono arrivare fino a 1.000/1.500 euro. Se la vittima non accetta l’offerta l’auto viene smontata e venduta a ‘pezzi’. L’iter è ormai rodato e purtroppo noto. Prima di sporgere denuncia e a volte anche dopo le vittime cercano un contatto con ‘quelli del Villaggio’. Per farlo chiedono l’intervento di terze persone. I più temerari si recano direttamente nel quartiere dove vengono subito avvicinati e informati sul da farsi per riavere la ‘macchina’. Altri vengono rintracciati dagli stessi malviventi attraverso chiamate provenienti da cabine telefoniche. Appena si stabilisce una relazione con il soggetto interessato iniziano le richieste estorsive. Denaro che, come detto, varia in base al valore della vettura e che deve essere corrisposto in anticipo. Al momento della consegna del denaro viene comunicato il luogo dove è stata parcheggiata, solitamente strade secondarie isolate. Il tutto avviene nell’arco temporale di pochi giorni. Dopo averla recuperata il cittadino informa le forze dell’ordine del ritrovamento casuale del veicolo, negando anche nelle situazioni più evidenti di avere subito un’estorsione.

 

Comportamenti che rendono complicato l’intervento per indebolire l’organizzazione criminale dedita a tali attività. Le indagini infatti, avviate nell’ottobre del 2017, sono partite proprio dai ritrovamenti anomali delle auto da parte delle vittime in zone vicine a via degli Stadi. Attraverso attività di intercettazione e sopralluoghi sono emerse le telefonate con le richieste del ‘cavallo di ritorno’. Conversazioni in cui esplicitamente veniva chiesto denaro in cambio della restituzione del mezzo. Sconcertante l’elevato numero di furti con con cavallo di ritorno compiute in questi mesi, con cadenza quotidiana, soprattutto tra Rende, Cosenza e Montalto Uffugo. Attività poste in essere da ‘professionisti’ del settore che si avvalgono di complici per la trattativa condotta solo sulla base del timore indotto nei cittadini comuni spaventati dalla nomea della criminalità nomade. Sono 52 gli episodi documentati e 48 le vittime ascoltate che hanno in più casi collaborato con i militari nell’identificazione degli estorsori. Un segno di fiducia da parte dei cittadini nelle Istituzioni dello Stato che lascia ben sperare.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Sono stati sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere:

  • Stefania Granato
  • Fioravante Naccarato
  • Leonardo Bevilacqua
  • Giuseppe Marsico
  • Leonardo Berlingieri
  • Antonio Berlingieri
  • Francesco Berlingieri
  • Marco Abbruzzese
  • Carmine Anzillotti
  • Stefano Bartolomeo

Sono stati sottoposti agli arresti domiciliari:

  • Christopher Manzo
  • Cristian Abbruzzese
  • Matteo Anzillotti
  • Giulio Manzo
  • Antonio Bevilacqua
  • Andrea Cosimo Manzo

Per quanto riguarda i due minori coinvolti nell’operazione sono stati tradotti uno in una casa d’accoglienza l’altro nell’Istituto di Pena Minorile di Catanzaro.

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