Cirò e Occhiuto indagati per truffa, falso e peculato. Il sindaco: “vicenda paradossale”

Al centro ci sarebbero 80mila euro per missioni mai svolte ma rimborsate dal Comune e su questo Mario Occhiuto e il suo ex segretario Giuseppe Cirò dovranno rispondere.

 

COSENZA – Tra il 2013 e il 2016 per una serie sarebbero state rimborsate missioni istituzionali (biglietti aerei, alberghi…) dal Municipio per viaggi in realtà mai effettuati. E’ su questo che vogliono vederci chiaro in Procura che avrebbe quantificato in 80mila euro circa, la somma intascata dagli indagati in 4 anni attraverso la produzione di false ricevute che avrebbero indotto in errore il settore Economato del Municipio. Ma alla luce di questi accertamenti il primo cittadino di Cosenza, ha voluto rispondere attraverso una nota definendo la vicenda paradossale. “Risulto indagato in un procedimento penale che io stesso ho provocato per aver denunciato un mio assistente, Giuseppe Cirò, dopo aver scoperto che falsificava le sue e le mie missioni. Si tratta di una vecchia vicenda che ritorna in auge in questo periodo in cui il clima è molto velenoso e insidioso perché pieno di tentativi di condizionamento di ogni tipo, mediatico e politico. D’altra parte, ormai da anni subisco persecuzioni mediatiche diffamatorie vergognose e intollerabili”.

“Cirò scrive il sindaco – che avevo conosciuto in modo personale e diretto perché collaborò nella mia prima campagna elettorale del 2011, era stato poi scelto come componente del mio staff perché apparentemente sembrava molto efficiente. Solo in seguito mi sono accorto che tradiva di nascosto e in modo subdolo la mia fiducia, evidentemente per avidità e ingordigia personale, e non ho esitato a denunciarlo perché il mio ruolo pubblico di sindaco me lo imponeva e perché con il suo comportamento truffaldino aveva messo a rischio irresponsabilmente un grande progetto di miglioramento della città di Cosenza che insieme a tante altre persone stiamo faticosamente portando avanti con enorme motivazione personale. Voglio anche dire che, nella mia lunga e intensa attività privata, altre volte mi è capitato di essere tradito da collaboratori con comportamenti discutibili, ma ho sempre perdonato senza ricorrere all’autorità giudiziaria. Così è il mio carattere”.

“Nel caso di Giuseppe Cirò non era possibile soprassedere perché avrei commesso un grave reato, in quanto si trattava non di questioni di “casa mia” ma di quattrini che appartengono ai cittadini cosentini. Tutto questo Cirò non l’ha accettato e per ritorsione si è consegnato completamente nella mani di alcuni miei avversari, senatori e consiglieri regionali e comunali con i quali più volte è stato visto pubblicamente, che non si fanno nessuno scrupolo per tentare di farmi fuori con tutti i mezzi possibili manipolando le persone e la realtà. Ovviamente ciò comporterà un’altra ulteriore mia denuncia per calunnia. Sono sereno, anche se amareggiato, perché sicuro della mia buona fede e di non aver mai toccato nemmeno un centesimo che non mi appartenesse. Non avrei mai potuto tradire i miei cittadini approfittando del ruolo che mi hanno affidato, per ottenere vantaggi personali. Resto convinto che anche in questo caso riusciremo ad affermare la verità”.