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Gli spot pubblicitari sul gioco? Spesso aiutano a giocare meno

Il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo secondo alcuni ricercatori potrebbe aumentarne la diffusione

 

Una storia ormai nota in quanto legata alla stretta attualità quella che riguarda il divieto di promozione del gioco d’azzardo. Una misura inserita nel cosiddetto decreto dignità voluto da Luigi Di Maio, ministro del Lavoro, e approvato dal Consiglio dei Ministri in una calda giornata di luglio e contenente una serie di misure di varia natura: non ultima proprio la questione del gioco d’azzardo e dell’opportunità di promuoverlo. Da quando quel provvedimento ha fatto la propria comparsa se ne sono sentite di tutti i colori: c’è chi lo ha appoggiato in pieno e chi ne ha contestato la validità. Tra le prese di posizione anche quelle di realtà interessate direttamente o indirettamente alla questione che da un provvedimento del genere andrebbero a riportare danni in materia di mancati introiti. Basti pensare che il settore delle scommesse ha movimentato solo nel 2017 un volume d’affari di ben circa 10 miliardi di euro; le scommesse sugli eventi calcistici la fanno da padrone, come era prevedibile ma, come confermatoci anche dall’operatore di scommesse sportive Betnero, si scommette tanto anche su altri sport come tennis, pallacanestro e pallavolo.

 

L’ultimo parere non strettamente legato alla realtà italiana è arrivato di recente da parte dei ricercatori australiani della CQ University di Bundaberg nell’ambito di una ricerca commissionata alla Victorian Responsible Gambling Foundation, associazione nata appositamente con lo scopo di affrontare i problemi legati al gioco d’azzardo. Ebbene la Victorian Responsible Gambling Foundation ha voluto approfondire il tema partendo dalle scommesse sportive: in particolare ha indagato su quello che potrebbe essere l’effetto sugli scommettitori di un provvedimento teso a vietare la pubblicità. E i risultati che ne sono emersi sono piuttosto curiosi. Da questa indagine si evince che ridurre o vietare del tutto la possibilità per i bookmaker di fare promozione può ottenere l’effetto contrario da quello sperato; nell’immaginario collettivo vietare la pubblicità potrebbe aiutare i giocatori a perdere meno soldi, ma secondo l’indagine si rischia di arrivare ad un risultato di matrice diametralmente opposta.

 

In che modo? Secondo quanto sostenuto dalla Victorian Responsible Gambling Foundation nella ricerca che prende il nome di “Effects of wagering advertisements and inducements on betting behavior” gli scommettitori analizzati avrebbero affermato che i messaggi promozionali visionati nel corso di un evento sportivo sarebbero stati utili per essere più prudenti nelle scommesse stesse. Ovviamente la ricerca non è direttamente legata al provvedimento del Governo italiano e si riferisce ad un altro paese, ma è curioso il fatto che capiti proprio in un momento come questo nel quale nel nostro paese il dibattito sul tema è acceso. La ricerca si è basata su un campione di circa 400 appassionati di scommesse ippiche e 300 soggetti che praticano regolarmente scommesse sportive. I risultati non possono essere direttamente trasposti al modello italiano vista la differenza culturale con il paese australiano: tuttavia è curioso il fatto che i messaggi promozionali passati nel corso di un evento sportivo non abbiano invogliato gli utenti a scommettere ulteriormente, come invece poteva sembrare logico. Uno studio condotto dall’altra parte del mondo e che, con ogni probabilità, altro non farà che infuocare ulteriormente il dibattito su questo provvedimento del Governo che in molti hanno criticato.




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