Cosenza in trasferta a Taranto: rapina all’ufficio postale da 80 mila euro, in tre finiscono in carcere

A tradire i rapinatori il sistema di videosorveglianza di un’abitazione privata e l’auto utilizzata per la fuga intestata al padre di un componente la banda. I tre compagni di merenda miravano in alto con colpi studiati a tavolino ai danni di banche e gioiellerie. Per non lasciare tracce utilizzavano la colla sulle mani. Indagati altri due cosentini

 

Cosenza in trasferta a Taranto per rapina da 80 mila euro all’ufficio postale. E’ stato convalidato l’arresto dei tre rapinatori Enrico Sabato 46 anni di Cosenza difeso dall’avvocato Pasquale Naccarato (del Foro di Cosenza), Cosmin Frincu 34 anni romeno ma residente a Rende difeso dall’avvocato Ferdinando Palumbo (del Foro di Cosenza) e Antonio Conti 28 anni di Taranto difeso dall’avvocato Gaetano Del Greco (del Foro di Taranto) accusati di a vario titolo, di rapina aggravata dall’uso di armi, sequestro di persona, tentata rapina e furto”. I tre rimangono in carcere a Taranto. Solo un mese per mettere “le manette” alla banda e chiudere l’indagine aperta il 20 agosto scorso dopo il colpo all’ufficio postale di Talsano 1. A condurre le indagini la squadra mobile di Taranto sotto il coordinamento dal sostituto procuratore Mariano Buccoliero della Procura Tarantina.

IL COLPO ALL’UFFICIO POSTALE, SEQUESTRATI I DIPENDENTI

L’indagine trae origine da una rapina commessa il 20 agosto in località Talsano ai danni delle Poste Italiane, allorquando due individui, armati di una pistola (presumibilmente una semiautomatica), durante le fasi che precedono l’apertura al pubblico dell’agenzia “Talsano 1”, sita in via Lepanto 1, si sono introdotti all’interno, costringendo, sotto la minaccia dell’arma, la direttrice ed un dipendente a consegnare loro le somme di denaro contenute nella cassaforte e negli armadi blindati, conteggiate in 80.000 euro, di cui 2.000 in monete. Sul posto non appena fu dato l’allarme, nell’immediato giunsero i detective della mobile. Le vittime descrissero i due rapinatori: l’uno di circa 40 anni di età, corporatura robusta, altezza 1,80 cm. circa, capelli castano scuro di media lunghezza, indossante un abito scuro, occhiali da sole ed un cappellino con visiera, e con accento straniero (verosimilmente dell’est); mentre l’altro, italiano, di corporatura normale, altezza 1,70 cm circa, carnagione olivastra e con capelli corti scuri.  I predetti, consumata la rapina, e dopo aver legato con delle fascette da elettricista i citati dipendenti, si allontanarono per le vie limitrofe facendo perdere le proprie tracce.

Nonostante la difficoltà di rinvenire sul luogo tracce utili al prosieguo delle indagini – anche a causa dell’assenza di un sistema di video-sorveglianza presso l’Ufficio postale – gli investigatori della Squadra Mobile individuarono, dopo un’attenta ricognizione  dell’intera zona, ed in particolare nelle vie adiacenti, una telecamera di una privata abitazione, la visione delle cui immagini (registrate la mattina di quel  20 agosto) consentì di individuare non solo i soggetti descritti dalla vittime, ma anche due autovetture da loro stessi (e da un terzo complice) utilizzate per raggiungere il luogo e per darsi poi a successiva fuga. Le due autovetture sono risultate riconducibili ad un soggetto residente a Pulsano (Ta) già gravato da precedenti specifici.

I SOSPETTI DEL DIPENDENTE DELLE POSTE E IL PRIMO TENTATIVO DI RAPINA SFUMATO IL 6 AGOSTO

Di rilievo anche le dichiarazioni fornite da un dipendente dell’Ufficio postale, a proposito del sospetto maturato nei confronti di tre soggetti a lui sconosciuti,  notati qualche settimana addietro a bordo di un “Suv” di colore bianco, assumere un atteggiamento equivoco proprio nelle fasi di apertura al pubblico. Per quanto non venivano acquisiti particolari elementi individualizzanti sul conto dei predetti, tale ultima circostanza ha consentito (sempre a mezzo delle stesse telecamere) di riscontrare che in effetti, il precedente 6 agosto, proprio l’autovettura dell’indagato di Pulsano (un crossover di colore bianco) aveva percorso le vie adiacenti all’Ufficio Postale; lo stesso veicolo che il citato soggetto avrebbe poi utilizzato il giorno della rapina come auto d’appoggio. L’analisi delle telecamere ha consentito di accertare come già nella precedente occasione i soggetti avevano avuto l’intenzione di commettere la rapina, utilizzando pure una Lancia Y rubata la notte precedente a Taranto in via Scoglio del Tonno e da loro stessi parcheggiata nei pressi dell’Ufficio Postale, ma che per loro sfortuna avrebbe poi dato problemi di messa in moto proprio nelle fasi antecedenti la rapina, così costringendoli a desistere dal consumare il delitto. Il piano sarebbe stato comunque portato a termine il 20 agosto; questa  volta utilizzando anche un’auto facilmente riconducibile all’indagato, in quanto intestata al padre (è stata proprio tale spregiudicatezza a tradire il gruppo di rapinatori).

GIOIELLERIE E BANCHE PRESE DI MIRA

Nel corso delle indagini, durate poco più di un mese, si è appurato che gli indagati avevano già effettuato alcuni sopralluoghi presso altri probabili obiettivi, sia nel capoluogo che in altre località della provincia.  È il caso di una gioielleria in via Cesare Battisti, di una banca sita a Torricella, e ancora di un’altra gioielleria di Carosino. Sopralluoghi, il cui monitoraggio ha consentito di individuare ben presto gli altri due complici della rapina commessa a Talsano. Questi ultimi (un calabrese ed un rumeno, corrispondenti ai soggetti descritti dalle vittime), di cui erano stati acquisiti i volti, sarebbero stati compiutamente identificati soltanto il 28 settembre scorso, a seguito del loro controllo e successivo fermo in relazione alla tentata rapina dai medesimi compiuta in danno della gioielleria di Carosino. Ad essere rilevata, fra le altre cose, l’abitudine del soggetto rumeno di raccogliere ed occultare la propria folta capigliatura sotto un berretto, che veniva dal medesimo indossato soltanto durante i sopralluoghi ed in occasione delle rapine (proprio come avvenuto durante la rapina in danno dell’Ufficio postale di Talsano). La mattina del 28 settembre, gli stessi soggetti – che si aveva il sospetto stessero per compiere un’ennesima azione delittuosa – sono stati pedinati da alcuni equipaggi della Squadra Mobile. Avviatisi dalla Marina di Pulsano (da un’abitazione già individuata quale loro possibile covo) si sono diretti a Carosino, in Corso Umberto, dove – stando ai chiari contenuti intercettati – si preparavano a compiere una rapina ai danni di una gioielleria.

L’INTERVENTO DELLA POLIZIA E IL FERMO PER FONDATO PERICOLO DI FUGA

Anche in quest’altra circostanza, gli indagati facevano menzione ad un’autovettura rubata qualche giorno prima e da loro stessi lasciata parcheggiata a Carosino, per essere prelevata quella mattina ed essere utilizzata per la rapina.  Anche questa volta, tuttavia, non sono riusciti nel loro intento. L’autovettura in questione infatti non veniva rinvenuta sul posto, costringendoli ad agire diversamente. Contrariamente a quanto accaduto il precedente 6 agosto scorso, gli indagati si sono mostrati determinati a compiere la rapina, avendo necessità di disponibilità di denaro, dovendo due di loro partire a breve per località sconosciute.

A fronte dei chiari cenni all’obiettivo da colpire, alle modalità con le quali agire – all’utilizzo di “colla” (evidentemente da utilizzare sulle mani per non lasciare tracce delle proprie impronte) –, allorquando, ad azione ormai  avviata, avanzavano il sospetto della presenza di personale delle forze dell’ordine, i tre indagati sono stati fermati e sottoposti a controllo e perquisizione: tra il materiale rinvenuto (fra cui due borsoni, di cui uno vuoto mentre l’altro contenente un rotolo di nastro adesivo,  due paia di guanti ed un martello da carpentiere) anche un “taglierino” ed alcune fascette serra-cavo in plastica (dello stesso tipo di quelle già utilizzate in occasione della rapina consumata in danno dell’Ufficio Postale).

La perquisizione è stata estesa sia presso l’abitazione dell’indagato originario di Pulsano (ove veniva rinvenuto abbigliamento identico a quello dallo stesso utilizzato in occasione dei precedenti delitti), sia presso l’abitazione della Marina di Pulsano, ove si aveva il sospetto che il calabrese ed il rumeno (entrambi residenti in provincia di Cosenza) dimorassero. Lì è stata rinvenuta, in possesso  di altri due  soggetti (un uomo, anche lui di origine calabrese, ed una donna)  – sui quali sono in corso ulteriori accertamenti – la somma di circa 24.000 euro, in banconote di vario taglio, compreso numerosissime monete (verosimilmente parte del bottino della prima rapina consumata).