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Furto in abitazione: il Dna incastra due fratelli

COSENZA – La “soffiata” della scena del crimine, incastra due fratelli. I carabinieri di Mendicino, in stretta collaborazione con i militari dell’Arma della sezione di polizia giudiziaria del Tribunale di Cosenza

, coordinati dal luogotenente Sergio Piscionieri, hanno dato un nome e un volto agli autori di un furto, commesso in un’abitazione di Mendicino, il 9 aprile dello scorso anno. E’ stata una traccia ematica, lasciata da uno dei due ladri, a permettere agli inquirenti di imboccare la pista giusta. Quella goccia di sangue ha certificato la firma degli autori del furto: Michele e Andrea Rudisi, rispettivamente di 28 e 33 anni. Il primo, ieri mattina è finito in manette, per quel crimine, (l’ordinanza è stata emessa dal gip Livio Cristofaro su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica cittadina, Giuseppe Casciaro, ndr) il fratello, invece, è irreperibile. Il giorno del furto (il bottino fruttò fucili, un revolver, coltelli,600 euro in contanti e gioielli,ndr) i due si mossero nell’abitazione come se fossero di casa. I carabinieri, infatti, subito dopo la denuncia del furto del proprietario dell’appartamento, accertarono che i ladri non erano andati alla cieca, ma si erano diretti subito verso la cassaforte, piazzata dietro un quadro. Durante le indagini ermese anche che le coordinate per arrivare alla cassaforte le aveva segnalate un cognato dei due Rudisi, vicino di casa della vittima. Già dopo il furto i militari del’Arma, attraverso la visualizzazione dei filmati, individuarono in quelle due persone con gli occhiali da sole e un cappuccio in testa i fratelli Rudisi, ma per avere la certezza è stato necessario il Dna. La fidanzato di uno dei due fratelli, cercò di togliere dai guai i germani, fornendogli un alibi: quel giorno sarebbero stati insieme tutti e tre. Non era vero. E il dna l’ha confermato. Michele Rudisi è ristretto ora ai domiciliari, su suo fratello la caccia è aperta.