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PapĂ  “orco”? Il processo è da rifare: decisione della Cassazione

COSENZA – Due vite distrutte e una veritĂ  tutta da cercare. E’ questo la trama drammatica della vita di Bruno H, un tempo uomo normale, la cui vita è stata “annientata” da un’accusa pesantissima: quella di aver toccato nelle parti intime suo figlio (all’epoca dei fatti di sette anni)

ed essersi fatto toccare a suo volta dallo stesso. Per queste accuse, due gradi di giuddizio si sono conclusi per l’uomo con due verdetti di condanna. Condanne, emesse non sulla base di prove testimoniali o gravi indizi di colpevlezza, ma sulla base di prove circostanziate. Il dramma di Bruno H, non sono state slo le due condanne e quella macchia infamante e indelebiledi “orco” che gli è costata la perdita di tutti i rapporti familiari e l’impossibilitĂ  di continuare a vedere suo figlio, ma, soprattutto, il fatto di non aver mai potuto provare la sua innocenza, perchè i testimoni a sua discolpa, inseriti nel processo dal suo legale di fiducia, l’avvocato Maurizio Nucci, del foro cosentino, non sono mai stati ammessi. Eppure il numero dei testi, così come le tante prove a discolpa prodotti, erano tanti. GiĂ  dopo l’emissione del primo grado di giudizio, conclusosi con un verdetto di condanna a sette anni di reclusione, il legale del cinquantenne di nzionalitĂ  svizzera, aveva chiesta l’annullamento del processo per la manifesta impossibilitĂ  del suo cliente di potersi difendere. Niente da fare. Il processo fu ritenuto valido e l’accusa contro Bruno H, superò l’ostacolo delle eccezioni difensive sollevate. Il cinquantenne, dicendosi vittima di un errore giudiziario e ribadendo la sua ferma intenzione di provare la sua innocenza e riprendersi quwel ruolo di padre amorevole e premuroso, toltogli dalla giustizia, ha affrontato con grande sentimewnto di speranza il processo d’Appello. Purtroppo per lui, però, anche i giudici del secondo grado di giudizio, ritenendo fondate le argomentazioni d’accusa, hanno ribadito la sentenza, confermando quella pena di sette anni. Anche in questo secondo “atto”, il legale di Bruno H, ha cercato di far valere le ragioni a difesa del suo cliente. Nulla. Tutto inutile. Ma prima di approdare in Cassazione, l’avvocato del foro di Cosenza, ha giocato il tutto per tutto, ponendo davanti agli ermellini della Suprema Corte, il trattamento riservato dall’accusa al suo cliente. L’istanza è stata accolta. Tanto che, i giudici di Cassazione, riconoscendo valide le motivazioni del legale ed evidenziando come l’imputato è stato “condannato”, quasi in maniera sommaria, senza essergli concessa l’opportunitĂ  di difendersi, hanno disposto, l’annullamento immediato del processo di secndo grado, rimandando gli atti indietro e disponendo dunque per Bruno H, la fissazione di un nuovo processo d’Appello. «Giustizia è fatta», è stato il commento a caldo del cinquantenne. Ora l’avvocato Maurizio Nucci e il suo cliente, si difenderanno con le unghie econ i denti, nella speranza che la giustizia, scriva la sacrosanta veritĂ  su questo presunto papĂ  “orco”.