Finisce la latitanza del capo del “clan degli zingari”

 

Maglietta bianca, occhiali, barba lunga, latitante dal 2015, la squadra mobile lo cercava da un anno e mezzo. Una indagine tradizionale di un gruppo di lavoro formato da uomini che hanno turnato giorno e notte per portare avanti un’indagine che ha portato ad individuare il latitante di nuovo in Italia da poco più di un mese per esercitare il suo potere. Abbruzzese figlio di Francesco detto “Dentuzzo” condannato all’ergastolo ha raccolto l’eredità “in maniera degna” e sul territorio doveva essere presente secondo gli inquirenti con spavalderia e spregiudicatezza. Si spostava, si faceva vedere, si muoveva. Per i poliziotti muoversi sul territorio degli zingari non è stato facile.

Il sacrificio è stato ripagato con attività investigativa tradizionale: intercettazione, pedinamento, appostamenti; si è ristretta la cerchia ad un gruppo di favoreggiatori tra amici e parenti tra cui si è individuata la zona in cui negli ultimi giorni si era spostato a ridosso del campo sportivo di Cassano, nella frazione di Lauropoli. Il blitz avvenuto alle 5.40 del mattino ha visto impegnati 50 poliziotti che con un’operazione in stile militare, hanno cinturato la zona finché sono riusciti ad individuare alcuni appartamenti che per conformazione strutturale e per collocazione, hanno portato ad Abbruzzese. Abbruzzese che si è arreso subito, si è consegnato. Aveva due pistole tra cui una Glock proveniente da mercato estero con matricola abrasa, un revolver rubato a Cassano, entrambe pronte all’uso, con relative munizioni. Quattromila euro in contanti, due documenti di identità contraffatti. Accanto al latitante c’era la compagna e i proprietari della villa.

 

«Oggi è una giornata piena di soddisfazioni per la polizia di Stato, le forze dell’ordine, per la Questura di Cosenza. Dopo un anno e mezzo di indagini è stato arrestato uno dei latitanti più pericolosi e importanti legati all’ambiente della criminalità organizzata qui in Calabria. Ringrazio la Procura e la “mia” squadra mobile. Sono di parte, sono arrivata adesso a Cosenza ma ho potuto vedere in questi 15 giorni che sono ragazzi validi». Queste le parole di soddisfazione espresse dal questore Giovanna Petrocca durante la conferenza stampa a cui erano presenti il procuratore capo della Distrettuale di Catanzaro Nicola Gratteri e l’aggiunto Vincenzo Luberto. Presente anche il vice direttore Sco Marco Garofalo

 

GRATTERI: ABBRUZZESE NON E’ UNO QUALUNQUE

Siamo soddisfatti – sottolinea il Procuratore capo Gratteri –  perché abbiamo arrestato Lugi Abbruzzese che era una priorità per la Procura Distrettuale di Catanzaro; e da più di un anno e mezzo che con il collega Luberto discutiamo delle strategie, di come fare e muoversi in un territorio vastissimo, perché la provincia di Cosenza più tempo passa e più mi rendo conto che è sterminata, non si raggiunge mai. Con gli uomini che sono disponibili abbiamo cercato di fare sinergia e abbiamo aperto un fascicolo dedicato ad Abbruzzese Luigi e con i colleghi Luberto, Sirleo, Assumma e Tramonti abbiamo creato questo gruppo di lavoro. Perché tanti magistrati, perché tanta polizia giudiziaria dietro Abbruzzese Luigi; perché Abbruzzese Luigi non è uno qualunque. Perché intanto è ritenuto il capo locale di Cassano che è un territorio vastissimo dove c’è una criminalità organizzata  anzi un locale  di ‘ndrangheta in espansione, in crescita che si è interfacciato e si interfaccia con la ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro al punto che Abbruzzese Luigi e il suo “locale” sono stati autorizzati, “legittimati”,  a poter intessere rapporti diretti con i trafficanti colombiani per quanto riguarda la cocaina e ingenti importazioni di eroina dall’Afghanistan e marijuana dall’Albania.

Per fare questi tipi di traffici – ricorderete durante l’operazione Gentleman – che livello di traffico esisteva al punto che il giorno dell’arresto furono trovate decine di armi da guerra tra cui kalashnikov, mitragliatori, esplosivo e 10 milioni di euro. Per noi era una priorità come Procura Distrettuale di Catanzaro catturare Abbruzzese, perché riteniamo che con questa cattura abbiamo per il momento congelato l’operatività dei vertici della locale ‘ ndrangheta e non è cosa da poco perché ci vuole tempo per riorganizzarsi. Abbruzzese non esce dal carcere domattina: è stato condannato ad una pena di 20 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. In questa attività abbiamo avuto il vice direttore dello Sco di Roma che ha dato il suo contributo; altro contributo l’ha dato la squadra mobile di Catanzaro, ma il cuore, il motore dell’indagine è stata la squadra mobile di Cosenza e non poteva essere altrimenti visto la competenza funzionale che ha sul territorio, sulla provincia di Cosenza. Vi sono molto grato, ringrazio tutti i colleghi e la polizia di Stato. E’ stata una indagine lunga laboriosa; il fatto che sia stato impiegato un anno e mezzo la dice lunga sulla capacità di mimetizzazione e sugli appoggi di Abbruzzese Luigi quale trafficante internazionale di cocaina: la latitanza non la trascorrono solo sul loro territorio ma all’estero e in diversi paesi d’Europa e del mondo.

LUBERTO: HO SOLLECITATO UOMINI E MEZZI PER LA CATTURA

«Ad attestare quanto ci tenevamo a questa cattura, dal primo giorno dell’arrivo in procura del Procuratore Capo Gratteri ho sollecitato uomini e mezzi – dichiara il Procuratore aggiunto Luberto. Era un mio ridondare nel sottolineare l’importanza di questo latitante che origina soprattutto dal fatto che gli zingari hanno dimostrato di poter sedere a tavoli più importanti della ‘ndrangheta e del narcotraffico e l’operazione Gentlemen dimostra canali di approvvigionamento sud americani e dell’est europeo per cocaina, eroina e marijuana. Addirittura stavano cercando di impiantare una raffineria a Cassano tant’è che trovammo circa 80 chili di materiale da taglio nell’ambito sempre dell’operazione Gentlemen. Non è la prima volta. La prima raffineria di eroina fu trovata in Calabria a Cassano. La raffineria è degli anni ’80 ed era a Terranova da Sibari. Fu la prima raffineria trovata in Calabria, forse in Italia. Questo non è un fatto gran ché conosciuto, ma c’era stato all’epoca dei fatti la delocalizzazione della mafia in Calabria nella sibaritide, un territorio difficilissimo e complicatissimo.

I primi legami con i narcotrafficanti albanesi si devono proprio alla sibaritide. Si sono allocati in sibaritide e da lì hanno iniziato ad importare marijuana per tutto il territorio nazionale. Un territorio troppo vasto per essere controllato ed è per questo che sono contento per il risultato oggi. Questo a dire quanto sia importante nel panorama del narcotraffico. I complimenti alla polizia di Stato: noi eravamo abituati a vedere la mobile impegnati nel centro cittadino in quanto dedicati tradizionalmente ad attività su questo territorio. Un anno e mezzo fa hanno avuto indicazioni su dove potesse essere Luigi Abbruzzese e vi assicuro che è stato un continuo di contatti di lavoro, di rogatoria all’estero; perché possiamo dirlo senza tradire nessun segreto: Luigi Abbruzzese era tornato in Italia da poco tempo ma era stato a lungo in Germania. I poliziotti italiani lo avevano localizzato ma possiamo dire anche senza grandi polemiche non hanno avuto una collaborazione forte da parte dei poliziotti tedeschi (Sostanzialmente in Germania il reato associativo mafioso non esiste. Nel tempo tra l’altro la polizia tedesca si è dovuta dedicare al fenomeno del contrasto al terrorismo che hanno sofferto molto di più rispetto all’Italia). Questo ha determinato la mancata cattura sebbene fosse certa la sua localizzazione.

A dimostrazione che la rete era corretta e l’ambito relazionale era stato censito dai poliziotti, appena tornato in Italia è stato arrestato. Sono stati arrestati con lui gli zii della convivente, coloro i quali ospitavano la coppia. La convivente non è stata tratta in arresto perché stiamo seguendo un orientamento giurisprudenziale molto recente con il quale si estendono alla convivente le cause di non punibilità per i prossimi congiunti per il reato di favoreggiamento. Sono stati ritrovati soldi in contante e due pistole giusto a colorare la personalità del soggetto. Vorrei ancora sottolineare lo sforzo effettuato da questi poliziotti. Questa è una indagine che era stata seguita dai finanzieri che non hanno avuto la possibilità di dedicarsi alla cattura. I poliziotti sono partiti da zero senza conoscere le caratteristiche morfologiche, la voce di Abbruzzese che hanno dovuto imparare ascoltando fonie e vedendo fotografie. Sono andati a censire un ampio ambito parentale estremamente vasto: gli zingari si sposano tra parenti, hanno tutti gli stessi cognomi e si distinguono per soprannomi. Questo è il lusinghiero risultato che tanto lavoro ha determinato

 

 

Sentiti ringraziamenti per la sinergia del gruppo operativo e verso la Distrettuale da parte  di Marco Garofalo dirigente al Servizio Centrale Operativo, Sco, la sezione che si occupa del contrasto alla ‘ndrangheta. «Abbiamo già da tempo iniziato a lavorare in questo distretto su tutte le tematiche delicate che riguardano la ‘ndrangheta anche e soprattutto nel territorio estremamente faticoso dal punto di vista investigativo che è quello della provincia di Cosenza. Con riferimento a questa indagine sottolineo gli sforzi portati avanti in sinergia con i colleghi della mobile di Cosenza e di Catanzaro, con le nostre competenze sul territorio. Grazie a questa faticosa tela che abbiamo tessuto per oltre un anno siamo riusciti a cogliere l’occasione buona per rintracciare Abbruzzese appena rientrato in Italia. Gli sforzi all’estero sono stati straordinari ma alla fine era sul territorio che dovevamo catturalo dove purtroppo per lui pensava di rimanere impunito».

 

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