Finisce la latitanza del capo del “clan degli zingari”

Luigi Abbruzzese “non è uno qualunque”. Lo ha affermato Il procuratore capo della Dda Gratteri. 29 anni, latitante dal 2015, raccoglie l’eredità pesante del padre “Dentuzzo” sul traffico internazionale di cocaina. Boss in ascesa era pronto a lasciare l’Italia

 

COSENZA – E’ considerato il capo del “clan degli Zingari” di Cassano allo Jonio (Cosenza), Luigi Abbruzzese, 29 anni, tratto in arresto alle prime luci dell’alba nella villa di proprietà degli zii della convivente, resa il “fortino” per la sua permanenza nel frattempo di impartire ordini e vedere l’andamento “degli affari di famiglia”. Insieme a lui sono finiti in manette gli zii della convivente del 29enne, rispettivamente di 58 e 60 anni, incensurati. Per la compagna di Abbruzzese non sono scattate le manette per via delle norme giurisprudenziali di non punibilità per i prossimi congiunti rei di favoreggiamento. Inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi Abbruzzese – che attualmente si pone al vertice del così detto “Clan degli Zingari” e ne è considerato il reggente – è figlio di Francesco Abbruzzese alias “Dentuzzo”, attualmente detenuto al 41bis nonché storico capo del medesimo clan ‘ndranghetistico egemone a Cassano allo Jonio ed in tutta l’area della Sibaritide. All’arrivo della polizia di Stato non ha opposto resistenza.

 

Il latitante, ricercato dal 2015, è stato condannato nell’ambito dell’operazione Gentleman condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro., in cui sin dalla prima ora si era reso irreperibile, in primo e secondo grado a 20 anni di reclusione in quanto ritenuto il capo di una organizzazione mafiosa dedita al traffico internazionale di stupefacenti, operante tra il Nord Europa e la provincia di Cosenza. Inoltre, è destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro per traffico internazionale di stupefacenti.

Abbruzzese soggiornava nel quartiere campo sportivo tra Cassano e Lauropoli, in un gruppo di villette. All’interno dell’abitazione, nella piena disponibilità del latitante, sono state rinvenute 2 pistole (357 magnum e Glock) con relativo munizionamento, nonché quattro mila euro in contanti due carte di identità false utilizzate, con ogni probabilità, dal fuggitivo per garantirsi la latitanza per oltre 3 anni, trascorsa tra Italia e Germania. La caratura criminale di Abbruzzese, è testimoniata anche dal rilievo conferitogli in ambito europeo, dal momento che la sua figura era stata inserita in un progetto operativo, denominato “Eurosearch”, coordinato dal Servizio Centrale Operativo (Sco) e da Eutopol, destinato a implementare le indagini per la cattura dei principali latitanti della criminalità mafiosa in Europa.

 

 

Le sue ricerche, estese in campo internazionale e da tempo proiettate anche in  Germania, hanno consentito, dopo oltre un anno di indagini serrate coordinate dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, di ricostruire una fittissima rete di fiancheggiatori appartenenti al nucleo familiare che ne hanno assicurato sistematicamente gli spostamenti, garantendone il sostegno logistico gli approvvigionamenti. La svolta investigativa è pervenuta allorquando gli investigatori della Polizia di Stato (Sco, squadra mobile di Cosenza coadiuvata dalla squadra mobile di Catanzaro) hanno accertato il suo rientro in  provincia di Cosenza, proveniente dalla Germania, ove per lungo tempo aveva condotto la sua latitanza “attiva”, destinata a fungere quale riferimento e autorevole punto di contatto nel traffico di stupefacenti, proveniente negli hub portuali del Nord Europa e destinati alla provincia silana.

 

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